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“Quando prepari i bignè..."

Dolcezze letterarie da assaporare, tra una segreta ricetta e un buon libro. A Scaletta Zanclea (ME), nella pasticceria di Nino Miceli.

di Piero Buscemi - giovedì 8 febbraio 2007 - 4577 letture

“Quando prepari i bignè, devi avere la capacità di isolarti dal contesto in cui ti trovi”. Nino pronuncia queste parole con un tono un po’ accademico e la quasi presunzione che io non sarò in grado di contestare le sue dottrine. “Non farti distrarre dai risolini in sottofondo, che si possono sentire frequentemente all’interno di un laboratorio di pasticceria” – continua nella sua esplicazione, “in teoria, chiunque si può cimentare in questo lavoro, ma solo i migliori la trasformano in arte”.

Intanto le sue mani vanno veloci, ma con delicatezza. Non riesco a seguirle, troppo impegnato a coordinare l’occhio e la mente. Preferisco non aggiungere altre domande e mi affido alla sua voglia di trasmissione. “Sembra facile: consulti un libro di ricette, segui le indicazioni e questo ti fa illudere che il risultato che otterrai, sarà almeno vicino a quello che ti aspettavi. Ma non è così. A quelle nozioni fredde e distaccate, devi saper amalgamare la creatività e l’esperienza che scorrono nelle tue vene, dal cuore del pasticciere, giù fino agli estremi più reconditi del tuo corpo. Per poi farli sprigionare nella creazione attraverso i polpastrelli. Insomma, è come fare all’amore!”

Forse esagera, ma la passione che ha messo nella descrizione dell’azione che si unisce all’impulso emotivo, lascia trapelare quasi un orgasmo. Da quelle mani in movimento al piacere che vivrà il palato.

Nino continua la lezione: “Anche il contenitore ha la sua importanza. E’ qui che gli ingredienti si uniscono cedendo un po’ della propria alterigia. Tu sei solo uno spettatore e ti illudi di avere il controllo della miscela, ma la tua partecipazione è quasi indiretta. Se dopo anni di questa arte, non riesci ad abbandonare la mente a gesti mandati a memoria, tanto da non ricordare dove hai abbandonato il ricettario, allora cambia mestiere”.

“Il latte che cattura il burro, adulandolo nel tepore che scioglie. La farina liberata dal crìu (setaccio) delle sue impurità, pronta ad unirsi all’orgia. Lentamente, per assaporare le impennate e le cadute di un abbandono incontrollato. Le dita, senza alcuna infiltrazione artefatta che non sia un semplice cucchiaio di legno, raggiungono l’estasi mentre quel corpo informe esterna la sua natura tentatrice. La pazienza di un attimo di quiete dopo la tempesta, pronta a ricominciare, inappagata puttana che sconcerta ma seduce. Ed ecco le uova, ad una ad una, tuffarsi nell’oblio e colorare di giallo quel falso pudore. Una pozione da far scivolare in generose rotondità sulla teglia, già umida e arresa a quell’impeto invadente. Ed infine, il caldo accogliente del forno che sollecita, che innalza, che modella”.

Attendiamo il fine cottura. Leggo sul ricettario i sette minuti necessari seguiti da un abbassamento della temperatura a completare l’opera, ma Nino intuisce la mia curiosità e mi corregge: “La sensibilità dell’olfatto stabilisce quando è il momento di sottrarre la preda alle fauci”.

Poi, la teglia di bignè invade l’aria e la mia golosità. Nell’attesa che si raffreddino, Nino mi coglie di sorpresa. Spalanca una porta a soffietto e…non più banchi espositivi, né macchine del caffè, né contenitori di plastica a mostrare cornetti e saccottini, né carta lucida e nastrini colorati da confezione. Una saletta arredata da tavoli e poltrone. Una luce soffusa, qualche stampa alla parete che riproduce immagini di dipinti murali e mosaici della Villa del Casale di Piazza Armerina. E poi, in ogni lato della sala, librerie a mostrare enciclopedie, saggi, libri fotografici, romanzi, raccolte di poesie. Ci trovo Stendhal, ma anche Henry Miller, Silone a braccetto di Camilleri, qualche autore nuovo o forse, a me sconosciuto. C’è anche una edizione scolastica della Divina Commedia.

Lo interrogo con un’occhiata. Sorride mentre annusa i bignè, quasi pronti. “E’ il mio laboratorio letterario. Altri hanno sfornato le dotte delizie, che nutrono la mia insipienza. La mia e di chi vorrà cibarsene” – la sua essenziale discolpa.

Mi lascia solo per qualche istante. Prelevo, quasi con pudore, un libro a caso da quella magnifica collezione e mi accomodo su una poltrona. Faccio in tempo a spalancare la copertina che mi raggiunge con un vassoio di bignè profumatissimi. “Sono alla crema di limoncello” – mi precisa prima di sedersi accanto. Addento con prudenza un bignè e leggo il titolo: Della propria ed altrui ignoranza, Francesco Petrarca. Un altro orgasmo letterario.

Se volete goderne anche voi, recatevi a Scaletta Zanclea, un paesino sulla costa jonica a 17 km a sud di Messina. Tra i suoi 2.716 abitanti censiti, c’è Nino Miceli e la sua pasticceria letteraria. Ditegli che vi mando io.


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