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Ricordo di Franco Franchi

Il 9 dicembre del 1992 moriva uno dei più grandi comici italiani di sempre. Il pupo siciliano aveva 64 anni.
di Piero Buscemi - martedì 6 dicembre 2011 - 3410 letture

Scegliere la rubrica del nostro giornale per ricordare il comico palermitano non è stata impresa facile. Saltimbanco, attore, cantante. Ma si potrebbero aggiungere quasi tutte le arti dello spettacolo in generis per collocarlo con inevitabile imperfezione in un’unica arte che lo identificasse.

"Sono nato a Palermo il 18 settembre in vicolo delle Api. Sono registrato all’anagrafe con il nome di Francesco Benenato. Mio padre era muratore e mia madre lavorava alla Manifattura Tabacchi". Inizia così la biografia di Franco Franchi presente su sito www.francofranchi.it.

Chi è siciliano, e non solo, potrebbe non stupirsi troppo leggendo la descrizione della sua famiglia, che il comico definiva ultranumerosa, annoverando tredici figli, che sarebbero potuti essere anche di più se gli aborti del tempo non fossero stati così numerosi.

La vita di Franco Franchi inizia con il marchio della comicità, quando nel 1936 all’età di otto anni la sua famiglia lascia la casa natia di via Api per trasferirsi in via Terre delle Mosche, quasi a consegnargli la prima battuta della sua carriera.

Ma Franco Franchi è stato l’artista che ha portato l’ilarità circense dei pagliacci sui palchi dei teatri e sul grande schermo. Ispirato dal grande Totò, scelse la vita del teatro di piazza per inventarsi il modo di sopravvivere alla fame che regnava nella sua infanzia. E scelse il principe della risata non a caso. Cresciuto nei quartieri poveri di Palermo, appariva naturale la sua maturazione artistica seguendo la tradizione dello spettacolo partenopeo della strada.

Perché la comicità, quella pura e genuina, racconta ed attinge dalle storie della strada. Con i suoi personaggi, le sue vicende umane, la povertà, l’amicizia e l’umiltà di un quotidiano del vivere che si accontenta di poco. Tanto, da farsi pagare le esibizioni con la natura del tozzo di pane.

Noi ce li ricordiamo i film di Franco Franchi, quando raggiunse la notorietà insieme all’amico Ciccio Ingrassia negli anni ’60. Li ricordiamo nelle salette buie delle domeniche pomeriggio presso le canoniche delle parrocchie. La sambusoda tra le mani e la cannuccia in bocca, il pacco di patatine da dividere con gli amici. Gli sguardi puerili alle picciottelle in prima fila, incrociati ad ogni cambio di scena. E poi, le risate sincere, davanti all’assurdità delle situazioni delle sequenze filmate.

Il pupo siciliano dalla faccia di gomma, le sue smorfie spalleggiate da Ingrassia. I tormentoni che si provava ad imitare, per far colpo sugli altri coetanei. Ma la purezza e la pudica comicità di questo giullare dal fisico da ginnasta ha tracciato i solchi della nostra infanzia. Forse, ci permettiamo di segnalarlo, quest’arte espressiva che si permise il lusso di recitare con il grande Totò, ma anche con Buster Keaton, meriterebbe maggiore attenzione e rispetto da questa marmaglia di "artisti", meteore di un mondo che non sa sopravvivere senza un "cazzo" da intercalare tra una battuta e un’altra.


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