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Quisquilie&Pinzellacchere. N. 100 - Salvini, le ciliegie e... Zaia. Fabio Fazio, la vittima. Carlo Conti, il tartassato...

di Franco Novembrini - martedì 23 giugno 2020 - 722 letture

La scorsa settimana è stata dominata dalla notizia, che ha fatto il giro del mondo, della conferenza del presidente della Regione Veneto, Zaia, il quale l’ha tenuta affiancato dal segretario della Lega Salvini. Sul tavolo oltre a qualche microfono erano in bella evidenza due contenitori in plastica colmi di ciliegie, penso rappresentassero la frutta di stagione locale. Tutti sanno che Salvini è in difficoltà e molti leghisti preferirebbero che a guidare il partito fosse Zaia in quanto ha fama di essere un buon amministratore e nel caso della pandemia ha ottenuto un discreto successo limitando molto i contagi.

Capirete che Salvini in quanto amico e sostenitore della coppia lombarda Fontana&Gallera si sarebbe trovato in difficoltà a dover ammettere che il Veneto in quanto ad efficienza e rapidità ha ottenuto risultati assai brillanti contrariamente alla Lombardia e la fama del presidente veneto è in costante crescita. Il Cazzaro Verde, come viene amorevolmente chiamato da molti italiani, ha messo in atto durante la conferenza stampa una strategia a cui hanno abboccato sia le tv che i giornalisti di tutta Italia e il ludibrio della stampa estera. Ha cominciato a mangiare, mentre Zaia parlava, in maniera famelica tendente all’osceno, le ciliegie che aveva davanti e tutta l’attenzione del pubblico si è concentrata su questo atteggiamento. Ho cercato di sentire o di leggere qualche resoconto su ciò che aveva detto il presidente del Veneto ma il 90% dello spazio e dei commenti era dedicato al mancato buon gusto di Salvini che altro non aveva fatto che ripetere le bravate dello scorso anno come bevute di moijto sulla spiaggia, le gite con le moto d’acqua della Polizia e le citofonate che tanto avevano fatto parlare di lui.

Debbo dire che la tecnica non è nuova. È stata usata come distrazione di massa per nascondere o esaltare, a seconda dei casi, le notizie e i fatti. Ve ne ricordo alcuni: il termine ’’Giuseppi’’ usato da Trump e che viene abusato dalla destra per denigrare qualsiasi iniziativa del premier Conte; le oscene barzellette, con sorrisetti incorporati dei presenti, di B.; i maglioncini di marchionnesca memoria che esaltavano una ditta che lasciava l’Italia per i dividendi ma non per i debiti e gli aiuti di Stato; il loden verde di un improvvisato senatore voluto dal bipresidente Napolitano, con le sue leggi contro gli operai. Mi fermo qui ma l’elenco sarebbe lungo.

Sempre gli ultimi giorni della settimana due grandi big(oli) della Rai hanno fatto notizia con le loro interviste, uno sentendosi come una vittima e l’altro con una dichiarazione che la dice lunga circa il tipo di cultura che possiede.

FABIO FAZIO, LA VITTIMA - Fazio ha ’’sbroccato’’ in una intervista al Fatto Quotidiano, dicendosi vittima di una congiura e di molti che in Rai non gli vogliono bene e che la ’’ditta’’ non lo ha difeso dagli attacchi. Ora io molti anni fa seguivo le trasmissioni di Fazio fin dai tempi della radio, ma con gli anni ho preferito altri programmi per una ragione molto semplice, che le sue non erano più trasmissioni ma omelie e sotto la sua coltre coltre di perbenismo il conduttore non ha notato o non ha voluto notare che fra i suoi ospiti stava crescendo una pletora di personaggi discutibili che facevano assomigliare la sua tv a quella della peggiore Dc che per venti anni ha comandato in Rai. I suoi ospiti, selezionati dalla sua èquipe erano intercambiabili senza che alcuno se ne accorgesse e le sue interviste erano perlopiù zerbinate. Non ha minimamente accennato al conflitto di interessi che fa lievitare i suoi guadagni di artista/giornalista con la sua ditta Officina. Lasci perdere il vittimismo. E lasci in pace anche quelli che la Rai ha davvero osteggiato da Biagi a Luttazzi, da Fo e Franca Rame, a Grillo e numerosi altri. Lasci il posto, se crede, ce ne faremo una ragione.

CARLO CONTI, IL TARTASSATO - Il giorno dopo l’intervista a Fazio, sullo stesso quotidiano, ne è comparsa un’altra, questa volta a Carlo Conti, il quale solo nel finale ha detto qualcosa che ne rispecchia la cultura à la carte. Nelle due pagine che occupa, lui fa finta di minimizzare la sua persona facendo sperticati elogi elogi di personaggi, tutti della sua cerchia fiorentina e spesso contigui al ’’giglio magico’’ fiorentino, della caratura di Panariello e di Pieraccioni. Nell’intervista ricorda anche che fra ’’gli amici suoi’’ c’era un tale Matteo Renzi e che combinazione la loro importanza e il loro potere nella Rai e cresciuto contemporaneamente al successo del ’’genio di Rignano’’, ma senz’altro sarà stato un caso. Dicevo che nel finale dell’intervista, parlando del taglio degli stipendi, cui egli finge di aderire, facendo però notare che se glielo riducono lui pagherà meno tasse e che queste sono utili a tutti. Parole testuali.

Spero che sappia che la Rai dipende dal Ministero del Tesoro e che i suoi stipendi vengono pagati con il canone e che gli ’’sforamenti’’ tutt’altro che straordinari della tv di Stato vengono ripianati ancora da quel ministero, quindi ancora da tutti gli italiani.



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