Convincere i giovani ad abbandonare la sigaretta è difficile, ci riescono solo 3 genitori su 10. Ma uno su 10 addirittura si rassegna, non ci prova nemmeno.
“Noi non dobbiamo fumare”: questo lo slogan, per la campagna sul rischio del fumo nei minori, ideato dal Movimento Italiano Genitori e dalla Federazione Italiana Tabaccai. Un bus porterà, in 40 piazze d’Italia, una mostra itinerante; 35 mila tabaccherie saranno invase da depliant informativi. Completano la campagna, che ha ottenuto il patrocinio dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato e dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale, un sito, www.noinondobbiamofumare.it, e uno spot.
“Serve un’educazione alla legge - dice Maria Rita Munizzi, presidente Moige- e con questa campagna vogliamo spiegare a genitori e tabaccai che sono protagonisti nella lotta al fumo dei ragazzi. E’ un’operazione culturale per informare i genitori, non solo sui danni del fumo ma anche e soprattutto sul fatto che esiste una legge e quanto sia importante rispettarla. E’ una campagna che serve a riflettere sul tema dell’accesso al fumo da parte dei minori. Si è stretta un’alleanza tra genitori e tabaccai perché per tenere i ragazzi lontani dal fumo serve unire le forze”.
Convincere i giovani ad abbandonare la sigaretta è difficile, ci riescono solo 3 genitori su 10. Ma uno su 10 addirittura si rassegna, non ci prova nemmeno. Un quadro preoccupante che si aggrava quando in famiglia non solo mamma e papà fumano ma mandano i figli in tabaccheria ad acquistare per loro conto le sigarette. Sono 47 su cento i genitori fumatori che commissionano l’acquisto. Eppure quasi la totalità sa che vendere e comprare sigarette prima dei 16 anni è vietato dalla legge. Così il tabaccaio si trova in frontiera. E’ quanto emerge da un’indagine del Movimento Italiano Genitori condotta dalla SWG fra cinquemila genitori con figli fra 11 e 17 anni e fra 400 tabaccai in tutta Italia.
“La Federazione Italiana Tabaccai- aggiunge il presidente della Fit, Giovanni Risso- ha scelto di aderire a questa campagna in modo che si possa, in maniera collettiva, riflettere sul problema del fumo minorile e si possa trovare la maniera migliore per risolverlo. Per quanto riguarda noi tabaccai la fermezza nel rispetto della legge che ci impone di non vendere le sigarette ai minori di sedici anni dev’essere soprattutto tesa a contrastare la cattiva abitudine a mandare i propri figli a comprare le sigarette e può costituire sicuramente un buon esempio”.
Per il presidente della Fit è necessario che le famiglie evitino “di incappare in comportamenti ‘distorsivi’ quali chiedere ai figli di comprare le sigarette o lasciare i pacchetti incustoditi e da parte dei tabaccai rispettare in maniera rigida le regole. La riprova che solo uniti si vince”.
L’indagine del Moige aggrava quelle precedentemente commissionate. Nel 2002, secondo la ricerca della Doxa, basata su 3.238 interviste, fumava ben il 12% dei ragazzi compresi tra i 13 e i 17 anni.
Per l’Istat su cento fumatori ed ex fumatori 6,2 iniziano precocemente, ovvero accendono la sigaretta prima dei quattordici anni, precisamente già a 11 anni.
Ecco perché “ sostenere un’iniziativa di questo tipo- afferma Gabriella Alemanno, direttore per le Strategie dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato- costituisce una necessità fondamentale e fortemente connaturata alla responsabilità sociale e al ruolo della nuova AAMS e rappresenta un forte segno di continuità con chi ha fortemente auspicato iniziative legislative tese a rendere i giovani consapevoli dei rischi connessi all’uso, ma soprattutto all’abuso, dei prodotti da fumo. L’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato considera questa iniziativa essenziale per la tutela dei cittadini ma soprattutto dei minori verso i quali la collettività ha il dovere di farsi garante attraverso espressioni di responsabilità sociale”.
Niente, quindi terrorismo psicologico o fumose e generalizzate campagne.
“Il modo più utile per ridurre questa realtà/problema- secondo Antonio Guidi, presidente dell’Istituto Italiano di Medicina Sociale - è quello di attivare finalmente l’informazione”.
Di qui l’idea di una campagna informativa, fatta a tappeto sul territorio nazionale, che terminerà il 24 giugno quando il bus arriverà a Roma in piazza Risorgimento. Intanto ci si avvicina a grandi passi verso la “Giornata mondiale Senza Tabacco 2006”, indetta dall’Oms per il prossimo 31 maggio.
Giornata per la quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità si ripropone di raggiungere alcuni obiettivi: “accrescere la consapevolezza sull’esistenza dei vari tipi di prodotti del tabacco: mortali sotto ogni forma (sigarette, pipe, tabacco da fiuto, da masticare, sigari...); accrescere la consapevolezza su tutti i tipi, nomi e gusti: mortali sotto ogni maschera (mild, light, a basso contenuto di catrame, insaporiti, alla frutta, al cioccolato, naturali, senza additivi, sigarette organiche...); accrescere la consapevolezza della necessità di una forte regolamentazione e incoraggiarne l’implementazione”.
E, anche questo anno si svolgerà, presso l’Istituto Superiore di Sanità, il convegno su "Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale" giunto alla sua VIII edizione. Sarà l’occasione per presentare i risultati del "Rapporto nazionale Fumo 2005".