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Racconti ischitani (ragazzo di strada 14)

di junior - venerdì 25 aprile 2008 - 3888 letture

Alessio accompagnò il cliente al cancello. Attese che uscisse con la macchina. Rientrò in casa. Raggiunse le scale. Nessun rumore proveniva dal piano superiore. Cominciò a salire i primi gradini. Guardò l’orologio. Spense il cellulare riponendolo nella tasca della giacca. La porta della camera da letto era socchiusa. Si avvicinò. Afferrò la maniglia. Ebbe un attimo di esitazione prima di entrare. Alessandro era sdraiato sul letto. Gli voltava le spalle. Stava sfogliando una rivista.
- Chi era...? - chiese il ragazzo rimanendo nella stessa posizione.
- Un cliente... - rispose l’ingegnere.
- Tra un’ora devo andarmene... - aggiunse il giovane.
- Faccio una doccia... - continuò l’uomo. Lo studente riprese a sfogliare la rivista. Alessio entrò in bagno lasciando la porta aperta. Cominciò a spogliarsi. Allentò il nodo della cravatta fino a sfilarla dal collo. Sbottonò la camicia. Slacciò la cintura dei pantaloni. La voce del ragazzo era appena sussurrata. Stava parlando al cellulare. L’ingegnere non riusciva a capire il senso delle parole. Sembrava una conversazione animata. Entrò all’interno della cabina doccia. Aprì l’acqua. Il miscelatore era difettoso. Riuscì a regolare la temperatura. Si sentiva a disagio. Non riusciva a rilassarsi. C’era qualcosa che lo infastidiva. Non riusciva a capire di cosa si trattasse. Chiuse l’acqua. Uscì. Alessandro gli stava allungando l’accappatoio.
- Con chi chiacchieravi...? - chiese Alessio.
- Un amico... - rispose Alessandro.
- Come si chiama...? - continuò lui.
- Sei sicuro che t’interessa solo il nome...? - incalzò li studente . Se vuoi posso dirti anche indirizzo, codice fiscale e gruppo sanguigno... -
- Non sarà necessario... - spiegò il padrone di casa - Mi basta sapere se ha già messo i denti del giudizio. - Alessandro scoppiò a ridere. Si girò su se stesso. Fece il movimento di uscire dal bagno. Alessio l’afferrò per un braccio.
- Vieni qui... - disse trattenendolo. Alessandro si voltò allungandogli le braccia attorno alla vita.
- Cosa ti succede...? - chiese Alessio sottovoce.
- Niente, niente... - ripetè il giovane liberandosi dalla stretta. Il telefono fisso cominciò a squillare. Alessio annodò la cintura dell’accappatoio. Raggiunse il ricevitore sul comodino. Era Silvia.
- Pronto... - disse lui.
- Qualsiasi cosa tu stia facendo ti consiglio di venire subito allo studio... - rispose la donna.
- Perchè...? - chiese l’ingegnere.
- Abbiamo visite... - spiegò la segretaria.
- Che genere di visite...? - insistè lui.
- Vieni. Ti spiego dopo... - aggiunse lei interrompendo la conversazione. Alessio raggiunse l’armadio. Aprì le ante. Fece scorrere la mano sulle camicie allineate per gradazione di colore. Alessandro lo raggiunse. Ne scelse una giallo chiaro.
- Me la regali...? - chiese.
- Predi quello tutto quello che vuoi... - rispose l’ingegnere infilandosi i pantaloni.
- Devi uscire...? - insistè il ragazzo.
- Sì...di corsa... - continuò l’uomo.
- Ci vediamo domani...? - aggiunse Alessandro raccogliendo lo zaino dal pavimento.
- Chiamami domani sera... - disse lui - Dopo le venti... -
- Ok.ok... - il giovane piegò la camicia sistemandola all’interno della borsa. Salutò con un cenno della mano. Uscì dalla stanza avviandosi in direzione delle scale a passo svelto.

Alessio entrò nel parcheggio. Scese dall’auto. Stava cominciando a piovere. Prese la borsa dal sedile posteriore. Si avviò in direzione dello studio. Nella sala d’attesa c’era poca gente. Salutò i clienti. Diede un’occhiata alla stanza del collaboratore. La porta era aperta. Salutò con un cenno della mano. Fece pochi passi verso il suo ufficio. Silvia era in piedi accanto alla nuova venuta. La donna era lunga e scheletrica. La pelle del viso sembrava tirata da molle invisibili. Lo spesso strato di trucco le donava un effetto lucido. Il rossetto color ciliegia faceva risaltare le labbra.
- Mi sono permessa di disturbare la sua collaboratrice... - disse lei alzandosi in piedi. Era di un’altezza imbarazzante.
- Stefania...? - ripetè lui.
- Sì, ho pensato di anticipare l’appuntamento... - aggiunse la donna.
- Giovanni mi ha telefonato proprio oggi... - spiegò l’ingegnere. La donna cominciò ad osservarsi le unghie. Erano lunghe, in tinta con le labbra.
- Non importa... - spiegò lei rivolgendogli lo sguardo.
- Sono veri...? - chiese Alessio.
- Cosa...? - ripetè Stefania.
- Gli occhi...sono veri...? - La donna abbozzò un sorriso malinconico. Silvia sedette al posto del suo capo. Aprì la borsa di pelle. Ne estrasse un fascicolo. L’uomo la guardò con un’espressione interrogativa.
- Siete molto amici...? - chiese la cliente.
- Sì, ha indovinato... - rispose l’ingegnere.
- E’ evidente... - aggiunse lei estraendo gli occhiali dal fodero. Alessio si voltò in direzione della porta. Il collaboratore lo stava chiamando.
- Scusatemi... - disse - Torno subito... - La segretaria sorrise tentando di attirare lo sguardo della donna. Stefania aveva un’espressione indifferente. Si alzò in piedi. Raggiunse la finestra. Guardò fuori. Il telefono cominciò a squillare.
- Pronto... - disse Silvia - No, l’ingegnere non c’è. -

Era tardissimo quando Alessio uscì dalla studio. Raggiunse l’automobile nel parcheggio. Stava per aprire la portiera quando si sentì strattonare da un lato. Si voltò istintivamente in direzione dello sconosciuto. Non fece in tempo a regire. Un pugno lo colpì in pieno volto. Il dolore acuto gli provocò una sensazione di mancamento. Lasciò cadere la borsa. Si aggrappò alla portiera per non cadere. Sentì delle voci alle sue spalle. L’aggressore si dileguò prima che potesse guardarlo in viso.
- Tutto bene...? - disse il collaboratore che nel frattempo l’aveva raggiunto. L’ingegnere estrasse il fazzoletto dalla tasca della giacca. Lo compresse sulla ferita.
- Chi era...? L’hai visto...? - chiese Alessio.
- No, dev’essere un balordo... - rispose il giovane - Ti accompagno dai carabinieri...? -
- No, no, me ne vado a casa... - aggiunse l’uomo - Sono stanco. -
- Come preferisci... - continuò il collaboratore raccogliendo la borsa di pelle nera.

continua...

Angela Colella


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