Referendum sul nucleare: si o no?

In Italia le politiche energetiche sembrano più il frutto di un’insensata emotività che di una seria attività di programmazione

di Emanuele G. - martedì 10 maggio 2011 - 2319 letture

Confesso che il dibattito nucleare si / nucleare no non mi appassiona più di tanto. Reputo che gli schieramenti in campo – nuclearisti e ambientalisti - stiano perpetrando una colossale mistificazione in nostro danno. Il problema di fondo, invero, è assicurare all’Italia un’efficace politica energetica in modo da soddisfare le esigenze di sviluppo del nostro paese. Rendendo certe, altresì, l’approvvigionamento delle fonti e la sicurezza delle infrastrutture di trasporto e distribuzione. Il resto del dibattito è inutile poiché pervaso da quell’aurea di faziosità ideologica che ci ha impedito e ci impedisce tuttora di essere in possesso di una reale politica energetica.

L’articolo che state leggendo non prende parte per uno degli opposti schieramenti. Piuttosto vuole fare riflettere su alcune questioni che ritengo importanti. Consideratelo come un promemoria di lavoro.

> GLI SCENARI

Qualche tempo fa l’Rse (ex Cesi Ricerca) ha effettuato una ricerca su due possibili scenari la cui differenza essenziale è la presenza o meno del nucleare come fonte energetica.

- senza il nucleare

1. NUCLEARE 0 %

2. RINNOVABILI 29 %

3. GAS 38 %

4. CARBONE 23 %

5. ALTRE 6 %

6. ALTRO 4 %

- con il nucleare

1. NUCLEARE 24 %

2. RINNOVABILI 26 %

3. GAS 24 %

4. CARBONE 17 %

5. ALTRE 6 %

6. ALTRO 3 %

Cosa si deduce da queste due tabelle? Che l’introduzione del nucleare non inciderebbe sulle rinnovabili, ma permetterebbe di abbassare il peso dei fossili. E non sono i fossili quelli che stanno causando in Italia i maggiori problemi di inquinamento? Non per nulla l’Enel ha annunciato che in caso di vittoria del NO ci sarà un deciso ritorno al carbone.

> IL PARADOSSO ITALIANO

L’Italia registra un paradosso che non ha eguali. In caso di vittoria del SI il nostro paese avrebbe un mix energetico particolare. Per non dire singolare. Secondo il progetto stabilito dal governo italiano per il nucleare noi adotteremo un modello incentrato sulle centrali di terza generazione. Centrali molto care per tipologia di costruzione, per costi di esercizio e per produzione di energia. Basti considerare che il programma finlandese per la costruzione di nuove centrali nucleari imperniato su quelle di terza generazione è di fatto impantanato. A proposito di produzione di energia nucleare una ricerca condotta dalla Duke University ha dimostrato che il costo orario del nucleare per kilowatt sta aumentato in modo netto spingendo molti governi a fermarsi se non ad annullare qualsiasi nuovo programma di sviluppo dell’energia nucleare. Allo stesso tempo, l’energia alternativa prodotta nel nostro paese costa troppo. Abbiamo l’energia “verde” più cara d’Europa. Un impianto domestico qui da noi può costare 20.000 euro. In Germania si arriva a 6.000/7.000 euro. C’è poi da considerare la truffa perpetrata a noi cittadini in nome dell’energia alternativa. I famigerati Cip 6 che scaricano su di noi cittadini il costo integrale degli incentivi alla produzione di energia derivata dalle rinnovabili. Circa 40 euro in media l’anno. I produttori di energia alternativa avevano chiesto al governo ben 80/90 euro (dati Ministero per lo Sviluppo Economico). Un bel mix davvero. Energia nucleare a caro prezzo. Lo stesso dicasi per quella alternativa. Ma non si era detto che il costo orario per kilowatt in Italia è il più alto dell’intero vecchio continente e che bisognava operare in direzione opposta? I soliti discorsi al vento… E’ proprio il caso di dirlo.

> QUANDO I REFERENDUM SONO DANNOSI

Credo che il referendum che nel 1987 spinse l’Italia a rinunciare ad avere un proprio programma nucleare sia stata un’autentica sciagura. I referendum non si indicono mai sotto la spinta di un fattore umorale. Devono essere svolti in una situazione dove prevalga un’approfondita riflessione. Infatti, lo sciagurato referendum di 24 anni orsono ha determinato effetti deleteri sul sistema dell’impiantistica nucleare e nel settore della ricerca applicata. Allora eravamo uno dei paesi leader al mondo. Dal 1987 in poi siamo stati costretti a interrompere la produzione di componentistica e di qualsiasi ricerca costringendo un numero piuttosto elevato di persone ad emigrare all’estero. All’estero, vedete, si riesce a tenere scissi il momento della progettazione/ricerca da quello della costruzione delle centrali nucleari. Ho il timore che se vincesse il NO l’Italia sarebbe ulteriormente emarginata in settori strategici come quelli della manifattura e della ricerca collegati al nucleare. Un dato? Ogni anno l’Italia “produce” 120 persone esperte in materia nucleare. Esse sono o diplomate o laureate. Orbene le necessità del settore potrebbero giungere alla considerevole cifra di 10.000 nuovi addetti all’anno. Lo sapevate che se il Giappone avesse adottato un modello di sicurezza scoperto in Italia non avremmo dovuto fronteggiare il disastro di Fukushima? Si tratta di un sistema che permette di allagare le barre di plutonio in automatico senza ricorrere a modalità esterne. In pratica il cuore di una centrale nucleare è immerso in una gigantesca vasca. Quindi, una seria riflessione sul referendum deve essere intrapresa per evitare conseguenze pericolose e non preventivate.

