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Riforma del copyright

348 voti favorevoli, 274 voti contrari e 36 astensioni. La riforma è stata approvata. Nessun ritocco agli articoli 11 e 13, tanto discussi negli ultimi tempi.
di Piero Buscemi - mercoledì 27 marzo 2019 - 1186 letture

In passato, quando si parlava di diritto d’autore, era come affrontare un argomento mistico, quasi spirituale, dove dietro questa semplice locuzione, si apriva un mondo che a stento riusciva a contenere quegli elementi tipici che racchiudono la creatività, l’essere artista, l’ingegno e la fantasia. Era, insomma, come far parte del variegato ed ambito club di privilegiati che, con il frutto della loro mente, consegnavano ai posteri opere d’arte. Non si prestava neanche troppa attenzione alle sfumature legali che il diritto d’autore celava. Quando, da qualsiasi angolo della creatività, nasceva una poesia, una canzone, un’immagine fotografica o un dipinto, si agiva con il vecchio sistema del sentito dire che ci spingeva a iscriversi alla Siae (Società italiana autori editori), più per un fatto meramente di prestigio e di riconoscimento della propria creazione, che per un vero rivendicare la proprietà di quella idea. Era come dire "esisto e ho creato questo", in un marasma incalcolabile di produzioni artistiche nelle quali, si finiva spesso per far parte di un gigantesco anonimato.

Questo genere di approccio all’arte, è stato il luogo comune con il quale ci siamo adeguati, in varie fasi, all’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione che, in pochissimi anni, hanno aperto i cassetti personali dei cittadini del mondo per riversare su web ambizioni, speranze, a volte anche presunzioni e, per finire, qualche pizzico di frustrazione artistica. Internet ha rappresentato la piazza aperta dove esporre, con una certa libertà che sembrava illimitata, la propria merce creativa, mettendola a disposizione di un’immensa platea internazionale che, nella maggior parte dei casi, non abbiamo mai avuto la certezza che incrociasse la nostra strada.

Alla vigilia della votazione, molto probabilmente non sarà l’ultima, della riforma sul copyright, come spesso capita, si era originata una profonda spaccatura tra i sostenitori di queste nuove regole e coloro che, in questa riforma, ci vedono innanzitutto una limitazione di libertà. Da una parte, molti autori di spicco del panorama nazionale ed internazionale che chiedono il giusto compenso per gli autori, nell’era digitale che ha consentito alle piattaforme digitali di disporre un infinito materiale di divulgazione artistica senza dover pagare nulla per questo. Dall’altra parte, le più diffuse piattaforme di consultazione ed accesso a video, immagini, scritti, avevano lanciato una protesta incentrata sui due punti cardini della riforma: l’articolo 11 e l’articolo 13. Una protesta che ha visto in questi giorni l’oscuramento volontario delle pagine di Wikipedia che, agendo così, invitava i navigatori internauti a chiedere al Parlamento europeo la modifica dei su menzionati articoli.

Nel dettaglio, l’articolo 11 prevede una sorta di tassa a discapito delle piattaforme che, in fase di ricerche online, mostrano i classici risultati in anteprima sui vari siti che trattano l’argomento ricercato dall’utente. Questo comporta, secondo gli editori, un utilizzo "gratuito" delle notizie condivise sulle piattaforme e che, invece, dovrebbe essere indennizzato. Da parte delle piattaforme, c’è una rivendicazione dell’aumento degli accessi ai siti che gestiscono le notizie proprio grazie a queste anticipazioni presenti sui loro portali. L’articolo 13 è ancora più complesso. Prevede, infatti, che le piattaforme abbiano l’obbligo di un controllo preventivo su tutto il materiale che gli utenti pubblicano su internet, al fine di verificare eventuali violazioni del diritto d’autore, bloccando la pubblicazione di una tale immagine, video e quant’altro. In pratica, assumendosi l’onere di censori del web, decidendo di volta in volta cosa sia pubblicabile e cosa no.

Come abbiamo tentato di evidenziare, una riforma che difficilmente risolverà equamente i diritti e gli obblighi delle parti coinvolte. Di seguito, il parere della rivista Altroconsumo che, sull’argomento, aveva proprio avviato un’iniziativa per eliminare l’articolo 13, che lederebbe la libertà dei consumatori nell’utilizzo della rete.

