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Riapre il giardino dei Benedettini, resta chiuso il dialogo


Riapre il giardino dei Benedettini. Per anni il giardino è stato un luogo-simbolo dell’incomunicabilità tra quartiere Antico Corso e Università
mercoledì 1 febbraio 2006, di Tano Rizza - 1068 letture

Catania - Riapre il giardino dei Benedettini, apertura in pompa magna sotto l’occhio delle autorità cittadine e delle alte cariche universitarie. Per anni il giardino è stato un luogo-simbolo dell’incomunicabilità tra quartiere Antico Corso e Università. Due entità antitetiche, l’una gravida di problemi storici, l’altra altisonante, luogo di cultura, e d’incontri di prestigio. La distanza tra queste due realtà è stata palese per lunghissimi anni, e ha avuto com’epicentro di scontro proprio il luogo che adesso è tornato a nuova vita: il giardino dei Benedettini.

Una convivenza non certo facile, l’Università ha portato al quartiere il popolo universitario, che ha riempito le vecchie case dell’Antico Corso, centinaia di studenti che di giorno vivono la zona, girano per le sue vie e animano le aule dell’ex Monastero dei Benedettini, sede delle facoltà di Lettere e Lingue. Un via vai costante di studenti che finisce, però, con la chiusura serale della sede universitaria. Dopo il coprifuoco. Nessuno in giro, nessuno nella vicina Piazza Dante, nessun pub, nessun centro di ritrovo per tutti quelli studenti che, nelle ore diurne affollano la zona. La sera e la notte cala il sipario. Eppure di studenti che, hanno casa proprio nel quartiere Antico Corso ce ne sono molti, anzi, ce ne sono tantissimi. Ad un non abitante di Catania sembra strana questa mancanza di vita in un quartiere universitario. Se si fa un giro in qualsiasi città è si va nelle zone di residenza degli universitari si nota subito, ad impatto, che nelle ore serali c’è movimento, vita, pub e gente che sta in strada.

A Catania, all’Antico Corso, tutto questo non esiste. Ma c’è ben poco da sorprendersi. L’istituzione della sede universitaria non è riuscita a cambiare le dinamiche, storiche, che regnano nel quartiere. La vita è rimasta sempre quella di prima: dopo le nove di sera, il coprifuoco. Eppure, tempo fa, gli studenti hanno cercato di uscire allo scoperto, e di vivere la zona anche nelle ore serali. Un tentativo che è durato ben poco però, perché la sera quella zona non è terreno degli studenti, ma di qualcun altro. E la storia di Casa Nicolina , è sintomatica di una situazione che va aldilà delle semplici scaramucce tra studenti e “picciotti di quartiere”. Una storia senza, apparente, via d’uscita.

La riapertura al pubblico e alla cittadinanza del giardino dei Benedettini, dopo due anni d’abbandono e due di lavori, è sicuramente un fatto positivo. Si dà nuovamente al quartiere uno spazio pubblico, aperto a tutti, luogo che vuole essere d’incontro tra la città e l’Università. Ma, è anche vero che quest’incontro si deve tenere di giorno, alla luce del sole. L’Università, che si è caricata tutte le spese di risistemazione dello spazio, ha anche predisposto due bei cancelli di ferro battuto, che a fine di giornata sono chiusi per evitare “intrusioni notturne”.

La gestione formale del giardino è stata affidata al comune, facendo cosi cessare i mugugni degli abitanti del quartiere che non si volevano, giustamente, vedere privati dell’unico spazio verde disponibile. Emblematica è anche la non rimessa in funzione dell’unica infrastruttura presente in quello spazio, Casa Nicolina, lasciata al suo stato d’abbandono come a simbolo di una convivenza che non potrà mai essere effettiva, ma, solo, alla luce del giorno, e con le cancellate di ferro a sbrarrare l’utilizzo serale e notturno.

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