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Quando la malattia bussa alla tua porta


In Sicilia, fra tagli pesantissimi e i soliti annunci di cambiamento, è diventato un’impresa ardua farsi curare in modo decente. Eppure le soluzioni ci sono.
martedì 8 marzo 2011, di Emanuele G. - 651 letture

Ho deciso di vergare queste righe sulla sanità per conoscenza diretta poiché ho mia madre affetta da patologie di carattere cardiologico e ortopedico. Voglio, modestamente, rappresentare a voi lettori alcune soluzioni che ritengo urgenti allorquando un proprio caro necessita dell’aiuto del Sistema Sanitario Nazionale in occasione di una malattia. Più o meno grave. La parola calvario è la parola che riesce a sintetizzare al meglio quello che si prova. Fin dai primissimi instanti in cui la malattia inizia a manifestare i suoi perniciosi effetti. Tengo a precisare che non è mio intendimento – è cosa ovvia – muovere critiche a persone o istituzioni precise. Considerate, piuttosto, l’articolo come un contributo avente l’obiettivo di evidenziare criticità frequenti e ricorrenti all’interno del mondo della sanità pubblica.

Mancanza di prevenzione – Ci si accorge della malattia al momento del suo manifestarsi. Non prima. Ancora è radicato un modello di medicina del soccorso e non della prevenzione. Oramai, grazie al progresso della conoscenza e tecnico, molte patologie possono essere sentite prima del loro manifestarsi. Sono sicuro che intervenire in modo preventivo consentirebbe di ottimizzare i costi che il Sistema Sanitario Nazionale affronta e di ridurre le complicazioni psicologiche agli ammalati. Tale step può essere implementato solo attraverso un migliore grado di coordinazione fra i vari attori a cui è demandata l’assistenza sanitaria. Soprattutto rendendo vicine al soggetto ammalato le strutture di screening.

Continuità terapeutica – La sicurezza di avere all’interno della struttura ospedaliera un referente stabile in riferimento al decorso della malattia e ai vari aspetti ad essa collegati è di fondamentale importanza. Ciò rende la persona ospedalizzata meno ansiosa in quanto si sente seguita con maggiore efficacia. Ma non c’è solo questo. La terapia ha maggiori possibilità di successo. Il medico all’interno dell’ospedale può interloquire con il medico di famiglia. Si possono programmare i successivi step assicurando un elevato standard alla soddisfacente continuazione della terapia indicata.

Maggiore sinergia fra gli attori del comparto salute – A me pare che i vari attori del comparto salute non dialoghino abbastanza fra di loro. Eppure è da lì che bisogna partire per creare sul territorio un Sistema Sanitario Nazionale finalmente efficiente e in grado di rispondere agli input. Non c’è altra strada. Non soltanto per ottimizzare i costi del sistema, ma per assicurare una continuità dell’azione terapeutica. Ogni attore con un suo protocollo da svolgere. Un protocollo frutto del lavoro di complementarietà fra i differenti segmenti del comparto salute. Un protocollo che riesce a personalizzare il livello del servizio da erogare. Operando in quest’ottica il ricovero in ospedale diventa non più un’opzione della disperazione, ma un passaggio all’interno di un programma teso al recupero psicologico e funzionale dell’ammalato.

Il Comune dov’è? – Da un lato abbiamo il livello di assistenza sanitaria. Dall’altro quello afferente all’assistenza socio-sanitaria. Non vi pare che si tratti di un’inutile duplicazione? L’assistenza sanitaria ha un’altissima valenza sociale. Anche qui c’è molto da lavorare. Il punto centrale è la funzione del Comune. Funzione che non si può ridurre alla somministrazione del contributo economico di rito oppure alla mera statistica dei bisogni. E’ il Comune che deve implementare sul territorio un modello di assistenza non più basato sul soccorso quanto sulla mitigazione preventiva di tutti i rischi. Coinvolgendo le associazioni. Dettaglio vincente per una corretta assistenza socio-sanitaria di prossimità. Non vorrei che la creazione dei c.d. “distretti socio-sanitari” sia vista come la creazione di un altro consiglio di amministrazione. Mentre se i servizi non sono attivati pazienza…

Il primo ospedale è la casa – E’ nel proprio ambiente che l’ammalato deve diventare il centro del percorso terapeutico. Portarlo in un ospedale spesso significa per lui un’esperienza traumatica. Che produce effetti non positivi sul decorso della patologia. Invece, il rimanere a casa con un servizio quanto meno soddisfacente di assistenza integrata può rivelarsi un atout determinante per riprendere il percorso di una vita fino a quel momento interrotto. La casa a guisa di residenza domiciliare ospedalizzata. In che senso? La casa come punto di raccordo fra le figure professionali e le strumentazioni destinate al ricovero della persona ammalata.

Pagamento del ticket e prenotazioni – Le procedure devono essere meno complicate e dolorose per i familiari dell’ammalato. E’ mai possibile che il giorno stesso dell’accertamento bisogna pagare il ticket? Sapendo che i luoghi della somministrazione del servizio e del pagamento sono distanti fra loro. Ecco perché i cup periferici devono essere potenziati e maggiormente coordinati. L’allargamento dei posti dove pagare il ticket ed effettuare le prenotazioni è l’altro obiettivo di fondo. Dov’è finito il progetto che prevedeva il coinvolgimento delle farmacie. La facilità con cuio pagare e prenotare è un agevola mento del diritto innato dell’uomo ad avere un’assistenza sanitaria degna di questo nome.

Qualcuno penserà che quanto fino ad ora scritto appartiene al libro dei sogni. Non è così. Se c’è un comparto dove bisogna spendere per assicurare il pieno compimento della “mission” istituzionale quello è il Sistema Sanitario nazionale. Una delle grandi conquiste dell’Italia democratica e civile. Architrave portante del diritto della persona. I soldi ci sono. E’ che si preferisce dilapidarli in mille rivoli assistenziali e clientelari con il risultato di drenare immense risorse a un diritto sancito a chiare lettera dalla Costituzione Repubblicana. Il diritto alla salute.

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