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Quante cose che ci ha regalato


Difficile non pensare a Nino Manfredi come ad uno di famiglia
mercoledì 9 giugno 2004, di Ugo Giansiracusa - 1957 letture

Mi piacerebbe riuscire a scrivere qualcosa che non sia semplicemente un saluto o un ricordo. Perché proprio non voglio pensare che se ne è andato. Perché mi sembra quasi impossibile che non ci sia più. Se ho voglia di incontrare e vedere e salutare il Manfredi che aveva ancora poco più di trent’anni mi basta guardare "Gli innamorati" di Bolognini per ritrovarlo con ancora tutta una vita da vivere. E l’assurdo paradosso di incontrare qualcuno che non c’è più in un momento in cui io non c’ero ancora si può magicamente realizzare. Oppure posso cercarlo già quarantenne in uno dei tanti film che gli hanno permesso di far conoscere il suo grande talento come "Io la conoscevo bene", "Il padre di famiglia", "La ballata del boia". Se voglio posso cercare il dialogo con il Menfredi maturo di "Cafè Express", "Pane e cioccolato", "Per grazia ricevuta" e cercare di imparare qualcosa, della vita che ha vissuto, nei suoi occhi sempre un po’ malinconici. Se lo desidero posso chiedergli di raccontarmi "Le avventure di Pinocchio" e immergermi, con lui, nel sogno della favola. Con lui posso ancora ridere o piangere o pensare o sognare. Potrò farlo in ogni momento.

Ovunque rivolga i miei ricordi posso riconoscere la sua fra le tante facce che hanno segnato la mia vita. Come una presenza quasi costante, come qualcuno di questa famiglia allargata e surreale che mi ha regalato la società dello spettacolo. Impensabile fare un seppur minimo riepilogo di una carriera e una vita che lo ha visto interprete di più di ottanta titoli cinematografici, di tante trasmissioni televisive, perfino di una lunga serie di spot pubblicitari che hanno impresso nella memoria quel "più lo mandi giù, più ti tira su" che è una citazione che in me ha quasi più valore di una qualsiasi di Platone o Socrate.

Mi vengono in mente, come onde sulla spiaggia, tante immagini, prese dai più disparati contesti, in cui Manfredi mi manda un sorriso, una parola, uno sguardo. Una dopo l’altra si susseguono immagini su immagini che mi è impossibile catalogare e fermare e considerale lontane. Quel suo sorriso aperto e sincero sotto quegli occhi che non sembravano mai poter essere felici. Quel suo parlare canzonatorio e pacato. Quei suoi gesti sereni e calmi e imperturbabili qualsiasi cosa avesse intorno. La sua capacità di trasformarsi in un’incredibile varietà di personaggi, dai più popolari ai più sofisticati, rimanendo sempre e comunque se stesso.

Sono sicuro che ognuno di noi sente Manfredi in maniera diversa e personale. La mia immagine è di un uomo che non si è mai preso troppo sul serio, che non ha mai tentato di lottare contro la vita ma di scherzarci e riderci sopra rendendosi conto che la partita è impari. L’immagine di uomo che cammina sempre col suo passo sia che intorno a lui nevichi o piova o splenda il sole. E mentre cammina si guarda intorno per trovare negli altri il suo prossimo personaggio, la prossima smorfia, la prossima battuta. Così che si formi un specie di cerchio magico in cui dalla gente prende ispirazione, la rielabora con il suo talento e poi alla gente la restituisce per regalare sorrisi e pensieri e sogni che non eravamo coscienti di possedere.

Ce la sto mettendo tutta per scacciare la tristezza e la rabbia. Per non pensare a Menfredi come qualcuno che non c’è più, per non pensarci come a qualcuno che negli ultimi 20 anni ha avuto pochissime possibilità di regalarci ancora qualcosa, per non pensare che sempre troppo tardi arrivano le parole e i ringraziamenti e i ricordi e magari i premi e le celebrazioni. Solo un attimo dedico al pensiero di quanto in più avrebbe potuto darci se troppo spesso, negli ultimi anni, non fosse stato dimenticato e relegato ad essere un simbolo di un cinema ormai lontano.

Concludo con un piccolo, personalissimo, ricordo. Perché è giusto dire, ricordare e affermare che anche attraverso uno schermo cinematografico si può essere vivi e veri e importanti e portare avanti le proprie idee. È stato grazie alla sua presenza, quasi gratuita, nel film "Colpo di luna" che ho conosciuto la comunità terapeutica Majeusis che tanto ha aiutato, in seguito, mio fratello. Ecco che l’uomo e l’attore Manfredi, come sempre ha fatto, si fondono in un’unica entità capace veramente di dare qualcosa a chi abbia voglia di ascoltarlo e guardarlo. Ed è veramente impossibile, in così poche parole, enumerare quante cose Manfredi ci ha regalato. Forse questa è un’operazione che ognuno di noi potrà fare in solitudine, magari guardando uno dei suoi tanti e splendidi film.

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