Quante stronzéte!

Siamo alle comiche ma purtroppo non quelle finali. Ne vedremo ancora. Di peggio
di Adriano Todaro - mercoledì 30 gennaio 2019 - 2212 letture

Lo psicologo e neurologo Franco Basaglia ha compiuto una cosa positiva e una negativa. Positiva perché 41 anni fa ha fatto chiudere i manicomi; negativa perché oggi non sappiamo più dove portarli, i pazzi. Siamo pieni di pazzi e pazzoidi, ci sono pazzi dappertutto e, il bello, è che non lo sanno e non si rendono conto della loro pazzia a volte anche geniale.

Prendete ad esempio l’Omino Schifoso e Rimbambito. Questo se ne va in Sardegna e se ne esce con una frase che Basaglia avrebbe attentamente analizzato: “Ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa, dove manca il pensiero profondo del mondo”. Ora forse il portavoce di quel che rimane del suo partito, Giorgio Mulè, dovrebbe avvisare il capo che la Sardegna fa parte dell’Italia e che a sua volta fa parte dell’Europa. Inoltre, lui, il pregiudicato, dovrebbe portare in questa Europa il “pensiero profondo del mondo”. Alla frontiera chiedono: "lei dove va?" Il vecchietto disorientato, dopo essersi aggiustato il pannolone, risponde: “Io vado a portare il pensiero profondo del mondo”. I doganieri magnanimi: “Vada vada, buon uomo. Torni a casa che è meglio”.

L’Alberti Casellati detta Maria Elisabetta vuole, invece, diventare presidente della Repubblica. Le ambizioni vanno bene, però è necessario anche accontentarsi. Lei ha già due cognomi e di mestiere si è aggiudicata la presidenza del Senato. Il posto di presidente della Repubblica viene libero nel 2022. Lei, la Alberti Casellati ha 73 anni; nel 2022 ne avrà 76. Quindi potrebbe essere una giovane donna presidente della Repubblica. Intanto studia e siccome non ce la fa a parlare con tutti ha pensato bene di assumere il terzo portavoce, Maurizio Caprara che è stato consigliere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e direttore dell’Ufficio per la Stampa e la Comunicazione del Quirinale. Quindi, ha pensato la Maria Elisabetta Vien Dal Mare se ha consigliato così bene Giorgio di Savoia che in quel posto c’è restato per ben due volte, saprà consigliare anche me.

C’è uno, poi, ascoltato come se fosse un profeta biblico che qualsiasi cazzata spari, diventa notizia da prima pagina. È stato ministro con quello del loden, quello bravo che ha regalato tanti miliardi alle banche e altre cosette tipo la Fornero piangente. Di nome fa Carlo e il nonno faceva Luigi Comencini. Lui si è dato alla finanza e ha lavorato anche alla Ferrari. No, non cambiava le gomme, cosa avete capito. Faceva il responsabile gestione relazioni con i clienti e con le istituzioni finanziarie, cioè non faceva un belino di niente. Ha fatto tanto altro e anche, come dicevo, il politico. E che politico! Oggi tutti a dibattere su il “Manifesto per la costituzione di una lista unica delle forze politiche e civiche europee” che lui ha lanciato. Manifesto che vede la convergenza sia di Zingaretti e sia di Martina. Ma piace anche al tonno Del Rio e a tanti intellettuali che non sanno mai dove andare. Piace a quelli del Sì Tav, piace al duo sfigato Fassino-Chiamparini e alla Elenuccia nostra. Piace al Pisapia rapinato e alla Boldrini senza lavoro. Piace anche al presidente della Toscana Enrico Rossi ma Calenda non vuole quelli di LeU. Rossi fa parte di LeU e anche la Boldrini. Boh! Troveranno, senza dubbio, un compromesso.

Chi, invece, non ama i compromessi e il viceConte Salvini. La pacchia è finita veramente cominciando dal Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) vicino a Roma. È stato un grande successo averlo sgomberato. Dentro ci stavano fancazzisti che vivevano con i nostri soldi, lavoravano (poco) per l’Amministrazione comunale, imparavano l’italiano. Ora sono fuori con la loro valigetta. Dove andranno? Un po’ hanno dormito alla stazione Termini, altri in giro. La pacchia, invece, è cominciata per chi delinque. Nuova linfa è arrivata e così poi si potrà dire: “Basta con i negher, non ne possiamo più di furti, di stupri, di delinquenza”. Anche Calenda nel suo manifesto ha parlato di “sicurezza” non delle diseguaglianze, non che il 5% più ricco degli italiani possiede una ricchezza equivalente a quella posseduta dal 90% più povero. Grazie al “Manifesto” però cambieremo. Sono le famose Calende greche-romane.

Un cambiamento arriva, invece, dai 5 Stelle che hanno fatto la loro “convention”. Si dice così, non fate quella faccia. Luigino ha fatto la solita gaffe e ha affermato che voleva sostituire il regista Pupi Avati, morto secondo lui, con Lino Banfi nella Commissione italiana per l’Unesco. Avati ha dichiarato che non è morto e, per ora, non se la sente proprio di morire. Inoltre lui, il regista, non ha ancora capito cosa deve fare perché quella Commissione non si è mai riunita.

Quando l’ha saputo il Salvini, si è incazzato e ha tuonato: “Prima gli italiani!”. L’addetto stampa gli ha fatto notare che Lino Banfi è italiano, anche se del Sud. E così si è corretto facendosi e facendo una domanda epocale: “E Jerry Calà, Renato Pozzetto, Umberto Smaila?”.

Chissà se il Calenda greco-romano, il duro Salvini e il Luigino di Avellino hanno mai sentito parlare di Eros Cinti e Manuel Cipollaro. Il primo, Cinti, aveva 42 anni ed è morto mentre lavorava all’Ansaldo Energia di Genova. Padre di due figli di 6 e 11 anni, era vedovo da un anno dopo che la moglie era morta di tumore. Manuel Cipollaro, invece, di anni ne aveva 29 ed è morto cadendo dal tetto di un centro commerciale di Ariccia, ai Castelli romani. E chissà se qualcuno li ha informati di Gianfranco Caracciolo, 37 anni, folgorato in un cantiere di Vicenza, Antonio Puleo, 64 anni, schiacciato da un muletto a Palermo, Assane Nokho, 62 anni, schiacciato dal trattore a San Miniato. Questi sono morti, tutti e tre, venerdì 25 gennaio.

Siamo sicuri che non ne hanno mai sentito parlare. Sono morti proprio mentre i tre dell’Ave Maria, come direbbe Lino Banfi, dicevano un sacco di stronzéte.


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