Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Politiche |

Quant’è fragile la democrazia

Dovrebbe essere la forma di governo perfetta, ma alcune criticità congenite la rendono spesso anticipatrice di regimi autoritari
di Emanuele G. - mercoledì 25 settembre 2013 - 2723 letture

La democrazia è un artificio inventato dagli uomini per rendere partecipi quanti più esseri umani ai processi decisionali afferenti la sopravvivenza di un gruppo di persone. Almeno se moriamo tutti lo si decide a maggioranza! L’affermazione dell’artificio denominato democrazia non ha mai assunto i caratteri di marcia trionfale. Dopo il fulgido esempio di Atene la tenue fiammella della democrazia si riaccese solo nell’Inghilterra dell’ “Habeas Corpus” e di Cromwell. A dir il vero neanche la stessa Atene può essere considerata culla della democrazia. E’ stato calcolato che partecipavamo attivamente alle decisioni non più di 40.000 suoi cittadini. Per certi versi meglio definire la forma di governo di Atene come “aristocrazia”. Governo dei migliori. Da tale evidenza storica si comprende quanto sia fragile la democrazia. Sono occorsi millenni affinché potesse essere reputata la migliore forma di governo possibile. Anzi, quella che comporta la massimizzazione di un numero alquanto consistente di aspetti critici.

Pur tuttavia chiediamoci come mai la democrazia si trasformi con fare frequente in regime autoritario. Ovverossia si passa da una situazione di condivisione delle scelte ad un’altra fase che prevede l’assunzione dei poteri decisionali in capo a una sola persona. E’ del tutto chiaro che la democrazia conviva con criticità congenite tali da indebolirla dall’interno. Tale aspetto dovrebbe convincere tutti noi a riflettere profondamente sul concetto di democrazia. Una forma di governo che non è una conquista definitiva, ma che necessita di una diuturna battaglia per riaffermarne i principi basilari. Forse siamo stati tratti in inganno dal fatto che ce la siamo trovata bella e pronta. Non pensando minimamente a quante procelle è andata incontro per farsi largo nel mare della storia.

Il dibattito sulle criticità endogene della democrazia è molto ampio e complesso. Eppure non intendo in alcun modo tediare i lettori con analisi fin troppo monumentali. Perciò è mia intenzione indicarne alcune. Quelle maggiormente indicative in grado di saggiare lo stato di salute della democrazia.

I. Per prima cosa qualsiasi tipologia di forma di governo è espressione del corpo sociale. Cosa significa? Che la forma di governo è una variabile dipendente da definite caratteristiche presenti nel corpo sociale. Abbiamo una forma di governo “x” in quanto il corpo sociale esprime caratteristiche “1”, “2”, “3” e così via. Pertanto un corpo sociale esprime come forma di governo la democrazia perché ha assunto delle caratteristiche specifiche. C’è democrazia quando il corpo sociale è tollerante, dinamico e tende al benessere generale. Un corpo sociale avente caratteristiche differenti da quelle citate poc’anzi non potrà mai scegliere la democrazia;

II. Chi rappresenta il corpo sociale dentro le c.d. “istituzioni” ha da possedere caratteri del tutto peculiari. Mi riferisco a chiunque opera in qualità di rappresentante dei cittadini: partiti, associazionismo, sindacati, ordini professionali e altro ancora. Le qualità fondamentali di un rappresentante che fa della democrazia il proprio vessillo sono le seguenti: moralità, trasparenza e rispetto delle leggi. A scorrere il grande libro della storia non si hanno notizie di rappresentanti del corpo sociale in regimi totalitari;

III. Infine lo Stato. In un contesto democratico lo Stato non funge da semplice espressione di potere e autorità. Che sono elementi da prendere in massima considerazione. Esso – lo Stato – è da ritenersi il primo garante assoluto della legalità. Aspetto per nulla essenziale in una monarchia assoluta. Lo Stato, inoltre, ha da impegnarsi per l’uguaglianza dei propri cittadini e assicurare loro condizioni di vita dignitose. Da non dimenticare, altresì, il principio di amministrazione parsimoniosa dell’erario pubblico. State certi che nella Germania nazista o nell’Unione Sovietica staliniana gli Stati erano macchine assoggettate ai bisogni del tiranno per nulla interessate ai succitati principi.

Per far sì che i principi enunciati nei suindicati paragrafi siano concreti, effettivi e reali necessita che sia presente una particolare forma mentis. Forma mentis che si definisce sentimento di adesione piena alla democrazia. Cioè se il corpo sociale non sente la democrazia come qualcosa di conveniente, necessario e utile non ci potrà mai essere vera democrazia. E quando questa capacità di sentire collettivamente la democrazia tende a decrescere ecco aprirsi – molto facilmente – la strada a regimi che fanno della negazione del valore dell’uomo il proprio modus operandi. Per assurdo i punti di forza della democrazia sono, allo stesso tempo, i suoi punti di debolezza. Se non c’è una vis etica e civile che li sostiene la democrazia declina facilmente in dittatura. Avete, quindi, capito quanto sia fragile la democrazia? Se tutti noi la “sentiamo”. la democrazia diventa un valore imperituro. Se fingiamo di sentirla oppure non la sentiamo affatto siamo pronti per novelli Hitler, Mussolini e Stalin.


Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -