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Quella volta che Togliatti passò da Salerno

E quando il compagno Ercoli scese dall’aereo e cominciò a parlare, la storia d’Italia ebbe una svolta improvvisa.
di Sergej - martedì 23 giugno 2020 - 332 letture

All’atto della costituzione della Repubblica furono scritte le regole. Queste regole furono scritte, sotto controllo indiretto da parte degli Stati Uniti ancora in fase rooseveltiana (e dunque democratica), con l’apporto dei partiti nati nella Resistenza: liberali e monarchici, repubblicani e Partito d‘Azione, cattolici, socialisti e comunisti. Ciò che continuerà poi, nel medio periodo, sarà la Repubblica fondata sulle tradizioni socialiste-comuniste, cattoliche e azioniste-repubblicane [1]. Il compromesso iniziale sarà un compromesso rinnovato nel tempo. Su questo Sabbatucci e Mieli nel programma Rai Storia [2] hanno ragione. Con la postilla che la posizione di Togliatti era una posizione che veniva da lontano, dal programma di unità che aveva portato in Spagna nel 1936-1937 e che a Salerno fu ritirato fuori cambiando giusto qualche virgola.

Dopo pochi mesi cambiano gli equilibri: gli Stati Uniti si avviano verso il maccartismo, in Italia prende il controllo il partito cattolico alleato con la destra dello schieramento repubblicano. La sinistra (socialisti e comunisti) va all’opposizione.

Questa seconda fase è contraddistinta da un partito al potere, e da un partito all’opposizione che è escluso da qualsiasi forma di amministrazione, poltrona, governo. In questa fase nasce la caratteristica italiana: i partiti al potere cercano il consenso tra le masse popolari e tra i ceti abbienti locali attraverso l’elargizione di prebende e la corruzione; nasce in Sicilia il connubio tra DC e mafia. L’opposizione fa il cane da guardia e ha funzione di denuncia (senza poter incidere sugli assetti del potere). Dal punto di vista economico, grazie al piano Marshall e alla mobilitazione per la ricostruzione, l’Italia avvia una industrializzazione che fa dumping internazionale: da una parte copia (senza pagare le licenze) i prodotti industriali dei vincitori; dall’altra esporta a basso prezzo profittando del basso salario degli operai - che viene alimentato in una seconda fase dalla tratta di manodopera a basso prezzo che dal Sud salgono al Nord.

La DC prova, vedendo perdere il consenso in prospettiva, a far approvare una legge che favorisca i partiti di governo. Lo fa aprendo alla destra. I disordini sociali innescati fanno recedere il tentativo.

Nella terza fase, la DC avvia un dialogo con i socialisti. Il centro-sinistra permette alcune riforme, ma l’esclusione del PCI continua a rendere il clima politico fragile. Il potere centrale è costretto a cedere in alcune regioni il potere amministrativo locale: comincia la stagione del buon governo delle regioni amministrate dal PCI. Ciò avrebbe consentito di raffreddare leggermente il clima politico generale in Italia se questo non avesse allarmato i timori del padronato e soprattutto senza l’ulteriore mutamento del clima negli Stati Uniti.

La crisi economica e politica e la virata imperiale degli Stati Uniti (la dottrina Kissinger, il golpe in Cile ecc_) sono deflagranti. La DC prova con il PCI il “compromesso storico”. L’uccisione di Moro e la strategia della tensione impediscono una soluzione politica. Si ha un arroccamento della classe dirigente prima (che porterà a uno stallo ventennale). A livello intermedio il compromesso storico significa una spartizione degli incarichi amministrativi. La lottizzazione che prima era solo tra i partiti centristi al potere, con il PCI in posizione di denuncia sugli atti corruttivi; ora diventa compartecipazione: e quando si sta insieme, anche se non si fanno atti corruttivi si è tenuti a non dire nulla sugli atti corruttivi degli altri: ognuno nel proprio lotto fa quel che vuole.

Dalla crisi economica l’Italia esce con una ristrutturazione economica profonda e con un nuovo dumping applicato. Ora si fa leva sul valore monetario e sull’inflazione. Per aiutare le esportazioni si abbassa il valore della moneta. I salari perdono di valore, i prezzi aumentano in maniera "incontrollata" (ovvero facendo arricchire gli speculatori).

Gli accordi sul tessile (ne abbiamo già parlato nei nostri articoli) permettono alla manifattura italiana di trovare una nuova nicchia. Fine della ristrutturazione hard. Lo Stato inizia una politica di forte indebitamento pubblico. La moneta falsa (in pratica) che viene “stampata” serve per contenere la perdita di consenso dei partiti al potere aumentando il livello di corruzione del sistema. Non c’è più bisogno dell’inflazione. Ora siamo in epoca neoliberista. Craxi ottiene la sconfitta del sindacato che da allora perde il protagonismo politico; in cambio ottiene una compartecipazione agli utili della politica che la si fa non attraverso la spartizione di quel che c’è, ma con la spartizione del debito pubblico che si fa. L’Italia perde Somalia ed Eritrea. Il movimento innescato politicamente e formalmente dalla Rete (non dal PCI) porta a Tangentopoli e alla fuga di Craxi.

