Regia: Chris Kraus. Cast: Monica Bleibtren, Hanna Herzsprung, Sven Pippig. Genere: Drammatico.
Nel carcere femminile di Lickau, un’ anziana donna, Traude Kruger, insegna a suonare il pianoforte a quattro detenute. Fra le allieve la più brava è Jenny, in carcere per omicidio, affetta da crisi di aggressività ed ex bambina prodigio dotata di un talento musicale straordinario. La sua insegnante farà di tutto per farla partecipare ad un concorso per giovani pianisti...
Due donne, una ultraottantenne (Traude, l’insegnante di musica), l’ altra una teen-ager (Jenny, l’allieva), una chiusa nel suo mondo di regole e apparentemente impermeabile alle emozioni, l’altra insofferente ad ogni imposizione e in preda ad improvvisi attacchi di violenza. La più anziana ama solo la musica classica e disprezza quella leggera, la ragazza invece adora la musica moderna, il jazz e l’ hip-hop. Due figure molto diverse, e con un vissuto diverso, ma c’è qualcosa che le unisce e le rende più simili di quello che sembra: entrambe sono perseguitate da un passato ingombrante, un fardello che ha condizionato tutta la loro vita rendendo le loro esistenze difficili e problematiche.
La signora Kruger ha vissuto il suo grande e unico amore durante il regime nazista: era innamorata di una donna che verrà poi condannata e uccisa dal regime in quanto comunista, oltre che lesbica. Jenny ha alle spalle un passato fatto di abusi sessuali (il padre adottivo la violentava dall’ età di 12 anni), è accusata di un omicidio forse commesso da lei, forse no. Entrambe sono senza futuro, una anche per raggiunti limiti di età, l’altra perchè condannata a trascorrere molti anni in carcere. Se c’è una debolezza in questo film è il non aver indagato a sufficienza sul vissuto delle protagoniste: anche i flash-back sul passato della signora Kruger in realtà non dicono più di tanto o comunque non vanno molto in profondità così come non abbiamo molti elementi sulla vita di Jenny prima del carcere.
Il tema centrale del film è la musica, il rapporto difficile fra creatività e disciplina, libertà e necessità di regole, una difficoltà ben rappresentata dal rapporto fra le due protagoniste, che si scontrano ma nello stesso tempo non possono fare a meno l’ una dell’ altra: la musica è, dunque, catarsi, massima espressione di se stessi, possibilità, ma anche fuga da un’esistenza intollerabile e senza vie di uscita. La signora Kruger, dopo il tragico epilogo della sua storia d’amore vissuta in gioventù, si rifugia nel pianoforte come unica salvezza e fonte di emozioni, mentre Jenny, che ha perso la sua libertà in carcere (ma che in realtà l’ aveva già persa prima, in quanto vittima di un padre-stupratore) usa il pianoforte per "liberare" se stessa, ed è tanto il bisogno di libertà che riesce a suonare anche con le manette ai polsi: proprio nei "quattro minuti" finali la vediamo esibirsi in una splendida performance in cui darà il meglio di sè, in cui si sentirà libera, forse per l’ ultima volta, prima di tornare in carcere.
Quattro minuti di Chris Kraus
17 giugno 2007, di :
marta
Ho trovato il film piuttosto freddo, nonostante le grandi emozioni che rappresenta o vorrebbe rappresentare. Si avverte costantemente la presenza della ricerca tecnica e dell’occhio del regista, apprezzabili ma fastidiosi ai fini della narrazione e del coinvolgimento dello spettatore. Anche le scene di violenza carceraria, oggettivamente terribili, sembrano guardate più che vissute. In questo somiglia abbastanza all’altro film tedesco del momento, "Le vite degli altri" che, comunque, mi è piaciuto di più. Nell’insieme sono un po’ delusa. La scena finale sarà pure retorica, come ha scritto qualcuno, ma secondo me è l’unica veramente coinvolgente e quella in cui la giovane attrice, grazie anche all’abilità tecnica del regista, dà il meglio di sè.Somiglia un po’ troppo ad alcune scene di "Shine" ma, insomma, è bella. Anche l’inchino finale e il sorriso della ragazza.