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Quisquilie&Pinzellacchere. Nr. 86. Corona virus: nobiltà e miseria. Ultima dolorosa notazione

di Franco Novembrini - mercoledì 11 marzo 2020 - 474 letture

Corona virus: nobiltà e miseria - ’’Miseria e nobiltà’’ è il titolo del bellissimo film del regista Mario Mattioli con Totò ed un cast strepitoso, tratto da una commedia del 1888 di Eduardo Scarpetta. Ma non me la sento di citarlo come titolo se non mettendo prima la nobiltà di quegli italiani che stanno combattendo il coronavirus rischiando con abnegazione di essere contagiati ed anche di quelli che seguono le direttive che vengono emanate di giorno in giorno dalle autorità sanitarie. La miseria, invece, la lascio a quegli italioti che hanno scelto di allontanarsi senza rendersi conto a quali pericoli espongono chi li avvicinerà o darà loro ospitalità e fra i quali ci saranno senz’altro parenti, amici e conoscenti. Ce ne ricorderemo.

Ma ci sono altre categorie che si sono dimostrate ben peggiori, e sono quelli che sconsideratamente si sono recati a sciare facendo code per raggiungere le piste da sci, che alcuni profittatori dell’Abetone incoraggiavano con promesse di scont favolosi. Non sono stati i soli ed abbiamo visto piste da sci che finivano sulla stessa montagna a poche decine di metri l’una dall’altra, dalla parte veneta essere aperte e dalla parte lombarda chiuse. Chissà se qualcuno si ricorda dell’affare Rigopiano,i ove morirono più di trenta persone perché alcuni dicevano tutto a posto e pochi erano consci del pericolo. Infine ci sono gli sciacalli, politici e giornalisti, che campano da un mese con notizie false o non dimostrabili senza nessuna base scientifica, ma che rispecchiano benissimo il complesso di valori che li animano. In campo politico si usa questa tragedia per regolare i conti e cercare di ’’fare le scarpe’’ ad avversari, non necessariamente di un partito avverso. No. Ci sono anche quelli che sperano di poter sostituire un ministro o il capo del governo a cui pochi minuti prima hanno giurato fedeltà, ad esempio il Matteo Renzi dello ’’stai sereno’’.

Ma dicevo che la parte peggiore di certi individui si manifesta anche nell’aver spifferato al giornalista amico le decisioni che di lì a poco sarebbero state prese dal Consiglio dei ministri. Da quel che ne so credo che in questa situazione veramente difficile il governo abbia fatto, salvo qualche errore di comunicazione, un lavoro meritorio e che la situazione in divenire abbia insegnato molto. In coscienza vorrei sapere quanti italiani sarebbero stati disposti due settimane fa ad accettare una serie di misure paragonabili a quelle prese dalla Cina. Bloccare le città? Fermare il campionato di calcio? Non sarebbero state accettate. Bisogna altresì ricordare che quando i primi virologi hanno paventato qualche restrizione i ’’governatori’’ di Lombardia e Veneto hanno cominciato con eccepire che non si poteva fermare Milano moda, la movida, Venezia, i ristoranti, i cinema e dopo pochi giorni criticare il governo che non aveva chiuso tutto, salvo poi ritornare a voler aprire quasi tutto. Sarebbe stato più utile insegnare loro come si indossa una mascherina.

Ultima dolorosa notazione - Una ragazza di 25 anni, l’età l’ha dichiarata lei, ha affermato davanti ad un microfono tv, che non se la sente di rinunciare all’apericena, brutto neologismo inventato per giustificare un improbabile stato sociale di una ristretta cerchia di personaggi, semifancazzisti, frutto di un malinteso modo di vivere. Bene questa giovane dimostra di non sapere cosa siano le regole di una società civile e, questo, potrebbe essere un suo problema che però va ad impattare con il diritto a vivere di altri cittadini che non hanno il suo senso egoistico del vivere. Se lei, cosa che non gli auguro, dovesse essere ricoverata in ospedale insieme ad un vecchio, ed io lo sono, con patologie pregresse, come va di moda dire e ci fosse un solo letto disponibile, quello spetterebbe a lei per il solo diritto anagrafico. La cosa non mi pare molto corretta. Magari io preferirei sì lasciarla ad uno più giovane ma anche con un senso civico diverso. Non viene in mente a molti insofferenti delle regole che se la trasmissione del virus viene diluita nel tempo un letto di ospedale può servire a diversi pazienti ma se il contagio è massivo i medici saranno costretti a scelte dolorose.



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