Dopo il 1989 il sistema non regge. Gli Stati Uniti sembrano non più volersi ingerire negli affari interni italiani, alcune lobby politiche perdono il loro appoggio; si ha una implosione. Il PCI abbandona la propria ideologia e sposa il neoliberismo (più o meno moderato), cambia nome. La transizione viene malamente governata: Cossiga presidente della Repubblica e poi Scalfaro non mi sembra siano stati all’altezza del compito. Nel 1994 Berlusconi riesce a rimettere assieme i ceti che avevano beneficiato della fase precedente e inizia la nuova fase. Non è una “destra” al potere: è un tizio che conosce una sola cosa, fare i propri interessi personali; e un ceto politico che conosce una sola cosa perché su questo ha imparato a fare politica: la spartizione corruttiva degli incarichi, avulsa dal “fine” per cui si fanno le cose. Ciò ha portato il Paese a una nuova imbalsamazione, la mancanza di una ristrutturazione economica in senso moderno, capace di reggere la concorrenza internazionale. I vincitori dicono che non c’è più bisogno del welfare, nato solo per competere con i Paesi dell’Est: senza questi, non c’è più bisogno di una classe media. Ciao ciao classe media.

L’alternanza, nella seconda Repubblica, tra una “destra” e una “sinistra”, ovvero tra Berlusconi e Prodi, non immette mutamenti nella struttura sociale e politica del Paese. Alcune industrie di Stato vengono dismesse grazie al maggiore dinamismo (ahahah! semaforico) di Prodi: la sinistra porta un po’ più avanti la ristrutturazione neoliberista, ma non molto avanti. Esiste un residuo della fase precedente (ex PCI, ceti intellettuali, sinistra radicale: tutti in fase di decomposizione, ma con tempi lunghi di decomposizione…). L’allungamento della durata delle vita incide su tale processo.

Nel frattempo il quadro cambia. L’Italia ha perso il ruolo di paese di frontiera tra Est e Ovest che aveva, con i vantaggi che era riuscita a ricavarsi (di “vetrina” da Bengodi da far vedere ai poveri esti ecc_); la nuova sinistra della Seconda Repubblica cerca di aggrapparsi al processo unitario europeo (visto l’attenuarsi del referente statunitense e la crisi della Russia) provando a vincolare le strutture economiche italiane a quelle europee - stante l’inesistenza di un ceto industriale italiano che continua ad avere come unico sport quello di esportare i capitali all’estero senza investire una sola lire nella ristrutturazione e nell’ammodernamento delle industrie né nella ricerca. L’Italia non riesce a intervenire nel nuovo mercato aperto nei Paesi dell’Est, se non in maniera marginale (le stesse delocalizzazioni avvengono in un quadro opaco dell’economia italiana).

La crisi internazionale del 2006-2013 [3] fa deflagrare nuovamente tutto. L’Italia perde la Libia. Si affaccia in politica una nuova fascia sociale, proveniente dal precariato e dal non-voto, guidata da Grillo e Casaleggio. Nella Terza Repubblica, il partito M5S si ritrova al potere senza avere un ceto politico ancora rodato; senza aver ancora avuto esperienza di governo amministrativo a livello locale (e dunque senza classe dirigente formata), senza struttura, senza quadri politici (età media 30 anni: una classe in formazione, messa sù con l’obiettivo tra dieci anni di andare al potere…) provano prima a governare con la più scaltrita e formata classe politica della Lega, poi con il PD che nel frattempo aveva tentato la carta di un rinnovamento spregiudicato con Renzi, fallito, e che ora si ritrova senza proposte - in equilibrio al ribasso tra ceti di formazione democristiana, socialista ed ex PCI: anche qui, attuando un metodo della spartizione che tutela gli equilibri esistenti ma non il rinnovamento interno e neppure l’eliminazione delle infiltrazioni parassitarie (la “questione morale” all’interno del PD non viene neppure affrontata). La situazione di stallo attuale deriva dal fatto che il ceto politico tradizionale è collassato prima del previsto, e il nuovo ceto politico è ancora troppo giovane e ha poca esperienza per poter prendere in mano le redini della ristrutturazione necessaria. Nel frattempo continuano ad aver campo vecchie parole d’ordine e vecchi slogan, che servono solo a far rimanere gli equilibri come sono: con i ricchi che si arricchiscono sempre di più e i poveri (che ora includono anche media e piccola borghesia) che subiscono un processo non solo di impoverimento, ma di privazione della qualità di vita necessaria per lo sviluppo di nuove idee e per una qualità della vita sufficiente. Il lavoro, a fronte di salari bassi e di mancanza di investimenti, si dequalifica. Il sistema scolastico non posto nella necessità di formare cittadini viene ritenuto inutile. I servizi per i cittadini sono intesi come servizi inutili, per pezzenti, nella accentuata lotta di classe in atto (in cui i poveri perdono ogni giorno: la lotta di classe è infatti quotidiana, non è una cosa che viene data una volta per tutte).

L’assunto neoliberista per cui occorre tenere salari bassi, impedire l’inflazione, tenere l’economia in stato di coma permanente con la stagflazione, lasciando campo alla speculazione puramente finanziaria, di fronte alla pandemia del covid-19 mostra tutti i suoi limiti e il vecchiume che si porta dentro. Ma ancora nuove idee e nuove parole non si sentono risuonare in giro...



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