> IMPIANTI OBSOLETI

E’ stato calcolato che almeno il 60 % degli impianti di produzione di energia elettrica in Europa sono vecchi. Quindi pericolosi e da collocare, almeno una parte, in condizioni di fuori servizio. Quando scrivo “impianti” mi riferisco sia a quelli a carbone che a quelli nucleari. Parimenti se una metà dei succitati impianti fosse riconvertito a gas la richiesta salirebbe a 200 mld di metri cubi l’anno. Circa il 40 % in più rispetto al 2010! Come si fa a riconvertire impianti considerati obsoleti? L’Europa avrà il tempo di costruire in tempi relativamente brevi nuovi impianti? Sono domande che attengono alle mille ombre di una politica energetica europea priva di una coralità progettuale. Il commissario europeo all’energia Ottinger ha seraficamente risposto ad una domanda: “Quello del mix energetico è una competenza nazionale e per questo sta ai singoli Stati decidere se avere il nucleare o meno”. Una risposta deludente a dimostrazione che l’Europa è un vaso di coccio negli scenari strategici riguardanti l’approvvigionamento di materie prime energetiche e sulla loro trasformazione in energia. La guerra (mondiale?) in tale settore è iniziata da tempo. Dagli anni settanta per la precisione ed ancora l’Europa si permette il lusso di non avere una coesa politica energetica.

> CRITICITA’ DELLE INFRASTRUTTURE E GIOCHI GEOPOLITICI

Nel periodo recente alcuni guasti molto seri hanno gettato una luce inquietante sulla facilità di approvvigionamento di gas e petrolio del nostro paese. La guerra in Libia, ad esempio, ha determinato la chiusura del gasdotto verso la Sicilia. Lo scorso anno un oleodotto in provenienza dalla Norvegia, passando dall’Olanda, è stato chiuso perché in Svizzera si era verificata una frana. Od ancora una nave nello Stretto di Messina ha tranciato una delle cinque condotte di gas metano in provenienza dall’Algeria. Pertanto, siamo molto deboli dal lato sicurezza delle infrastrutture di trasporto e distribuzione delle materie prime energetiche. Parimenti, siamo stretti fra giochi geopolitici riguardanti la costruzione di veri oleodotti e gasdotti che porteranno in Europa dalla Russia petrolio e metano. Mi riferisco al Northern Stream, al Southern Stream, al Nabucco o all’Itgi. La scelta di puntare su una di queste infrastrutture comporterà certamente delle conseguenze in fatto di credibilità e visibilità per il nostro paese sullo scenario internazionale. Scegliere, ca va sans dire, significa piacere a qualcuno e irritare qualcun’altro. Ciò conferma la nostra estrema fragilità nel settore della gestione geopolitica della nostra politica energetica. Soprattutto perché è prevista una domanda di energia in Italia di quasi 370 terawatt/ora nel 2030 a fronte delle attuali 320.

> BREVE ANNOTAZIONE FINALE

Il governo Berlusconi continua a spargere notizie false circa la non effettuazione del referendum sul nucleare. Infatti, si è detto che basta una norma inclusa in un qualsiasi decreto o un decreto mirato per invalidare il referendum. Orbene, l’unica autorità che può decidere in merito all’effettuazione o meno di una consultazione referendaria è la Corte di Cassazione. E’ bene ricordare questo. Sono i fastidi che dobbiamo subire quando si vive in uno stato di diritto. Condizione aborrita da larghi strati della popolazione italica.

In sede di conclusione vorrei rivolgervi una domanda: è proprio necessario svolgere un referendum sotto particolare pressione emotiva quando non abbiamo ben presenti i delicatissimi problemi geo-energetici in atto sullo scacchiere internazionale? Piuttosto sarebbe opportuno sciogliere in maniera ordinata tutti i nodi sul tappeto della politica energetica del nostro paese prima di fare scelte irrevocabili che potrebbero comportare effetti indesiderati e non più rimediabili. Ai giorni d’oggi l’approvvigionamento delle fonti energetiche rappresenta una delle modalità con cui si sta svolgendo una Guerra Mondiale sì a bassa intensità - ho i miei dubbi su tale definizione - ma spietata e definitiva. Per farla breve. Noi non ci possiamo permettere passi falsi. Ed è responsabilità di una classe politica assennata di procedere con giudizio e capacità di discernimento. Ne va dell’avvenire dell’Italia.


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