Remigio ed Alessandro al centro del dibattito politico. E, inoltre, è tornato finalmente fra noi anche Giusi La Ganga
Viviamo proprio in un Paese anomalo. Prima, tutti a dire che bisogna svecchiare, rendere le cose agevoli, modernizzare, e poi grande scandalo quando qualcuno cerca di fare queste cose. Il deputato Remigio Ceroni è un tipo sveglio, sempre presente in Parlamento dove però la sua figura passa inosservata. Di lui non si parla mai. Si parla sempre di Scilipoti e mai una volta che sia invitato ad un programma televisivo, mai che gli si faccia un’intervista, che si lanci, in rete, una sua dichiarazione. E sì che lui di idee ne ha tante perché è laureato in sociologia, è stato docente di scuola media superiore, è stato sindaco di Rapagnano e tante altre belle cose. Ha litigato anche con la moglie perché lei, in continuazione, gli rinfacciava il suo anonimato: “Remigio, tu devi scegliere – gli aveva detto infine – o scegli me o il Parlamento. Ma se scegli il Parlamento devi farti notare, devi fare come Scilipoti. Se è necessario cambia partito, vai con Veltroni… Insomma, fai qualcosa. Cosa continui ad andare a Roma se nessuno si accorge di te?”.
Remigio aveva pensato molto a quelle parole. Cambiare moglie o partito? No. Il partito non lo poteva cambiare perché già ne aveva cambiato uno, la Democrazia cristiana. Veltroni, poi. Se questi, improvvisamente, decideva di andare in Africa, come promesso, addio Parlamento. La moglie? Fuori discussione anche perché il nostro Remigio non sa farsi neppure un uovo fritto. Pensa e ripensa il buon Remigio ha avuto un’idea formidabile che, per la verità, è stata un po’ scopiazzata da quell’altro esponente del suo partito di Milano, tal Alessandro Lassini. Questi ha fatto i famosi manifesti contro i magistrati e, lui, Remigio s’è inventato di cambiare l’articolo 1 della Costituzione.
Bel colpo. Di Ceroni ne hanno parlato tutti. La moglie tronfia girava per i negozi di Rapagnano con il viso raggiante. Il suo Remigio era riuscito a far stupire tutti, non solo lei e forse un giorno avrebbe partecipato all’Isola dei famosi. Altro che Scilipoti. Badate bene che la pensata è uscita tutta dal sacco di Remigio, dalla sua fine testolina. L’ufficio marketing del Pdl non c’entra nulla, Berlusconi neppure. E’ stata una pensata solitaria così come si addice ad un laureato in sociologia.
D’altronde anche il milanese Alessandro ha avuto questa genialata. Suor Letizia Moratti ha tuonato: “O dentro lui o dentro io”. Qualcuno ha gioito e ha pensato: meglio dentro tutti e due. Ma non avevano capito nulla. Suor Letizia voleva dire che nella lista – non in galera – o ci stava lei o Alessandro. Berlusconi, dopo alcuni giorni di silenzio, alla fine ha solidarizzato con Alex anche perché le cose scritte sul manifesto le aveva dette, per primo, lui. Alla fine, come si dice a Milano, “taia e medega”, cioè taglia e aggiusta. E così hanno fatto. Lui dichiara che si dimette dalla campagna elettorale, ma la prefettura informa che non può uscire dalla lista e se quindi prende i voti…
A proposito di voti. Ho letto che nella lista di Piero Fassino, a Torino, c’è anche Giuseppe La Ganga detto Giusi. Ex responsabile craxiano degli Enti locali, nel 1994 patteggiò una pena di un anno e otto mesi e una multa di 500 milioni di lire nello scandalo delle tangenti per il nuovo ospedale di Asti, mentre l’anno dopo fu accusato di ricettazione per una tangente versata da un compagno di partito. Quindi un uomo di grande spessore ed esperienza. La Ganga ha scelto di presentarsi ai torinesi con un messaggio a pagamento sui quotidiani (“Una storia, un futuro per Torino”). E’ uno slogan che mi preoccupa molto. Non tanto la storia, quanto il “futuro”. Sì, perché ganga, in milanese, significa “merda”.
Comunque vadano le elezioni, che a Torino vinca la destra o il centrosinistra, per i torinesi il futuro che si apprestano a vivere sarà di merda.