In Sicilia la decisione di tornare a puntare su cene e incontri elettorali. Il Cavaliere: rimettersi in gioco ha funzionato. Pagnoncelli: la gente apprezza chi sa reagire. Diamanti: senza di lui perdono
È rispuntato il Grande Venditore, e da Catania s’è rimesso in marcia.
«D’ora in poi, faremo sempre così: due giorni per ogni città e contatti con
tutti, cene, incontri...». Sotto l’Etna, il 7 maggio scorso, il portavoce
Paolo Bonaiuti ridisegnava così la nuova strategia del Cavaliere il quale,
proprio in quelle ore, stava rilucidando il dogma cui nessuno più sembrava
disposto a credere: «Con me si vince, senza me si perde ». Il sociologo Ilvo
Diamanti, che qualche tempo fa a Berlusconi aveva dedicato su Repubblica
un’analisi intitolata «Il presidente senza partito», tira, a caldo, un paio
di conclusioni: «Primo, il Cavaliere sembra aver compreso l’importanza di
avere un partito. Anzi, l’importanza della mobilitazione dei partiti.
Secondo, oggi il suo apporto può essere più una minusvalenza che un valore
aggiunto, ma senza lui la Cdl non vince».
Ricominciando da Catania, Berlusconi è tornato, in quel fine settimana, in
mezzo a casalinghe festose, pensionati esaltati, ragazzini che, in piazza,
gli si stringevano attorno fotografandolo col cellulare. «Qui a Catania solo
Berlusconi porta in piazza tanta gente - assicurava Angelo Alfano,
coordinatore regionale di Forza Italia -. Lui e Costantino Vitagliano».
L’avvocato e deputato Enzo Trantino, di An, indicava con largo gesto della
mano la folla pigiata attorno alla gelateria dove, nel frattempo, Berlusconi
stava consumando la sosta granita: «Dieci giorni fa, qua, in questa stessa
gelateria, sono venuti Prodi ed Enzo Bianco e attorno a loro non c’era
nessuno». Difficile, quella mattina, verificare se proprio nessuno nessuno
si fosse avvicinato alla coppia Prodi-Bianco o se non si trattasse, invece,
di un gagliardo-e preveggente -entusiasmo dell’onorevole Trantino. Ma certo,
annunciavano i forzisti, nella due giorni catanese Berlusconi aveva
riacquistato confidenza, fiducia nel proprio potere seduttivo.
Rimessa in moto la macchina, alquanto arrugginita, del carisma, era tornato
il Grande Venditore. Al PalaCatania, sabato pomeriggio, Berlusconi era
sembrato sincero, quando, portando la mano al petto, si era per così dire
confidato davanti a migliaia di forzisti: «Vedervi qui, così numerosi, mi ha
fatto bene al cuore. Ne avevo bisogno». Pazienza se poi il discorso non se
l’era granché preparato, insistendo su quei soliti tre slogan che non
avevano né sedotto né galvanizzato l’uditorio, pazienza se qualcuno, mentre
ancora Berlusconi stava parlando, aveva riavvolto la bandiera di Forza
Italia lasciando il PalaCatania in anticipo. Alla luce della sorpresa
elettorale, del testa a testa Scapagnini-Bianco, il bagno di folla
dev’essere servito. Chi ha lavorato sul territorio negli ultimi mesi, e ha
visto all’opera la macchina elettorale cidiellina, sostiene che ha vinto il
combinato disposto dell’azione dei partiti e della visita benedicente del
capo.
«La presenza di Berlusconi ha certamente influito sul voto di Catania -
analizza Nando Pagnoncelli di Ipsos -. La gente ha apprezzato il fatto che
il premier non si sia sottratto alla responsabilità, che nel momento più
difficile, dopo una severa batosta elettorale, abbia deciso di rimettersi in
gioco». Certo, e Pagnoncelli lo riconosce, il risultato favorevole alla Cdl
nasce anche dalla forte politicizzazione della campagna elettorale, laddove
il match tra Scapagnini e Bianco è stato presentato quasi come l’ultima
spiaggia per Berlusconi e per la Cdl, ma pure Nicola Piepoli, che col suo
istituto di sondaggi monitorizza settimana dopo settimana la situazione
politica, pure Piepoli, insomma, tende a non sottovalutare il recupero di
carisma di Berlusconi. «Le racconto un aneddoto che con Catania non c’entra
ma che comunque aiuta a capire-esordisce Piepoli -. L’altro giorno, in
piazza del Popolo, a Roma, c’era la festa della Polizia. Il presidente del
Consiglio è arrivato e si è avvicinato a un gruppo di bambini tra i cinque e
i dieci anni. Ha chiacchierato con loro dieci minuti, a colpi di
indovinelli. Ero lì vicino e ho visto come li ha conquistati. Se a Catania,
una città paese, ha fatto cose del genere, è chiaro che poi, la gente, l’ha
raccontato, il Berlusconi catanese è stato raccontato di casa in casa. Il
che, nelle elezioni, aiuta».
Il resto, il lavoro pesante, a Catania l’hanno fatto i partiti, con
un’azione porta a porta che, soprattutto nell’ultima settimana, ha portato
Scapagnini ovunque, e soprattutto in periferia. Chi ha lavorato alla
campagna elettorale si sofferma su un dato: non c’è stato il previsto
spostamento verso il centrosinistra, non solo non si sono mossi i gruppi
dirigenti, ma pure parte di quel voto moderato, borghese, persino un po’
chic, che si pensava in viaggio verso la Margherita. Sintetizza Angelo
Alfano: «Non s’è visto l’effetto Latteri», alludendo al professore
universitario passato di recente alla Margherita. Anche Ilvo Diamanti legge
nel successo della Cdl a Catania un combinato disposto del ritorno di
Berlusconi e della conferma del peso dei partiti. «Berlusconi è stato
costretto a fare campagna elettorale, a prestare attenzione a quelle lobby
locali che soprattutto in Sicilia, ma in generale in tutto il Sud,
gestiscono in modo versatile i voti di cui dispongono» osserva il sociologo.
Da domani le mosse del Grande Venditore saranno di nuovo osservate con
speciale attenzione.
L’articolo di Maria Latella è stato pubblicato il 17 maggio 2005, su www.corriere.it