
Lo scopo del nostro Centro Studi è di aiutare tutte quelle persone che stanno cercando di creare un mondo migliore nell’Europa dell’Est ed altrove.
Fra queste Miloud Oukili, un francese che ha deciso di dedicare tutta la sua vita per regalare un sorriso ai "boschetari" rumeni. Ossia a quei bambini abbandonati dai genitori e che vivono una vita infernale nelle fogne di Bucarest.
Anche questa è Europa!
Prima di passare all’intervista vi ricordo che abbiamo già pubblicato un articolo a Miloud Oukili:
Miloud Oukili e la Romania – Storia di un sorriso
Perché ha deciso di dedicare la sua vita agli altri?
Perché sono un’egoista, quello che ho fatto “con” gli altri l’ho fatto per me. Senza l’aiuto di Parada, di amici francesi, rumeni, italiani… non avrei fatto niente. Non ho e non voglio avere la pretesa di salvare il mondo, cerco di salvare me.
Come ha iniziato a aiutare i ragazzi di strada di Bucarest?
La realtà era completamente incredibile, assurda, ho cercato di capire attraverso l’ascolto chiedendomi cosa potevo fare. Ho ascoltato il loro sentire, chiesto loro quali fossero i loro bisogni non tanto quelli che sembravano a me, i loro sogni e le loro potenzialità.. Ci siamo accordati “insieme”. Come oggi, ho aiutato mettendo a disposizione il mio saper fare.
Le autorità rumene sono state disposte ad aiutarla oppure sono state
riluttanti?
Non hanno capito il nostro intervento e noi non abbiamo capito la loro non disponibilità. Dopo 10 anni accade la medesima cosa nei nostri Paesi. Nessuno dovrebbe essere in strada, eppure sempre più persone sono in strada. Tutti i nostri governi parlano di legiferare per i diritti ma quali sono le leggi che effettivamente li difendono e li applicano. La nostra società si è assopita davanti al diritto, il diritto è solo di pochi e di quelle persone che ci convengono. Oggi non si vogliono più gli zingari ma dove devono andare visto che sono europei?
Cosa significa concretamente aiutare questi ragazzi?
Ascoltare, rispondere immediatamente, riconoscere la loro situazione, chiedere senza avere la risposta, essere presenti, costruire insieme una risposta con loro e non da chi chiede.
Riconoscere il ragazzo come identità.
L’Europa ha coscienza di quanto sta succedendo nelle strade di Bucarest?
No, perché se l’avesse non ci sarebbe nessuno in strada, non solo a Bucarest ma in tutti i paesi europei, perché oggi non è solo Bucarest. A Bucarest abbiamo istituzionalizzato il “disagio”, le “diversità”, abbiamo fatto uno strumento per l’Europa. I Rom in Romania non hanno diritti, non ne hanno in Italia e vengono in Francia Rom italiani perché brutalmente i governi italiani hanno deciso che sono persone senza diritti. Che fine hanno fatto le leggi che difendono il diritto di ogni essere umano?
Oggi l’Europa ha preso coscienza della Romania ma non so se è cosciente dell’Europa e di cosa vuol dire essere europeo.
Io credo ad un’Europa che si sta costruendo, vorrei che riconoscesse un’identità multiculturale come di fatto è composta. L’Europa non ha una sua ideologia, una sua identità, che protegga i diritti di ciascuno, che fosse forte politicamente.
Io continuo ad essere “naif”, vorrei unire e riconoscere le diversità; solo riconoscendo le diversità possiamo essere veramente uguali.
Milano, Parigi … si possono identificare nel loro stile architettonico ma dentro queste città ci sono molte culture.
Dov’è l’Europa? Sulla cartina, dentro l’economia. In Europa forse entreranno i turchi e perché domani non gli algerini? Quali sono le affinità fra i turchi e gli europei? Questa è un’Europa che si è costruita sull’euro, sull’economia ma qual è la sua identità, cosa garantisce ai suoi cittadini? Facciamo entrare in Francia ma anche in Italia la manodopera polacca ma non vogliamo i rom, nemmeno quelli che lavorano e che hanno i figli che frequentano la scuola. E’ un’Europa che si vuole dare una forma bionda, con gli occhi azzurri…mi ricorda qualcos’altro… che sa gestire le patate. Oggi viaggiano meglio le patate delle persone.
Oggi mi dicono che è pericoloso mangiare la mozzarella ed è meglio mangiare formaggi francesi. Io mangio i formaggi francesi ma non smetterò di mangiare la mozzarella…Mi preoccupo più dei cellulari che mi obbligano ad usare per vivere.
Cosa noi possiamo fare per aiutarla a continuare la sua iniziativa?
Fare meglio, prendere delle iniziative positive. Mettere insieme il saper fare di ognuno (sorridendo) così posso anch’io stare un po’ in pace.
Si può essere ottimisti dopo aver conosciuto l’inferno?
L’inferno è oggi. Ho conosciuto bambini, adulti, lingue, bellezze, l’amare la donna, anche la depressione…ma quando hai conosciuto delle cose belle non puoi che essere ottimista. Sono ottimista, altrimenti a che serve vivere. Credere in te e farlo credere anche agli altri. Il pericolo è il “mediocre”, quello da combattere.
Credo nell’uomo, non nelle dottrine, nella politica, nelle bugie…
Per maggiori informazioni:
Associazione Parada