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Quante generazioni ha perso l’Afghanistan in questa maledetta guerra?

Testimonianza di Matteo, Medical Coordinator di EMERGENCY a Lashkar-gah
di Redazione - mercoledì 30 gennaio 2019 - 690 letture

“Mi ha appena telefonato Salim. Ha ricevuto una chiamata da Sangin, una delle zone più pericolose dell’Afghanistan, nel sud del Paese. Un drone ha ucciso 6 persone, 3 feriti stanno per essere portati al nostro Posto di primo soccorso.

Abbiamo passato 48 ore terribili. Dopo un periodo di relativa calma, la zona è stata colpita dai bombardamenti.

L’altro ieri abbiamo ricevuto in ospedale qui a Lashkar-gah 4 bambini: 9, 6, 4, 3 anni. Tre maschi e una femmina. Sono stati feriti da un razzo sparato da un elicottero sulla loro casa. Avevano ferite all’addome, al torace, pieni di schegge.

Il giorno dopo sono arrivati due ragazzi, 25 e 27 anni, e due sorelle di 7 e 15 anni, tutti colpiti da un bombardamento che – ci hanno raccontato – ha ucciso altre 10 persone.

E poi nelle ultime ore, sono arrivati 4 feriti: due già morti all’arrivo, due poco dopo. E poi una famiglia, madre con 4 figli, uno arrivato già morto.

Quante generazioni ha perso l’Afghanistan in questa maledetta guerra?”

Una rete capillare di presidi sul territorio, per offrire cure e primo soccorso anche nelle zone più remote.

L’accesso alle cure per la popolazione afgana è molto difficile: mancano strutture sanitarie gratuite e le caratteristiche del territorio rendono difficili gli spostamenti. Perciò, fin dal nostro arrivo in Afghanistan, abbiamo creato una rete di Centri sanitari e di Posti di primo soccorso (FAP – First Aid Post), collegati ai nostri ospedali tramite un servizio di ambulanze operativo 24 ore su 24.

Nei Centri sanitari, infermieri e medici locali supervisionati dallo staff internazionale di EMERGENCY offrono assistenza sanitaria di base; nei Posti di primo soccorso si occupano di stabilizzare i feriti per poterli trasportare in ospedale in sicurezza.

Punti di riferimento per le comunità locali

Abbiamo costruito i primi FAP in piccoli villaggi isolati o su passi montani, in un’area altamente minata. La rete si è poi ampliata negli anni – anche su richiesta delle comunità locali che si rivolgono a noi per avere un punto di riferimento medico e sanitario nel proprio villaggio – fino a includere oggi oltre 40 località:

Area di Kabul: Andar, Barakibarak, Chark-Logar, Gardez, Ghazni, Gurband, Laghman, Maydan Shahr, Mehtarlam Mirbachakot, Pul I Alam, Sheikhabad, Tagab, orfanotrofio maschile e orfanotrofio femminile di Kabul, Governor Jail, Investigation Jail, Female Jail, Juvenile Centre, Transition Prison, carcere di Pol i Charki.

Area di Anabah: Abdara, Anabah, Anjuman, Changaram, Dara, Darband, Dasht-e-Rewat, Gulbahar, Hezarak, Kapisa, Khinch, Koklamy, Oraty, Peryan, Poli Sayad, Said Khil, Sangai Khan, Shutul.

Area di Lashkar-gah: Garmsir, Grishk, Marjia, Musa Qala, Sangin, Shoraky, Urmuz.

Nell’epicentro del conflitto afgano, un ospedale per le vittime di una guerra che continua nella disattenzione dell’opinione pubblica

Nel sud dell’Afghanistan la situazione è ormai fuori controllo e la provincia di Helmand è diventata la più pericolosa di tutto il Paese. Da più di un anno ormai i talebani hanno intensificato i combattimenti a Musa Qala, Naw Zad e Kajaki nel nord di Helmand per rinforzare il loro controllo sulle aree di produzione dell’oppio. Nel contempo hanno lanciato l’offensiva nei villaggi di Garmsir, Nahr-e-Seraj, Nad-e-Ali, Nawae-Barakzai nel tentativo di circondare Lashkar-gah.

L’estensione dei combattimenti ha reso spesso impossibili gli spostamenti anche per le ambulanze, impedendo l’accesso alle cure alle vittime.

Un impegno sempre più grande

A ottobre 2016 i combattimenti sono arrivati a pochi chilometri dal capoluogo: in quel mese abbiamo registrato il numero di feriti più alto dall’apertura dell’ospedale, 375 pazienti ammessi per un totale di 759 procedure chirurgiche. Ancora oggi gli scontri tra esercito e talebani sono quotidiani: “la sera bombardano sempre, a 4-5 chilometri da qui” racconta Roberto, infermiere.

Per rispondere all’emergenza abbiamo ampliato l’ospedale con una nuova fisioterapia e una sala per le medicazioni.

Per offrire aiuto anche alla popolazione dei villaggi più lontani, nel corso degli anni abbiamo aperto nella zona una rete di Posti di primo soccorso, l’ultimo dei quali nel 2016 a Shoraki, un villaggio della cintura di Lashkar-gah.

La formazione del personale afgano

Come l’ospedale di Kabul, anche l’ospedale di Lashkar-gah è stato ufficialmente riconosciuto come centro per la formazione in chirurgia di urgenza e traumatologia dal ministero per la Salute pubblica. Nel corso del 2016, 6 chirurghi nazionali hanno proseguito il loro percorso di formazione.

Un segno di pace

Il Centro chirurgico di EMERGENCY per vittime di guerra a Lashkar-gah è dedicato al giornalista e uomo di pace Tiziano Terzani.


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