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Quelle opere che passano sotto silenzio

Costruire può essere importante, quasi quanto conservare in buono stato.

di Silvia Zambrini - mercoledì 21 dicembre 2022 - 2860 letture

Che di manutenzione e prevenzione se ne parli a tragedia già avvenuta è un fatto noto e questi termini continuano a non avere sufficiente peso rispetto al loro valore. Sentiamo il parere di chi opera direttamente con la ristrutturazione di edifici dove la gente abita, lavora, studia, trascorre il tempo libero. Incontro con Andrea Madini Moretti, ingegnere e Direttore Tecnico della Società di Ingegneria Engico che si occupa di opere civili e infrastrutturali su tutto il territorio nazionale.

“Manca una coscienza sociale dell’importanza di opere per la conservazione e sicurezza che si dividono in due grandi categorie: di manutenzione delle strutture e di prevenzione vera e propria nei confronti delle calamità naturali (frane, alluvioni, terremoti). Per quanto riguarda la prima bisogna capire che un immobile, dall’appartamento all’intero condominio, alla stazione ferroviaria, al palazzo uffici, allo stabilimento produttivo, al centro commerciale, necessita di un piano di intervento periodico per non lasciare andare le cose a un naturale degrado che nel tempo investe la sicurezza come si è già visto in più situazioni”.

La sicurezza, quale concetto astratto, non rientra nella mentalità comune al pari di quelle comunemente definite grandi opere (treni super veloci che collegano estremi confini, ponti che uniscono le isole alla terraferma). Le opere preventive si vedono nei risultati attraverso la tragedia che si poteva evitare ed è stata evitata: benefici che valgono il costo in termini di non rischio.

“Oggi durante la costruzione di un edificio nuovo, o una galleria, spesso si implementano sistemi di monitoraggio che consentono di tenere sotto controllo alcuni parametri da remoto e in tempo reale costando così molto poco. Ci sono tuttavia situazioni in cui prevenzione vuol dire intervenire per consolidare pendii, mettere in sicurezza intere fette di territorio, per cui bisogna stanziare dei fondi. Spesso però si preferisce pagare i danni dopo che è successa la catastrofe”.

Falla argine

La prevenzione include diversi approcci, da quello per impedire il cedimento di una trave a quello per uscire indenni da eventuali scosse di terremoto: una calamità questa spesso trascurata, alla quale, specie in Italia, tutti si è esposti.

“Il 95% del patrimonio edilizio italiano è stato costruito prima dell’introduzione delle norme antisismiche e quindi non è idoneo a sopportare le sollecitazioni che possono derivare da un terremoto. Scienziati, fisici, geofisici sono riusciti ad analizzare l’entità del rischio sismico, cioè il livello della sua eccitazione, ma non a prevedere il momento dell’evento sismico. Un giorno sarà possibile fare della prevenzione mirata ma per il momento si possono solo riparare i danni: in Italia ciò avviene da parte dello Stato e in parte con i contributi della Comunità Europea. In ambito comunitario è in corso una discussione molto aspra perché i Paesi nordici (che non hanno rischio sismico) non amano contribuire economicamente ai danni dei Paesi del Sud che sono più esposti, specie tutta la fascia mediterranea dal Portogallo fino alla Turchia compresa Italia (ma questo è un altro problema)”.

Spesso si considera il nostro un Paese poco sensibile ai problemi ambientali e alla messa in sicurezza di strutture preesistenti. In realtà una politica di transizione ecologica è in corso già da anni con gli incentivi dello Stato per l’efficientamento energetico e di prevenzione con l’adeguamento sismico degli edifici.

“Le iniziative di bonus per il rifacimento energetico permettono ai proprietari di case (in Italia numerosi) di risparmiare sul gas e inquinare di meno ma sono provvedimenti che oscillano col succedersi dei diversi governi. Lo Stato Italiano per favorire la messa in sicurezza sismica dei fabbricati privati ha disposto dal 2017 incentivi fiscali importanti utilizzati da molti proprietari: ci vorranno decenni per mettere in sicurezza tutto il territorio nazionale ma sul fronte privato la strada è sicuramente quella giusta. Sul fronte pubblico bisogna invece che vengano disposti fondi statali. Fino adesso ne sono stati stanziati parecchi per le scuole di cui il 50% per l’adeguamento sismico e il restante per cose più banali come cambiare i serramenti, sistemare la centrale termica, risolvere i problemi che sorgono di volta in vota. Ma ci sono altri edifici pubblici che devono essere adeguati, prima di tutto quelli strategici, che hanno funzione di protezione civile in caso di terremoto: le caserme, gli ospedali, le autostrade. Molte di queste opere sono iniziate da tempo ma, per l’immensità dell’attività e la scarsità dei fondi a disposizione, procedono con lentezza”.

È curioso come per i nuovi edifici ora sia necessario l’adeguamento a ogni norma di sicurezza, risparmio energetico, assenza di barriere architettoniche (o altri impedimenti) quando quasi il totale della popolazione vive e trascorre del tempo in stabili sotto questo aspetto inadeguati.

“Le case nuove devono essere antisismiche ma rimane un patrimonio edilizio che di fatto non lo è. Per l’adeguamento energetico attraverso un minore consumo, il movimento per l’efficientamento degli edifici è in corso da almeno trent’anni. L’accelerazione che la Commissione Europea in questo momento vuole imprimere al fenomeno non è compatibile con le risorse generate dall’economia del sistema. Per tanto occorrerebbe un nuovo piano Marshall: un progetto di finanziamenti di lunghissimo periodo da condividersi con tutti i Paesi del mondo (non solo l’Europa)”.

Diversamente dalla costruzione di opere mai viste prima, quelle come la pulizia degli argini dei fiumi, il ripristino delle strade e la messa in sicurezza degli edifici non fanno clamore (niente cerimonie con tagli di nastro e discorsi alla presenza dei giornalisti). Ma la giusta consapevolezza avviene anche attraverso l’impegno da parte degli organismi centrali che su queste opere meno appariscenti investono e fanno muovere l’economia al pari delle grandi infrastrutture. Con in aggiunta un valore inestimabile di benessere e certezza... specie di fronte all’imprevisto.


Questa intervista è stata pubblicata anche su Fana.one.



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