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Racconti ischitani (ragazzo di strada 12)

di junior - lunedì 25 febbraio 2008 - 4109 letture

Alessandro uscì dal cancello della villa. Raggiunse il motorino. Mise in moto. Si allontanò rapidamente. Alessio rimase ad osservarlo dalla vetrata del salone. Lo vide sparire in fondo alla strada. Chiuse la tenda. Accese una sigaretta. Poggiò il pacchetto sul tavolo. In bagno accese la luce. Si avvicinò allo specchio. Aveva i capelli spettinati. Sul labbro inferiore s’intravedeva un microscopico taglio. Un segno sul collo attirò la sua attenzione. Era un piccolo ematoma di forma circolare. Aprì il rubinetto dell’acqua calda. Cominciò a lavarsi le mani. L’operazione era lenta. Accurata. Spazzolò le unghie nella parte interna. Il telefono cominciò a squillare. Raggiunse il ricevitore fisso.
- Pronto... - disse infilandosi le ciabatte.
- E’ tutto il giorno che ti cerco... - esclamò la donna dall’altro capo del filo.
- Hai fatto male... - rispose Alessio slacciandosi la cintura dei pantaloni.
- Ne sei proprio sicuro...? - insistè Silvia.
- Sicurissimo... - ripetè l’ingegnere.
- Posso venire a casa tua...? - insistè la segretaria - Ho voglia di vederti... -
- No, stasera non è possibile... - protestò Alessio.
- Perchè...?... - chiese lei con tono infastidito.
- Ho una soglia di sopportazione molto bassa... -
- Ci sono momenti in cui mi chiedo perchè non ti mando al diavolo... - rispose la donna.
- Perchè sei masochista... - spiegò l’amico.
- Sei io sono masochista... - rilanciò Silvia - tu sei sadico. -
- No... - eslcamò l’ingegnere - ti sbagli. Sono solo una povera vittima della noia quotidiana.-
- Accidenti a te...accidenti a te... - urlò lei prima di riattaccare. Alessio ripose il telefono. Fece pochi passi in direzione del bagno. Inciampò. Cadde sul pavimento. Il colpo contro lo spigolo del tavolo fu inevitabile. Rimase qualche istante immobile, riverso sul pavimento. Cercò di rialzarsi a fatica. Il sangue fuoriusciva dalla ferita. Colava dalla fronte lungo la guancia. Provò a toccarsi con la mano nel punto dolente. Prese il cellulare dalla tasca. Compose il numero.
- Pronto... - disse il dott. Guido.
- Scommetto che sei già in pigiama... - rispose l’ingegnere.
- Non esattamente... - continuò lui - Cos’è successo...? -
- Sono caduto... - aggiunse Alessio - Ho battuto la testa. Mi sono ferito. Sto perdendo sangue. Puoi raggiungermi a casa, per favore...?-
- Sanguini...? - insistè il medico - Arrivo subito. Non muoverti. - Alessio avvertì un senso di nausea. Si sdraiò sul pavimento. Rivolse lo sguardo al soffitto. La vista cominciò ad annebbiarsi. Sentì uno strano sibilo nelle orecchie prima di svenire.

- Sono morto...? - chiese Alessio guardando la flebo.
- Non ancora... - rispose Silvia. La donna era in piedi accanto al letto.
- Dove mi trovo...? - continuò lui.
- In ospedale... - aggiunse lei.
- E tu...? Che ci fai qui...?-
- Sono la tua parente prossima dopo il cane... - spiegò la segretaria.
- Non dire così... - supplicò l’ingegnere con un filo di voce. Non riusciva a tenere gli occhi aperti. Provava una sensazione di torpore.
- Cerca di risparmiare le forze... - Silvia si versò un bicchiere d’acqua.
- Amore mio... - ripetè Alessio con le palpebre socchiuse.
- Taci... - esclamò la donna - Altrimenti ti strozzo con il filo della flebo... -
- Perchè sei così cattiva...? - chiese l’uomo.
- Ho anch’io una domanda... - incalzò Silvia - Chi ti ha fatto quel segno sul collo...? - L’ingegnere girò la testa dal lato opposto della camera. Rivolse lo sguardo alla finestra. La mattina era assolata. Si vedevano gli alberi in lontananza.
- Sto aspettando una risposta... - insistè l’amica. Intanto l’ infermiera entrò con il carrello delle medicine. Silvia uscì dalla stanza. L’odore del disinfettante era insopportabile. Alessio si sistemò le coperte.
- Come va...? - chiese la nuova venuta.
- Ho mal di testa... - rispose l’ingegnere. L’infermiera gli allungò il termometro.
- Deve misurare la temperatura... - disse.
- La mia temperatura è ok... - continuò lui.
- Faccia come le ho detto... - ordinò lei. Alessio mise il termometro sotto l’ascella. Fu in quel momento che si accorse dell’iniezione. L’infermiera stava caricando una siringa.
- Non mi avete già bucato abbastanza...? - protesto il paziente.
- Ordini superiori... - spiegò la donna - Non mi diverto... - Cinque minuti più tadi l’infermiera uscì frettolosamente dalla stanza. La caposala stava sbraitando nel corridoio. Alessio rivolse lo sguardo alla porta. Silvia stava entrando nella camera. Reggeva qualcosa tra le mani.
- Voglio anch’io il caffè... - protestò lui rivolgendole uno sguardo tenero.
- Prima devi dirmi chi ti ha fatto quel segno sul collo... - insistè Silvia. L’uomo girò il capo in direzione della finestra. La visuale era identica a quella di qualche ora prima. Anche il soffitto era lo stesso. C’erano gli stessi letti con le ruote, la stessa flebo, lo stesso colore bianco latte alle pareti. Persino Silvia aveva la stessa espressione di quindici minuti prima.
- Sai che ti dico...? - esclamò Alessio rivolgendole lo sguardo.
- Cosa...? - ripetè la donna.
- Sono stanco di questo posto... - continuò lui - Voglio andarmene. - La segretaria gli allungò il bicchiere di carta. Rimase immobile ad osservarlo mentre sorseggiava il caffè.
- Fa schifo... - disse facendo una smorfia di disappunto - Dove hai preso questa robaccia...? -
- Me l’ha gentilmente preparata il distributore automatico... - rispose lei voltandogli le spalle. Si diresse verso la finestra. Aprì i vetri.
- Credo che andrò a farmi una passeggiata... - aggiunse Silvia - I medici hanno detto che devi rimanere ancora tre giorni. - Alessio si mise a sedere. Aveva un’espressione sorpresa.
- No, non ci penso proprio... - esclamò - Io stanotte dormirò nel mio letto. -
- Me ne vado... - disse la donna mettendosi il soprabito.
- No, non puoi... - protesto l’ingegnere - Non voglio rimanere da solo. -
- Non sei da solo... - lo rassicurò lei - Ci sono le infermiere... -
- Vieni qui... - insistè Alessio allungando la mano. Silvia sorrise prima di uscire dalla stanza.

continua...

Angela Colella


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