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Ricongiunzioni onerose

I pensionati, la categoria più bistrattata d’Italia insieme a quella dei lavoratori dipendenti, si prepara ad assorbire un altro attacco della politica manegeriale degli ultimi governi. (Relazione a cura della Usb)
di Redazione - mercoledì 12 dicembre 2012 - 2408 letture

Ieri pomeriggio (10 dicembre) si è tenuto l’incontro dibattito organizzato dalla USB P.I. sulle ricongiunzioni dei contributi previdenziali diventate onerose dopo l’approvazione della L.122 del 30/7/2010. All’incontro insieme con i lavoratori e le lavoratrici hanno partecipato gli On. Marialuisa Gnecchi del PD, l’On. Antonio Borghesi dell’IDV, il Segretario Generale della Federazione Nazionale della Stampa Franco Siddi ed il Direttore Generale dell’INPS Mauro Nori.

L’incontro è servito ha fare il punto sulla situazione, dopo le affermazioni del Ministro Prof.ssa Fornero che, contrariamente a quanto affermato in precedenti dichiarazioni, si era espressa recentemente per una soluzione favorevole della gravissima situazione in cui si erano venuti a trovare circa 600.000 lavoratori, ai quali per poter accedere alla pensione si sta chiedendo di pagare cifre rilevantissime per ricongiungere i contributi previdenziali versati in diverse casse pensionistiche.

Dopo una breve illustrazione di quanto successo con l’approvazione della L.122 che ha determinato la soppressione della L.322/58 e dell’Art.1 della L.29/79, gli interventi degli Onorevoli presenti all’incontro hanno fatto il punto sul lavoro svolto in Parlamento fino ad oggi, e prospettato sia i necessari percorsi legislativi sia i provvedimenti amministrativi attraverso i quali sarebbe possibile realizzare quanto affermato dal Ministro Fornero. La conferma che la pressione dei lavoratori e delle lavoratrici esercitata sul Governo ha determinato una nuova attenzione al problema è venuta anche dalle parole del Direttore Generale dell’INPS Dr. Nori che, relativamente alle notizie apparse sui mezzi di informazione, ha confermato essere allo studio dal punto di vista tecnico alcuni interventi per la definizione di una norma di sistema come il cosiddetto “pro quota” (calcolo del trattamento pensionistico secondo il regime delle diverse casse in cui sono stati versati i contributi), ipotesi che tuttavia dovrà ricevere l’approvazione in Parlamento.

A nessuno è ovviamente sfuggito il riferimento all’attuale situazione politica che vede il Governo ormai di fatto dimissionario e quindi, di conseguenza, l’aggiungersi di ulteriori difficoltà per arrivare a soluzioni di tipo legislativo.

Negli interventi dei lavoratori e delle lavoratrici che hanno dato vita al dibattito la conferma tuttavia di voler lottare fino in fondo contro una palese ingiustizia che si sta consumando rispetto a chi, come i 180.000 lavoratori ex LSU citati ad esempio nella discussione, dopo aver subito la continua precarietà del rapporto di lavoro con una mobilità tra un posto ed un altro, si trova oggi a dover combattere per tutelare il proprio diritto a pensione messo in discussione solo dal fatto che i propri contributi previdenziali sono stati versati in diverse casse pensionistiche proprio a seguito della loro precarietà e mobilità.

I lavori si sono chiusi con una sintesi finale che ha raccolto l’invito dei lavoratori e delle lavoratrici a continuare nella battaglia, senza escludere alcuna iniziativa, dall’immediato ripristino della L.322/58, alla reintroduzione dell’Art.1 della L.29/79 e la possibilità di prevedere una sanatoria per chi si è trovato schiacciato tra la L.122/2010 e la cosiddetta riforma del sistema pensionistico varato dal Governo Monti, non escludendo anche il ricorso ad azioni legali contro la palese incostituzionalità della L.122 che, come del resto affermato dai rappresentanti del Governo che l’hanno approvata, ha travalicato le stesse intenzioni del legislatore.


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