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Racconti ischitani (ragazzo di strada 1)

di junior - sabato 29 settembre 2007 - 4213 letture

Alessio schiacciò il pedale del freno. Sentì le gomme incollarsi all’asfalto. La cintura di sicurezza lo trattenne con forza allo schienale. Tolse gli occhiali da sole con un gesto irritato. Guardò davanti a sè. Il ragazzo se ne stava immobile, al centro della carreggiata. Sfoggiava un sorriso di sfida.
- Sei impazzito...? - urlò l’automobilista scendendo dall’abitacolo - Hai deciso di suicidarti...? -
- Volevo vedere se riuscivi a frenare in tempo... - rispose Alessandro.
- Vuoi vedere che ti allungo due ceffoni...? - esclamò l’ingegnere.
- Ho perso l’autobus... - continuò Alessandro raccogliendo lo zaino dal ciglio del marciapiede - Devo essere a scuola tra venti minuti. - Alessio salì in macchina sbattendo la portiera. Girò la chiave nel quadro.
- Mi dai un passaggio...? - insistè il ragazzo avvicinandosi alla berlina scura.
- No... - rispose l’uomo rimettendosi gli occhiali - arrangiati... - La vettura ripartì accelerata. Alessio guardò nello specchietto retrovisore. Alessandro era di spalle. Stava facendo l’autostop.

- Cos’è successo...? - chiese Silvia andandogli incontro.
- Perchè...? - rispose l’ingegnere.
- Sembra che tu abbia appena ingoiato un rospo... - precisò la donna. Alessio entrò nello studio. Poggiò la borsa sulla scrivania.
- Ordino il caffè...? - aggiunse Silvia guardandolo con la coda dell’occhio.
- Buona idea... - rispose lui estraendo il computer portatile dalla custodia. La segretaria uscì dalla stanza. Alessio le osservò il sedere. Aveva indossato un abito attillato. Le forme apparentemente perfette tradivano una scarsa tonicità dei tessuti.
- Quanto zucchero...? - chiese la donna.
- Amaro... - rispose lui - oggi lo preferisco amaro... - La donna gli allungò la tazzina. Raggiunse la sua scrivania. Infilò gli occhiali da vista. Accese il computer. Un cliente entrò preceduto da un collaboratore dello studio tecnico. Era Michele. Aveva un’espressione preoccupata.
- Dobbiamo modificare quel progetto... - disse mettendosi a sedere. Poggiò il palmo della mano sul vetro della scrivania. Sembrava volesse stamparne l’impronta.
- A cosa ti riferisci...? - chiese Alessio rivolgendogli lo sguardo.
- Il progetto della villa di Zaro... - rispose Michele - ha bisogno di alcune modiche urgenti. Non posso procedere con i lavori. -
- Dobbiamo fare un sopralluogo... - aggiunse l’ingegnere.
- Quando...? - replicò l’uomo.
- Domani... - precisò l’ingegnere - Mi accompagni...? -

Alessio imboccò la curva a gomito. Sul rettilineo la strada era libera. Guardò davanti a sè. C’era qualcuno sulla fermata dell’autobus. Decelerò fermandosi a pochi metri dal ragazzo. Alessandro lo riconobbe. Raccolse lo zaino. Gli corse incontro.
- Ciao... - disse il ragazzo.
- Ciao... - rispose l’ingegnere - vuoi un passaggio...? - Il giovane salì a bordo. Sedette accanto all’autista. Poggiò lo zaino sul sedile posteriore. Allacciò la cintura di sicurezza.
- Io sono Alessio... - disse l’uomo.
- Alessandro... - rispose il ragazzo.
- Dove sei diretto...? - continuò Alessio.
- A scuola... - aggiunse lui - conosci l’istituto Alberghiero di Ischia...? -
- Si, ti accompagno...-
- Grazie, sei gentile... -
- Ieri mattina sei arrivato in ritardo...? -
- No, appena in tempo... - rispose il giovane - mi dispiace di averti spaventato. -
- Non importa... - aggiunse l’uomo rivolgendogli lo sguardo. Alessandro aveva una corporatura esile, la pelle chiara. I capelli castani e ondulati scendevano all’altezza della nuca.
- Quanti anni hai...? - chiese l’ingegnere.
- Sedici... - rispose il ragazzo abbassando il finestrino. Alessio notò che stava guardando fuori. Uno sguardo dolce sprigionava dai grandi occhi verdi.
- Abiti da queste parti...? - insistè l’uomo.
- Posso darti il numero del mio telefonino... - rispose Alessandro.
- Perchè...? - chiese Alessio.
- Se vuoi ci possiamo incontrare... -
- Ti capita spesso di dare il tuo numero di cellulare agli sconosciuti...? - aggiunse l’ingegnere.
- No, non spesso... - rispose il ragazzo - mi faccio guidare dall’istinto... -
- E di me...? - disse Alessio - cosa dice il tuo istinto...? -
- Che fai un lavoro intellettuale... - spiegò Alessandro - ed anche piuttosto redditizio... -
- Sul serio...? - l’uomo scoppiò a ridere - E da cosa si capisce...? -
- Dalle tue mani... - osservò il giovane.
- Dalle mie mani...? Perchè...? Cos’hanno le mie mani...? -
- Sono lisce, levigate... - Alessandro gli rivolse lo sguardo - non hai neppure un’unghia scalfita. E poi...questa macchina. E’ l’ultimo modello della sua categoria. Deve costare moltissimo... - Alessio sorrise. Non distolse lo sguardo dalla strada. Rimase in silenzio. Accelerò per un sorpasso. Fu in quel momento che Alessandro gli sfilò con garbo il cellulare dal taschino della giacca. Compose il prorpio numero. Lo salvò in rubrica. Ripose il telefonino.
- Mi trovi nel tardo pomeriggio... - precisò il ragazzo. L’ingegnere si fermò davanti al cancello della scuola. Alessandro scese rapidamente. Accennò un saluto. Si sistemò lo zaino. Raggiunse un drappello di studenti poco distante. Il telefonino cominciò a squillare.
- Pronto... - disse l’uomo senza guardare il numero.
- Dove sei...? - chiese Michele.
- Ti raggiungo tra dieci minuti... - assicurò l’ingegnere.
- Sbrigati... - protestò l’impresario - E’ venuto il proprietario della villa. Vuole incontrarti prima di pranzo. -
- Ok...ok... arrivo... - disse Alessio interrompendo la conversazione. La villa panoramica si trovava sul belvedere di Zaro a Forio. L’ingegnere entrò dal cancello principale. Il custode gli venne incontro. Michele li attendeva nel salone. Stava parlando con il dr. Mario.
- Scusate il ritardo... - disse Alessio avvicinandosi ai due uomini.
- Come stai...? - chiese il padrone di casa in tono confidenziale.
- Bene...bene... - rispose poggiando la borsa sul tavolo - Michele mi ha parlato di alcune modifiche al progetto di ristrutturazione della villa. -
- Andiamo fuori... - continuò il dr. Mario - Ti spiego le mie necessità. - I tre amici raggiunsero il giardino. Le foglie morte avevano formato uno strato viscido al suolo dopo le recenti piogge.
- Che cos’hai...? - chiese Michele sottovoce.
- Perchè...? - replicò Alessio.
- Sei strano... - rispose l’uomo - Sembri assente. A cosa pensi...? -
- Niente, niente... - ripetè l’ingegnere - questa notte non ho dormito. Sono stanco. -

continua...

Angela Colella


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