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Quant’è buono il cappuccino siciliano

I Cappuccini di Sicilia: percorsi di ricerca per una lettura storica / Salvatore Vacca. - Caltanissetta-Roma : Salvatore Sciascia editore, 2003. - ISBN 88-8241-139-7.

di Sergej - giovedì 12 maggio 2016 - 6808 letture

Ok, un piccolo scherzaccio. Il titolaccio, solo per attirare l’attenzione del lettore distratto per un libro prezioso, in cui sapienza storica e amore per la "cosa" si danno la mano a fare un testo che, chi si occupa di storia della Sicilia, sente essenziale.

"La storia è la vita" scrive Salvatore Vacca (pp. 561 e segg), "al di là di tutte le definizioni e di tutte le astrazioni, l’uomo racconta se stesso nella propria storia. Attraverso la documentazione citata, ho desiderato solo raccontare noi stessi. La storia è la ricerca del vissuto, di quel vissuto a partire dal quale tutti noi viviamo la nostra vita. Essendo vita ogni documento, la tabula rasa di cartesiana memoria, in sede storiografica, non è altro che una menzogna, una tentazione. Non si parte, né si riparte mai da zero: ogni frutto porta il suo seme. Il nostro essere appartiene più alla storia degli altri, a quella dei nostri genitori, che a noi stessi. Noi ci raccontiamo nei nostri padri e nelle nostre madri, e saremo raccontati nel racconto di coloro i quali ci succederanno. Permaniamo nel tempo. Molte fette della nostra vita fanno parte della storia e della vita degli altri. La storia di ogni uomo si inviluppa nella storia di numerosi altri.

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I cappuccini in Sicilia

Ci comprendiamo secondo schemi riflessi nella famiglia, nella società, nello stato in cui viviamo. Per questo l’oggetto della storia non è più l’uomo singolo, ma gli uomini. Dietro ad ogni ricerca storica c’è sempre l’uomo: non l’uomo, ancora una volta, mai l’uomo, ma le società umane, i gruppi organizzati. La storia non è mai soltanto l’avvenimento di un soggetto, essa è sempre e soltanto storia che si svolge innanzitutto ’tra’ dei soggetti, è storia fatta insieme, nonostante tutte le possibili differenze nella soggettività dei soggetti. Il mio intento è stato solo quello di far cogliere che stiamo costantemente dentro delle tradizioni che ci appartengono e che sono nostre e di cui, riconoscendole in un rapporto dialogico, poetico, vogliamo liberamente appropriarci".

Salvatore Vacca è frate, vice direttore della facoltà teologica di Sicilia (Palermo). Nel 2003 ha pubblicato presso il sempre meritorio Salvatore Sciascia editore I Cappuccini di Sicilia: percorsi di ricerca per una lettura storica. Oggetto, la storia dell’ordine dei frati cappuccini in Sicilia, attraverso alcuni saggi che sono degli spaccati interessantissimi su alcuni aspetti della storia della Sicilia - attraverso le attività e la tensione spirituale di questo ordine cattolico. I saggi del libro riguardano: l’origine dei Cappuccini (dal punto di vista storiografico), e la storiografia interna dei Cappuccini; la religiosità popolare nel XVI secolo attraverso quello che hanno lasciato scritto Cappuccini e Gesuiti: molto interessante la tabella con l’elenco dei "miracoli" dei frati cappuccini a partire dal XVI secolo; i Cappuccini durante e dopo la soppressione degli ordini religiosi nel 1866. Molto interessante i dati riguardante consistenza dei conventi e dei religiosi attivi attraverso i decenni. Quello di Vacca non è solo un libro importante perché colma alcune lacune nella storiografia dell’argomento trattato, ma proprio come exemplum di storia, di come fare storia maneggiando un argomento non facile come quello religioso (soprattutto a causa del problema delle fonti).

L’ordine dei frati minori cappuccini (questa è la dizione odierna di quest’ordine: Ordo fratrum minorum capuccinorum) è uno dei tre ordini maschili mendicanti della famiglia francescana. Da Wikipedia al solito si può partire per maggiori informazioni. Un ordine nato attorno agli Venti del XVI secolo nel tentativo di un "ritorno alle origini francescane" e di una maggiore coerenza con le istanze poveristiche (pauperistiche) ed evangeliche. I cappuccini in effetti si sono sempre collocati in maniera più vicina ai poveri, rispetto ad esempio ai gesuiti o ad altri ordini. Cappuccino era Bernardino Ochino che nel XVI secolo aderì al protestantesimo. E Salvatore Vacca nota come tutti i documenti riguardanti le origini dei cappuccini, del ramo calabrese, sono state censurate. Per intenderci: fra’ Cristoforo di Alessandro Manzoni è un frate cappuccino.

Nella storia della Sicilia i cappuccini svolsero un importante ruolo volto a cercare di mitigare gli effetti della miseria e delle malattie, assistendo i poveri e creando mense e ospedali per i poveri. Vivendo in (relativa) povertà. Senza mai pensare che si potesse risolvere in qualche modo la povertà (ma su questo non credo che noi uomini e donne del XXI secolo siamo ormai in grado di dire qualcosa). Per contro si pensi all’opulenza dei fratacchioni benedettini del monastero di San Nicolò a Catania. Una storia che fu travolta dopo il 1866 quando le proprietà ecclesiastiche furono intascate dallo Stato sabaudo e italiano.


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