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Riace: solidarietà non è reato

Mimmo Lucano, il reato di solidarietà arriva a Riace? Se guardiamo al testo del comunicato diffuso dalla procura di Locri in seguito all’arresto di Mimmo Lucano, non possiamo che pensare a Cedric Herrou. Da "Cronache di ordinario razzismo".
di Redazione - mercoledì 3 ottobre 2018 - 569 letture

Se guardiamo al testo del comunicato diffuso dalla procura di Locri in seguito all’arresto di Mimmo Lucano, non possiamo che pensare a Cedric Herrou. Il contadino francese che ha prestato aiuto e ospitato migranti era condannato da un tribunale. Chi stava con lui e lo difendeva ha parlato di reato di solidarietà. La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la condanna perché il reato è stato commesso per “fraternità”. In quella costituzione la solidarietà umana sta sopra la legge.

Questa sembra essere la ratio del comportamento di Lucano, che abbia commesso o meno i reati che gli vengono contestati. Il testo parla di due cose fondamentali: l’aver organizzato matrimoni fraudolenti per far ottenere il permesso di soggiorno a persone che avevano avuto un diniego alla domanda di asilo, l’aver affidato in forma diretta gli appalti per la raccolta dei rifiuti. Sono in corso indagini e noi non siamo giudici né poliziotti, ma alcune cose le sappiamo.

La prima è che nel testo del comunicato si legge: “Ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti S.P.R.A.R. e C.A.S., ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”. Sembra di capire che quel che si è riscontrato sono comportamenti atti a utilizzare le risorse esistenti per far funzionare al meglio l’accoglienza e per facilitare l’acquisizione di un titolo di soggiorno. Questo almeno deduciamo partendo dal fatto che Riace viene studiato come modello positivo di “integrazione”. Sembra anche di capire che l’utilizzo migliore delle risorse esistenti potrebbe non essere stato conforme alla legge: se lo Stato trasferisce fondi per delle coperte non ci puoi comprare le lenzuola, anche se fa caldo.

Poi ci sono i matrimoni. In un vecchio film intitolato Green Card, Gerard Depardieu sposa una ragazza americana per poter rimanere negli Stati Uniti. Forse Lucano e la sua compagna hanno suggerito questo espediente. O forse no. Ma le persone che si sono sposate, se ce ne sono, erano consenzienti e, pare di capire, non ricevevano nulla in cambio. Ancora una volta, l’eventuale infrazione è il frutto del rifiuto di rendere marginali, ricattabili e potenzialmente in pericolo degli esseri umani. L’aggravante, diciamo così, rispetto a Cedric Herrou, è il ruolo istituzionale che Lucano ricopre.

Da ultimo il capo di imputazione più complicato: l’appalto in affidamento diretto. Non sappiamo nulla delle cooperative che raccolgono la spazzatura a Riace. Sappiamo però che l’affidamento diretto è una pratica molto diffusa tra gli enti locali. A volte per ragioni di malaffare, a volte per accelerare le pratiche, a volte per favorire il contesto locale. A leggere il comunicato della Procura di Locri, non sembra esserci corruzione, concussione, tornaconto personale.

Che dire allora? Che l’arresto mette a rischio una persona che agisce in un territorio a forte presenza della criminalità organizzata. Che l’arresto avviene nonostante non si imputi a Lucano il tornaconto personale e in assenza di pericolo di fuga o cose simili. Che il Comune di Riace era già oggetto di stigma da parte del ministero degli Interni per via delle sue pratiche di accoglienza. Che il Ministero degli Interni nelle figure del ministro (Lega) e del sottosegretario Sibilia (Movimento 5 Stelle) si sono gettati sulla vicenda parlando di “quelli che vogliono un paese pieno di immigrati” e di “business dell’accoglienza”.

Sappiamo poi che se il modello Riace (e altri modelli efficaci ed efficienti in termini di accoglienza) venisse esportato e ripreso in ogni Comune d’Italia e i fondi venissero destinati a pratiche di inclusione, non ci sarebbe bisogno di stiracchiare e aggirare la normativa e Riace sarebbe un “paese normale”. Sappiamo infine che Mimmo Lucano si batte e si è battuto per anni per accogliere, ripopolare Riace, far funzionare le cose. E che sapeva benissimo di essere nel mirino della magistratura o quanto meno oggetto di attenzione.

Per tutte queste ragioni, a lui va tutta la nostra solidarietà.


Fonte: Cronache di ordinario razzismo.



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