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Referendum per la privatizzazione del trasporto pubblico di Roma

USB: le periferie scelgono la gestione pubblica
di Redazione Lavoro - mercoledì 14 novembre 2018 - 822 letture

Hanno vinto le ragioni del NO nonostante abbia prevalso il SI al referendum consultivo sul trasporto pubblico locale. Con un’affluenza alle urne che non supera neppure il 50% del quorum richiesto, con solo il 16% dei votanti su oltre 2 mln 367 mila aventi diritto, i cittadini hanno scelto l’astensione per rispedire al mittente un referendum che tradisce la volontà popolare, quella espressa già nel 2011 quando il 98% dei cittadini italiani votarono a favore del mantenimento della gestione pubblica dei servizi essenziali.

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ATAC ROMA

Ma il dato rivelatore del fatto che i romani non si siano bevuti la storiella del "privato è meglio" è stato l’alto astensionismo registrato in quasi tutte le periferie. Di certo ciò non è un caso, visto che è proprio nelle periferie di Roma che il servizio di trasporto è gestito dai privati ed è proprio in periferia che si registrano i maggiori disagi e le interminabili attese alle fermate.

Prevalgono le ragioni del NO, nonostante il ridotto spazio che ci hanno dedicato gli organi di stampa, nonostante la campagna diffamatoria nei confronti dei lavoratori, nonostante i potenti mezzi economici del Partito Radicale. Perché noi, utenti e lavoratori, nelle periferie ci viviamo e ci lavoriamo, per questo sappiamo discernere il grande inganno delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni. Tornare alla completa gestione pubblica di tutti i servizi primari, a partire dal trasporto, continuerà ad essere la nostra priorità anche dopo che le luci dei riflettori del referendum si spegneranno, perché un bene pubblico è un bene di tutti e non un privilegio per pochi.


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