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Quello “stipendificio” chiamato Regione Sicilia


A Sud’Europa, rivista del Centro Studi Pio La Torre, ha di recente pubblicato un interessantissimo dossier sull’insieme delle spese per personale e consulenze della Regione. Quante sorprese!
mercoledì 20 agosto 2008, di Emanuele G. - 1118 letture

Finalmente qualcuno fa luce sugli stipendi della Regione Sicilia! Un evento auspicabile perché tale argomento è speculare al rilancio dello Statuto autonomistico e all’implementazione del c.d. “federalismo fiscale”.

La ricerca effettuata dalla rivista A Sud’Europa del Centro Studi Pio La Torre è ricca di dati e di tabelle da cui emergono alcuni fatti di sicuro rimarco.

Proviamoli a sintetizzare.

Punto primo – Nel corso dell’esercizio finanziario del 2006 la Regione ha speso ben 574.002.253,61 milioni di euro a cui vanno aggiunti circa 18 milioni di bonus dirigenziali e 69 milioni per i contratti dei dipendenti a tempo determinato.

Punto secondo – L’Assessorato che fa la parte del leone è quello dell’Agricoltura con 167 milioni di euro di spese per quanto riguarda gli stipendi. Il più parco è quello dell’Industria (appena 9 milioni!).

Punto terzo – Per gli straordinari, ossia “la parte variabile della retribuzione”, la Regione spende circa 67 milioni di euro con ancora l’Assessorato all’Agricoltura che si colloca al primo posto come indice di spesa: ben 12 milioni di euro.

Punto quarto – La Regione per viaggi spende circa 435.000 euro e per missioni 8 milioni circa.

Punto quinto – Ogni anno si spendono circa 25 milioni di euro per il c.d. “contenzioso” e due milioni per spese postali.

Punto sesto – Stranamente molti progetti sociali come l’aiuto alle donne i difficoltà oppure gli sportelli informa giovani sono stati decurtati a zero.

Punto settimo – La Regione su una previsione di spese per la lotta alla Mafia di 625.000 euro ne ha spesi, in realtà, solo 400.000!

Punto ottavo – Le spese per gli oramai decotti Consorzi di bonifica assommano una spesa di 70 milioni annui, mentre il Dipartimento alla formazione professionale ben 43 milioni di euro.

Punto nono – La Regione spende 80 milioni di euro per riscuotere tributi a fronte di più di un miliardo di euro che dovrebbe realmente incassare.

Punto decimo – Per lo studio del territorio la Regione spende poco più di 400.000 euro, all’opposto si spendono quasi 36 milioni per sostenere le attività dell’Ast.

Punto undicesimo – Le consulenze e gli uffici stampa ci costano più di due miliori di euro annui.

Punto dodicesimo – Le privatizzazioni di ben 44 aziende hanno permesso l’incasso di appena 283 milioni di euro.

Al fine di fornire più dati di analisi e riflessione ho pensato di riportare in toto i capitoli dedicati al giudizio espresso dalla Corte dei Conti – Sezione Sicilia sulla spesa sanitaria e sulla spesa del personale.

A) La spesa sanitaria:

La spesa sanitaria regionale costa ad ogni siciliano 1.514 euro all’anno. Complessivamente, quindi, occorrono oltre 7 miliardi di euro. Una cifra che è di oltre sette volte superiore a quella che occorre per retribuire gli oltre 20 mila dipendenti regionali, dirigenti inclusi. Complessivamente la tendenza dei conti pubblici regionali «preoccupa» i magistrati della Corte dei Conti.

Sono pochi i segni positivi nel rendiconto generale per l’esercizio finanziario 2006, firmato dal presidente della sezione Sicilia Maurizio Meloni. Il principale differenziale con il segno “più” è quello che si riferisce al “risparmio pubblico” (entrate meno spese correnti), che ha realizzato un risultato positivo pari a 165 milioni di euro. Un dato che perde la sua sfumatura ottimistica se paragonato al + 465 milioni del 2005. Tra i differenziali negativi che suscitano maggiore allarme nell’analisi della Corte dei Conti ci sono il “saldo netto da finanziare” (disavanzo di bilancio relativo all’esercizio analizzato) e il “ricorso al mercato” (dato che indica l’indebitamento complessivo), che hanno registrato rispettivamente -760 e -1.189 milioni di euro. L’analisi dei dati essenziali rilevati dal rendiconto generale 2006 mette in evidenza croci e delizie dell’amministrazione regionale. La Regione, tra gli altri, mette a segno un avanzo di amministrazione pari a 9,29 miliardi (+345 milioni rispetto all’anno precedente); un incremento delle entrate accertate (+5,46%, passate da 16,8 a 17,7 miliardi, sostenute da quelle in conto capitale e dalle una tantum); e un’eccedenza attiva patrimoniale di 4,6 miliardi (+3,2 milioni rispetto al 2005).