Riforma del copyright, diciamo no all’articolo 13. Cosa cambia per gli utenti? (Altroconsumo, 21 marzo 2019)

Dopo un iter piuttosto travagliato, per il progetto di riforma del copyright si avvicinano le ultime fasi per l’approvazione. Prima del voto definitivo, abbiamo scritto ai deputati italiani al Parlamento europeo chiedendo loro di votare contro l’articolo 13. Perché ci preoccupa? Riteniamo che l’articolo 13 abbia un impatto negativo sulle attività quotidiane online dei cittadini. Sì, perché le piattaforme su cui vengono caricati i contenuti dagli utenti (Facebook, YouTube, Twitter...) teoricamente non avranno altra scelta che predisporre filtri automatici per prevenire il caricamento di contenuti che violano il copyright. Il problema è che questi filtri automatici non sono abbastanza evoluti da distinguere tra violazione e non violazione. Questo comporta che, molto probabilmente, non potranno essere caricati video legali non commerciali creati dai consumatori perché bloccati preventivamente.

Cosa potrebbe cambiare per gli utenti

L’obiettivo della direttiva è quello di garantire ai produttori di contenuti (autori, editori o creatori) un maggiore potere nei confronti dei colossi del web, perché paghino il lavoro veicolato tramite le loro piattafome. In pratica, se la riforma del copyright dovesse venire approvata in via definitiva, gli utenti sarebbero sollevati dalle responsabilità in fatto di violazione di diritto d’autore. Le responsabili dirette sarebbero le piattaforme stesse (Facebook, YouTube...) e sarà loro compito verificare il materiale postato dagli utenti. Così facendo, perciò, i contenuti generati dagli utenti potrebbero essere bloccati preventivamente. Allo stato dei fatti, perciò, solo parte del materiale disponibile in rete (come le gif o i meme) potrebbe essere condiviso gratuitamente. Altri, come gli spezzoni di trasmissioni tv, potrebbero venire bloccati dai filtri. E gli editori? L’articolo 11 prevede per loro l’acquisto, da parte dei colossi del web, di una licenza per poter condividere o utilizzare materiale coperto da diritto d’autore.

Che cos’è il diritto d’autore?

Si chiama diritto d’autore ed è il diritto che consente all’autore di poter disporre in modo esclusivo delle sue opere. Grazie a questo diritto, l’autore può rivendicarne la paternità, decidere se e quando pubblicarle, opporsi a ogni loro modificazione, autorizzarne ogni tipo di utilizzo e ricevere i relativi compensi.

Quali opere sono protette dal diritto d’autore

Il diritto d’autore protegge in particolare le opere di carattere creativo come quelle letterarie, musicali, delle arti figurative, dell’architettura, del cinema e del teatro. A prescindere da quale sia il modo o la forma di espressione, vale il principio generale che nessuno può utilizzare contenuti artistici altrui se non previa autorizzazione dell’autore.

I consigli per evitare una violazione

Quando decidiamo di pubblicare un video in rete o su un social network, occorre prestare molta attenzione. Se si utilizza una musica di sottofondo, infatti, si potrebbe violare il diritto d’autore. Come fare allora? Abbiamo raccolto quattro consigli per stare tranquilli:

- Se vuoi pubblicare un video su YouTube o su un altro social network, evita di inserire una musica di sottofondo;
- Chiedi l’autorizzazione all’autore, pagando i relativi diritti, se decidi di pubblicare un video utilizzando un brano edito;
- Opta per brani royalty-free, ovvero quelli che, previo acquisto di una licenza d’uso, consentono di sincronizzare la musica con un altro contenuto audiovisivo senza spese ulteriori;
- Cita sempre le fonti delle notizie o dei tweet riportati.

Con il voto del 26 marzo la riforma è stata approvata. Un argomento che, crediamo, tornerà presto in discussione, sia in fase di campagna elettorale per le prossime europee, sia per il parlamento che si insediera’ nei mesi successivi. Avremo modo anche di verificare come questo nuovo ordinamento sarà recepito da ogni singolo paese della comunità europea.


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