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Quisquilie&Pinzellacchere. N. 110 - I miei 3 maestri

di Franco Novembrini - martedì 1 settembre 2020 - 602 letture

Come ho affermato già da diverse settimane voterò SI’ al Referendum per l’“adeguamento” dei parlamentari all’Italia di oggi. Trovo ispirazione nella decisione in tre grandi maestri dei quali credo di interpretare il pensiero, con il loro agire politico e morale, nei riguardi della nostra Carta Costituzionale.

PIERO CALAMANDREI - Calamandrei fu uno degli ideatori del ’’Manifesto di Ventotene’’, cioè mentre le armate hitleriane e fasciste dominavano su tutta l’Europa continentale, lui insieme ad Altiero Spinelli e ad altri antifascisti confinati a Ventotene, elaborava una carta che prevedeva una Europa libera e unita. Dopo la Resistenza, alla quale aveva partecipato, e la Liberazione fu un propugnatore e difensore della Costituzione, tenne numerosissime lezioni sulla Carta in centinaia di aule universitarie spiegando che non era un semplice libro ma un vademecum che traeva linfa vitale dalla interpretazione e applicazione delle norme morali e politiche che i padri costituenti vollero inserire con la massima chiarezza negli articoli che la compongono. Particolare attenzione Calamandrei la poneva sull’onestà e la dignità di chi avrebbe dovuto interpretarla e renderla operante. Vi pare che questo ora stia succedendo?

UMBERTO TERRACINI - Terracini, da poco riammesso nel PCI dal quale era stato espulso per divergenze politiche sulle posizioni dominanti dell’URSS, fu il relatore dell’Assemblea costituente, aperta il 4 marzo 1947. Voglio riportare un inciso di quel discorso di apertura: ’’La discussione deve dare conforto a tutti coloro che soffrendo in sé di ogni offesa e ingiuria che venga portata contro il principio rappresentativo e gli istituti nei quali esso storicamente s’incarna, vogliono però che questi non vengano meno al proprio dovere, che non è solo quello di elaborare testi legislativi e costituzionali, ma anche di essere in tutti i propri membri esempio al Paese di intransigenza morale, di modestia di costumi, di onestà intellettuale, di civica severità... di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili popolarità pagate a prezzo del decoro e della dignità dell’Assemblea... Noi (riusciremo) a dare prova ai nostri ed ai cittadini di tutti i paesi del mondo che l’Assemblea costituente italiana è pari alla sua missione e degnamente rappresenta il popolo che l’ha eletta...’’. Consiglio a tutti di leggerlo questo discorso per saper poi dire chi sono coloro che oggi dicono che la Costituzione non va aggiornata ricordando quelli che alla Camera o al Senato sono stati eletti e del modo nel quale rappresentano gli interesse degli italiani, facendosi eleggere in regioni lontanissime da quelle di origine, presentandosi in aula dopo centinaia di assenze, rivendicando privilegi assurdi e ingiusti, per non parlare di quelli che hanno altre imprese da dirigere e che l’impunità parlamentare può tornare utile per non finire in galera. Ricordate anche chi è riuscito ad andare in pensione con l’indennità di parlamentare avendo partecipato a 4 o 5 sedute. Anche questo non è scritto nella Costituzione ma non credo che sia nel suo spirito.

ENRICO BERLINGUER - Chi non ricorda con commozione la sua figura? Moltissimi fra gli operai e i meno fortunati che lo hanno sempre sentito al loro fianco. Pochi nella dirigenza del suo stesso partito, specie fra quelli che nei congressi lo votavano al 98% per poi dimenticarsi rapidamente di lui e della sua ingombrante onestà politica e intellettuale. Infatti dopo di lui è stato un continuo cambiar di nome al partito. Ricordo fra i primi i ’’piglioristi’’, termine peggiorativo dei ’’miglioristi’’ milanesi che facevano capo a Napolitano, Cervetti e compagnia cantante dei quali qualcuno ha conosciuto la galera ma non per motivi politici. Molti ex dirigenti del PCI cominciarono parlare di centro, di riformismo e facendo patti scellerati con Craxi e con Berlusconi dei quali però si dichiaravano fieri avversari. Di Berlinguer basterebbe andare a vedere alcune foto da quella che a piedi senza ombra di scorta negli anni 70 accompagnava i figli alla festa della fu Unità, oppure quella con una cartellina sotto braccio mentre parla con dei muratori vicino ad uno scavo, oppure quella che lo ritrae davanti alla Fiat di Torino diretta da Romiti, senza palco mentre difendeva i diritti dei lavoratori in sciopero. Per ultimo bisognerebbe studiare la preveggente intervista a Scalfari nella quale parlava impietosamente dell’involuzione dei partiti e della loro ingordigia di poltrone e di prebende, che poi e divenuto un modus operandi che non credo sia nello spirito dei padri costituenti. Con questo non voglio dire che la diminuzione dei parlamentari sia la panacea di tutti i mali ma certamente un segnale forte che i ’’rappresentanti’’ dei cittadini debbono partire dai loro bisogni e non guardare il mondo da terrazze mangiando e bevendo a spese nostre e giustificarsi con scuse vergognose quali i diritti di rappresentanza violati. Ricordo che ha tempi della Costituente non c’erano telefonini, wi-fi, computer e possibilità di comunicare con i propri elettori come ci sono oggi e dunque la rappresentatività può essere ’’adeguata’’ ai tempi. Risparmiando ove possibile.


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