Segno “più”, ma con un sapore tutt’altro che positivo, anche nelle “entrate correnti per accensione di prestiti”, passate da 8 a 620 milioni di euro, con un aumento record pari al 7.650%. Il segno negativo si lega alle entrate correnti accertate (-1,58%) e ai residui attivi (-10,5%). Le spese (correnti ed in conto capitale) continuano ad essere maggiori rispetto alle entrate finali. Nel 2006 il saldo netto da finanziare è risultato pari a -877 milioni di euro. Nonostante il dato rimanga negativo, però, il “Giudizio di parificazione” della Corte dei Conti evidenzia che «si tratta di un saldo migliore» rispetto al -1,02 miliardi del 2005.

«Preoccupazione» è stata espressa anche per l’uso delle “variazioni allo scoperto” per ripianare il disavanzo complessivo, che nel 2006 hanno toccato quota 500 milioni di euro. Secondo la Corte è necessario un «ripensamento legislativo di tale strumento» o un suo uso «più accorto». Tutti positivi i differenziali relativi alla “gestione di cassa”, grazie alla maggiore incidenza degli incassi (+21%), rispetto ai pagamenti (+12%), e ad un’accensione di prestiti per spese d’investimento pari a 621 milioni di euro. Il giudizio di parificazione dedica alle principali voci del bilancio regionale alcuni capitoli a parte. Tra le voci di spesa della Regione, la più elevata è quella relativa alla “sanità”. Complessivamente nel 2006 sono stati impegnati oltre 7,5 miliardi di euro, pari a circa il 54% dei pagamenti correnti dell’amministrazione regionale. Una cifra che, divisa per il numero dei residenti in Sicilia, raggiunge la cifra record di 1.514 euro all’anno per individuo.

La quota principale della spesa è destinata alle retribuzioni. Il personale sanitario è composto da 51.347 dipendenti, di cui 36.167 del ruolo sanitario, 9.150 del ruolo tecnico, 5.923 del ruolo amministrativo e 107 del ruolo professionale. A questi vanno aggiunti oltre 3 mila autisti/soccorritori per le 270 ambulanze che circolano nell’isola. Complessivamente, rispetto al 2005, l’organico legato all’ambito sanitario risulta aumentato di 2.069 unità. In lieve calo la spesa per assistenza specialistica convenzionata, passata da 436 milioni di euro del 2005 a 419 milioni del 2006. In aumento, invece, l’assistenza ospedaliera convenzionata che nel 2006 ha toccato i 705 milioni di euro (+ 29% rispetto a dodici mesi prima). E il «proliferare di convenzionamenti esterni» è visto con «preoccupazione» dalla Corte. Nel 2006 le convenzioni con case di cura ed emodialisi e laboratori ha toccato quota 1.536. A queste si aggiungono le spese per 212 consulenti esperti ed esterni, per una spesa complessiva di oltre 4 milioni di euro. ed esperti Va visto con preoccupazione ». Intanto continua a crescere anche la spesa farmaceutica, che ha toccato quota 1,3 miliardi di euro, con un incremento rispetto al 2005 del 5,37%.

B) Il personale della Regione:

Un «argomento d’obbligo», scrivono i magistrati della Corte, è quello relativo al personale dipendente della Regione. A fine 2006 i dipendenti in servizio erano 14.245, in calo di 253 unità rispetto a dodici mesi prima. Di questi, 2.150 sono dirigenti (8 di prima fascia; 119 di seconda fascia e 2.023 di terza fascia), con un calo rispetto al 2005 di 29 unità. A queste cifre vanno sommati i lavoratori esterni con contratto a tempo determinato: 4 dirigenti generali; 42 dirigenti; 4.715 istruttori, collaboratori ed operatori e 1.775 occupati in ambiti diversi.

Complessivamente, quindi, i dipendenti regionali sono 20.781. Per retribuirli tutti, la Regione ha speso nel 2006, al netto dei contributi previdenziali, quasi 779 milioni di euro; cifra che supera del 12,12% quella spesa nel 2005. «L’incremento continuo della spesa per il personale al di sopra del tasso d’inflazione programmato - scrivono i magistrati della Corte dei Conti – richiede un’attenta valutazione delle politiche di assunzione di nuovo precariato per vari motivi. Da un lato costituiscono una perdita di professionalità per la Regione, considerato che si tratta di personale assunto senza concorso pubblico; dall’atro perché crea comprensibili aspettative di stabilizzazione da parte dei precari che finisce col vanificare l’obiettivo originario della Regione: ridurre la spesa pubblica».

Proprio i precari hanno messo a segno nel giro di 6 anni un record di stabilizzazioni, passando da 48.348 del 2000 a 10.780 del 2006. Praticamente stabilizzata la spesa per le pensioni, che si attesta a oltre 500 milioni di euro, con un decremento di quasi il 2% rispetto al 2005. I dati raccolti dai magistrati, inoltre, evidenziano che «tutti i dirigenti preposti alle strutture di massima dimensione, per il periodo 2001-2006, hanno percepito trattamenti economici pari alla massima misura attribuibile». In tal senso ha inciso la modalità di attribuzione dell’indennità di risultato, «erogata non in base all’effettivo grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati, ma a seguito di procedure di valutazione poco critiche, a partire dalla fase di fissazione degli obiettivi fino al controllo del loro raggiungimento».

