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Racconti ischitani (ragazzo di strada 11)

di junior - domenica 27 gennaio 2008 - 3822 letture

Gli aghi di pino si erano accumulati sul cortile. La pianta secolare si trovava sul retro della casa. Le pigne vuote erano disseminate al suolo. Alessandro ne raccolse una. La esaminò attentamente. Non c’era traccia dei pinoli. Un gatto adulto si era accucciato sul muro di cinta. Fissava il nuovo venuto con i suoi grandi occhi cerulei. Il ragazzo gli rivolse lo sguardo. Aveva il collo lungo, le orecchie appuntite, la testa bombata. Il corpo era interamente ricoperto da un pelo lungo e arruffato. Raccolse un sasso dal suolo. Lo lanciò in direzione del felino. L’animale schivò il colpo. Si raddrizzò sulle zampe avviandosi lungo il muro. Aveva un’andatura lenta e annoiata. Non sembrava affatto infastidito dal giovane ospite.
- Perchè sei sempre così sgarbato...? - chiese Alessio raggiungendolo alle spalle.
- Non mi piacciono i gatti... - rispose il ragazzo guardandolo negli occhi.
- Perchè...? - insistè il padrone di casa.
- Sono furbi... - spiegò lo studente. L’ingegnere scoppiò a ridere. Sedette su una panchina poco distante. Alessandro rimase immobile al suo posto.
- Furbi...? Ne sei proprio sicuro...? - insistè il padrone di casa - Io li definirei saggi... -
- Simulano. Recitano sempre lo stesso copione...- esclamò lo studente - Vogliono solo una cuccia calda ed una ciotola di croccantini... -
- Hai ragione... - rispose Alessio accendendosi una sigaretta - Dimmi... Come va con tua madre...? - Il ragazzo fece un gesto con il braccio. Mise le mani in tasca. Si avvicinò tenendo la testa abbassata.
- Siamo in rotta di collisione... - rispose senza aggiungere altro.
- Come il Titanic...? - chiese l’ingegnere. Alessandro fece una smorfia di disappunto. Alessio inspirò profondamente.
- Vuoi fumare...? - propose.
- Non mi piacciono le sigarette... - sbottò il giovane voltandogli le spalle. La luce del tramonto aveva delle sfumature color arancio. Alessio si alzò in piedi dirigendosi verso la scala di accesso alla terrazza panoramica.
- Vieni... - disse facendo cenno al ragazzo di seguirlo. Alessandro ubbidì.
- Vedi quell’isola laggiù...? - chiese il padrone di casa.
- E allora...? - interruppe l’ospite.
- Sai dirmi il suo nome...? - insistè l’ingegnere.
- Non lo so... - rispose.
- Si chiama Ventotene... - spiegò Alessio.
- Interessante... - continuò l’amico in tono canzonatorio.
- Ti piacerebbe visitarla...? Alessandro scosse la testa negativamente. Alessio distolse lo sguardo. Si voltò in direzione della linea dell’orizzonte. Il sole stava tramontando in un rigurgito di luce.

La frenata attirò la sua attenzione. Silvia aveva parcheggiato davanti al cancello. L’ingegnere si allontanò dalla ringhiera. Fece cenno al ragazzo di seguirlo al piano inferiore.
- E’ la tua segretaria...? - chiese Alessandro.
- Si, ma non voglio aprire... - rispose il padrone di casa.
- Come fanno le donne ad essere così invadenti...? - continuò lo studente. In cucina Alessio preparò l’espresso. L’amico sedette con le mani in tasca.
- Che c’è...? - insistè l’uomo.
- Niente... - replicò il giovane - perchè...? -
- Ho avuto la sensazione che volessi chiedermi qualcosa... -
- Ho visto un telefonino... - disse Alessandro.
- Ho capito... - osservò Alessio - Quanto ti serve...? -
- Trecento euro... - rispose l’amico guardandolo negli occhi. L’ingegnere estrasse il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni. Estrasse le banconote. Le poggiò sul tavolo. L’espresso cominciò a sbuffare. Diede un’occhiata all’interno. Il liquido scuro, cremoso stava salendo in superficie. L’aroma era intenso. Alessio inspirò profondamente. Gli piaceva quell’odore. Spense la fiamma. Fu in quel momento che sentì le braccia del ragazzo attorno alla vita. Alessandro lo stava cercando di abbracciarlo.
- Sei arrabbiato con me... - ripetè la studente sottovoce.
- Quanto zucchero...? - chiese l’ingegnere.
- Due... - rispose Alessandro prima d’infilargli la lingua nell’orecchio.

continua...

Angela Colella


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