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Quisquilie & pinzellacchere (2)

Un altro bizzarro caso di burocrazia spicciola all’italiana. Spesso, per colpa di una scarsa interpretazione delle norme vigenti.
di Franco Novembrini - martedì 10 luglio 2018 - 838 letture

Cronaca di una mattinata di dieci anni fa. Un dipendente di una grande pescheria, addetto a rifornire di ghiaccio e caricare il pesce pescato dai pescherecci, va verso il porto perché un peschereccio ha comunicato che tempo pochi minuti avrebbe attraccato con le acciughe, pesce delicatissimo e di facile deperibilità.

I comandanti di certe barche non brillano per sincerità e direi che sono molto approssimativi nel comunicare gli orari. Comunque il camion frigo arriva e il conducente del mezzo per avvicinarsi all’attracco della barca da pesca deve avvertire la Capitaneria di Porto della manovra. Prova a telefonare, ma per ben due volte trova occupato e, essendo intanto attraccata la barca da pesca, avverte la ditta di continuare loro a telefonare e si avvicina per caricare il pescato e rifornire il mezzo del ghiaccio richiesto. A metà dell’operazione compare un nostromo della vicinissima Capitaneria di Porto per contestare l’infrazione e, alle rimostranze dell’autista che dice di aver tentato di telefonare ma di aver trovato occupato, nega la circostanza, anche se dalla ditta confermano di essere finalmente riusciti a parlare con un addetto.

Il nostromo continua a sostenere che fosse da mezzora a osservare il mezzo e anche durante la fase di avvicinamento alla banchina, non avesse ricevuto nessuna telefonata. Come conseguenza, redige il verbale. Ora capite che il sottufficiale aveva dichiarato che da mezzora stava osservando dal suo ufficio il mezzo evidenziando, che non aveva granché da fare se non guardare dalla finestra e notato che il mezzo non si era mosso fino all’attracco del peschereccio. Tralascio le ’’opinioni’’ piuttosto volgari espresse dall’equipaggio ma che potete immaginarvi.

Intanto si era perso un po’ di tempo e in tutta fretta, caricato il pesce, il furgone parte per portarlo alla pescheria lontana 12 chilometri. Arrivato vicinissimo alla destinazione una pattuglia della Polizia stradale lo ferma e controlla il carico che risulta a posto. ’’Posso proseguire?’’ domanda l’autista. "No". Un agente tira fuori un librone e comunica che il pesce non è in regola perché, secondo le norme di una legge del 1930, il pescato doveva essere coperto di ghiaccio ’’percolante’’. Era chiaro che questa norma si riferisse a quando il pesce, particolarmente d’estate, veniva venduto e trasportato da carretti e non portato da camion frigorifero che avevano la temperatura a norma di legge.

Chiudo qui citando solo che il regolamento riguardante i camion frigoriferi per il pesce fresco, non congelato, sono sottoposti a norme anche recenti per le quali alle multe è difficile sottrarsi. Torno a chiedere ai lettori di Girodivite di segnalare lacci e lacciuoli, leggi e regolamenti assurdi vigenti in Italia che rovinano la vita a tanti cittadini.


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