Termino questo mio articolo riportando un editoriale del prof. Mario Centorrino in riferimento ai dati emersi dalla ricerca del Centro Studi Pio La Torre.

Due brillanti inchieste apparse su La Repubblica – Palermo (A. Fraschilla - M. Lorello, Regione: 1,5 miliardi da tagliare subito, 3 giugno 2008 e E. Lauria, Dalla culla alla casa di riposo una vita a carico di mamma Regione, 4 giugno 2008) offrono una serie di dati interessanti sul bilancio regionale. Descrivendo con grande efficacia e rigore i cento e uno modi per ottenere soldi dalla Regione e i “tagli” possibili per eliminare gli sprechi più evidenti.

Non resta che rinviare ad una loro attenta lettura chi fosse interessato a comprendere come vengono spesi i 25 miliardi di euro. A tale valore ammontano, infatti, le “uscite” del bilancio regionale. Qui, vorremmo cogliere un profilo sociologico del tema più che i suoi pur interessanti aspetti contabili. Il bilancio della Regione è lo specchio che riflette l’immagine deformante della politica siciliana. Fenomeni come assistenzialismo, clientelismo, consociativismo trovano puntuale configurazione simbolica proprio sulle poste del bilancio. Proviamo ad esemplificare.

E’ puro assistenzialismo, ad esempio, concedere un contributo fino al 55 per cento dell’investimento all’imprenditoria femminile. Questo contributo si riflette in un aumento vertiginoso dei relativi indicatori. Un’economia in “rosa”, però, in gran parte falsa: molto spesso, infatti, l’elemento femminile è indicato solo come prestanome. E’ chiaro esempio di clientelismo il milione e mezzo di euro con cui vengono retribuite le consulenze regionali. Sembra paradossale che una Regione “pesante”, con oltre venticinquemila addetti e oltre centocinquantamila persone direttamente o indirettamente da essa dipendenti, abbia tanto bisogno di competenze specifiche. Rimanda al consociativismo la spesa (250 milioni di euro) per la formazione, un settore ridotto – la denunzia è di un testimone autorevole, il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello – a fungere da grande ammortizzatore sociale per formati e formatori.

Citiamo dall’inchiesta di A. Fraschilla e M. Lorello: “…..circa la metà dei fondi va a grandi enti di formazione gestiti da sindacati e associazioni di categoria. Il resto cade a pioggia su altre duecento piccole realtà che attivano corsi per estetista (costano da 15 a 95 mila euro l’anno), per animatore turistico (103 mila euro l’anno), o ancora stage “sull’estetica dell’informatica”, su “la via al successo scolastico” e sulla progettazione di siti web (ogni anno, almeno una trentina).

La lettura del bilancio fa comprendere lo sviluppo di alcune “specializzazioni” economiche: il turismo rurale, l’agricoltura biologica, l’energia alternativa. Obiettivi condivisibili a patto di essere inseriti in un modello di sviluppo complessivo che invece manca. Sempre dalla lettura del bilancio emergono contraddizioni assurde: tre milioni per i grandi eventi e 13 milioni per le sagre paesane.

In ultimo, è sempre la lettura del bilancio a farci comprendere l’interclassismo dei rapporti che legano la società siciliana alla Regione. Non c’è professione, area di attività, comparto produttivo che non riceva, concretamente o potenzialmente, un’elargizione che parte dalle casse regionali. Finanziamenti esterni o interni allo stesso apparato regionale che tessono come una grande ragnatela sulla quale i criteri di universalità dei contributi prevalgono sulla selettività. Non sarà facile, per chiunque voglia assumersi questo compito, ridisegnare il bilancio.

E poi ci si chiede come mai la nostra regione ha un indice di attrazione di investimenti venticinque volte inferiore rispetto al piccolo Trentino Alto Adige!

Per maggiori informazioni:

Centro Studi Pio La Torre

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Quello “stipendificio” chiamato Regione Sicilia
21 agosto 2008

Bravi, bravi, continuate a magnà !!!Mentre tanti di noi si facevano seccare gli occhi sui libri( ma che bello essere colti e squattrinati, fa tanto intellettuale !!)quelli, i furbetti del quartierino, pensavano a magnare e più magnavano e più volevano magnà e davano pure qualche bella briciola ai loro fidi scudieri.Ma che bravi, che bravi!! Ma quando finirà questa bella magnata? Vincenza
Quello “stipendificio” chiamato Regione Sicilia
23 agosto 2008

Perchè non proporre il lavoro gratuito negli uffici pubblici? Basta con gli stipendi. Unico neo della proposta e che se già si fa poco da pagati, gratis non farebbero proprio un bel nulla. Il futuro è alle porte, preparatevi ad un’Italia irlandese: lunedì, patate; martedì, timballo di papate; mercoledì, sformato di patate; giovedì, patate in umido; venerdì, purea di papate; sabato, patate fritte; domenica, patate al forno.

Se tutti quelli che non abbiamo stipendio dovessimo cominciare ad invidiare lo stipendio degli altri dalla protesta di piazza alla guerra civile il passo sarebbe breve (per fortuna gli italiani sono oggi un poco più vigliacchi di una volta).

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A Sud’Europa n. 23

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