Quel tratto infilato al punto giusto.


Da Guernica a Pasolini, colpire di punta e di taglio.
giovedì 7 ottobre 2004, di Francesco Chiantese - 1883 letture

Non l’ho mai visto da vicino. Dicono sia grandissimo, lo dicono i manuali, lo dicono gli amici più fortunati di me. Ho un’idea del guernica di Picasso, come di un colpo di fioretto. Ho l’idea di una società che segue con lo sguardo la punta, che gira e si intreccia, fino all’istante prima di essere punta. Ahi! Niente più. Non un’amputazione, non una ferita mortale, ma unt aglio sottile e profondo in un fianco; nulla da impedire movimenti, ma una qualcosa di astuto, che ogni volta che ti muovo "ahi", lo senti. Un’immagine spezzata.

Guernica, per chi non lo sapesse, è una piccola città spagnola che ha il triste primato di essere stata la prima città bombardata nel ’37, di notte. Guernica è uno sguardo di sbieco con cui picasso ha ferito l’umanità, durante l’esposizione mondiale di Parigi nel ’37. E’ unos guardo blu di cielo notturno. Guernica sono due notti. Guernica sono due ferite della società a se stessa. La prima, è opera di macellai. La seconda è opera di maestri. Maestro di fioretto, quel Picasso.

Mi ricorda, nel Guernica, quegli "scritti corsari" (degli editoriali e dei corsivi) con cui Pasolini sgridava la borghesia usando la voce stessa della borghesia (la prima pagina del corriere della sera).

Dove sono ora questi tiratori di stoccate traditrici? Questi uomini capaci di incidere e di scavare a fondo, senza eremitaggio? Dove sono questi corsari?

In questa realtà che regala ai ribelli, l’abito buono delle feste; che ospita gli eretici nelle loro nicchie.

Dove sono quelli che gridano la proprie verità con linguaggi efficaci, che han voglia di fare adepti, di contaminare, di essere ascoltati? Troppo facile gridare in alemanno ed in goto, che questo mondo non va.

Picasso, Pasolini. Sposavano la società e facevano figli. La vecchia abitudine dei ribelli, di inseminare le figlie dei padroni. Per cambiare il ceppo. per cambiare la radice. Per attendere frutti nuovi.

Di questo abbiamo bisogno.

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