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Racconti ischitani (ragazzo di strada 6)

di junior - mercoledì 7 novembre 2007 - 3303 letture

Alessio entrò nel parcheggio. Mancavano pochi minuti alle ventidue. Spense il motore. Scese dalla macchina. Si diresse all’interno del bar. C’era poca gente seduta ai tavolini. Il pianista stava eseguendo un brano. Le note facevano da sottofondo al chiacchiericcio generale. Al banco delle consumazioni c’erano alcuni giovani in libera uscita. L’ingegnere si diresse alla cassa. Decise di acquistare le sigarette. Chiese la sua marca preferita. La cassiera si voltò in direzione dell’espositore. Sfilò il pacchetto con un gesto rapido della mano. Cominciò a digitare il prezzo. Alessio estrasse il portafoglio dalla tasca posteriore dei pantaloni.
- Il fumo fa invecchiare la pelle... - disse la voce alle sue spalle. Si voltò. Era Alessandro.
- Sono d’accordo... - rispose l’uomo - molto meglio un cancro. - Il ragazzo indossava un completo di jeans. Aveva i capelli gelatinati. Sembrava impaziente. Non riusciva a stare fermo. Si guardava intorno con insistenza. Infilava le mani nelle tasche del giubbino. Si sistemava i capelli. Incrociava le braccia all’altezza dello sterno. Quindi le lasciava penzolare lateralmente alle gambe.
- Che hai...? - chiese Alessio - Devi correre al bagno...? -
- Andiamo via... - rispose Alessandro.
- Perchè tanta fretta...? - insistè l’ingegnere. - Vuoi bere qualcosa...? -
- No, voglio andarmene... - ripetè il giovane. Uscirono dal bar. Raggiunsero l’automobile nel parcheggio. Salirono a bordo. Alessandro allacciò la cintura di sicurezza. Sbottonò il giubbino. Abbassò il finestrino.
- Sei sicuro di sentirti bene...? - chiese Alessio avviandosi in direzione di piazza degli Eroi.
- Vai da quella parte... - rispose lo studente indicando la direzione con il braccio fuori dal finestrino.
- Dove...? Dove vuoi andare...? -
- Conosco un posto isolato... -
- Perchè...? Non ti piace la gente...? - Il ragazzo rimase in silenzio. Alessio l’osservò con la coda dell’occhio. Aveva uno sguardo attento.
- Svolta a destra... - disse lo studente. L’ingegnere cominciò a scendere lungo la stradina di sant’Alessandro.
- Fermati laggiù... - aggiunse slacciandosi la cintura di sicurezza. Il ragazzo aprì la portiera dell’auto. Fece il gesto di scendere. Alessio lo trattenne per un braccio.
- Dove vai...? - chiese l’uomo. Alessandro girò il capo in direzione di lui. Si avvicinò sfiorandogli l’orecchio con le labbra.
- Devo pisciare... - rispose sottovoce. L’ingegnere lasciò la presa. Spense lo stereo. Abbassò il finestrino. Si tolse il soprabito. Il ragazzo era di spalle, a pochi metri dalla macchina. Un cane lo costrinse a rientrare precipitosamente. Era un mastino di colore scuro. Aveva un grosso collare di ferro.
- Bestiacce... - esclamò Alessandro chiudendo la portiera. L’animale sollevò il muso per aria. Non sembrava affatto infastidito dalla loro presenza. Si trattenne a guardarli con espressione sorniona prima di allontanarsi.
- Cosa volevi dirmi di tanto urgente...? - chiese Alessio guardandolo negli occhi.
- Ho finito i soldi della scheda telefonica... - rispose il giovane - Mi ricarichi il telefonino...? -
- Hai provato a chiederlo a tuo padre...? - continuò l’uomo.
- Te l’ho già detto una volta... - aggiunse lo studente - Non ce l’ho il padre. Sono un figlio di puttana. - Alessio accese una sigaretta. Fece qualche tiro. Aveva lo sguardo fisso davanti a se.
- Che cos’ha di tanto interessante quel muro...? - replicò il ragazzo rivolgendogli la parola.
- Come dici...? -
- Il muro...stai guardando il muro... -
- Ascolta... - disse l’ingegnere girando il capo verso di lui. Non riuscì a terminare la frase. Si ritrovò incollato allo schienale. Alessandro stava cercando di baciarlo.

continua...

Angela Colella


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