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Quando "la mafia è espressione delle classi dirigenti", di Gabriele Centineo


UN CONTRIBUTO DI GABRIELE CENTINEO SUL CONVEGNO LEGALITA’ ED EQUITA’ – CATANIA 23/24 GIUGNO 2011.
giovedì 7 settembre 2017 , Inviato da Redazione - 443 letture

Quando "la mafia è espressione delle classi dirigenti", di Gabriele Centineo

Catania esprime il più alto livello di compenetrazione tra economia legale e capitali mafiosi, lo ha dichiarato mesi fa il Presidente di Confindustria Sicilia.

Catania esprime il Presidente della Giunta Regionale Lombardo che è al centro di una tormentata inchiesta sui poteri mafiosi.

La CGIL ha scelto Catania per un importante convegno sulla “economia illegale”. Ha riunito una vasta rappresentanza di quadri sindacali, segretari regionali, segretari nazionali ( Fillea, Filcams, Filctem ), assieme ad un nutrito gruppo di studiosi e di magistrati. Sono state invitate Confindustria e Confesercenti. Era presente “Libera”, inspiegabilmente non citata nel cartoncino di invito.

Uno dei workshop era però dedicato all’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e nel corso dei lavori è stato presentato un opuscolo edito dalla CGIL: Vademecum sui beni confiscati e sequestrati. Un testo estremamente utile che può essere richiesto alle Camere del Lavoro e che ha per sottotitolo Legalità: l’unica risposta per il lavoro ed il futuro.

Il convegno non ha avuto grande rilievo sulla stampa locale e nazionale. Il quotidiano locale ha comunque esorcizzato il tutto. Infatti, a pag. 33, ha dedicato poche colonne titolando Ciclopi uno dei pochi casi fortunati e rassicurando immediatamente i lettori inserendo un articolo che grida l’innocenza di Vincenzo Santapaola, nipote del boss Nitto. Naturalmente con formula dubitativa e con l’assistenza degli avvocati della destra catanese, Trantino tra gli altri, titolare di una rubrica settimanale sullo stesso giornale; quindi tutto va bene, l’ordine regna a Catania. Per affermarlo con più forza basta guardare la prima pagina del giornale: l’articolo a pag. 33 è così annunciato: “Vademecum su beni confiscati alla mafia «ritardi di gestione, ma la Sicilia cresce». Il convegno, ovviamente, ha detto tutto il contrario. La trama analitica che ha orientato i lavori è quella sottesa dagli studi organizzati dalla Fondazione Res (Banco di Sicilia), e pubblicati da Donzelli: Alleanze nell’ombra – mafie ed economie locali in Sicilia e nel Mezzogiorno, un testo che consigliamo a tutti i compagni. Basta scorrere il testo per comprendere che l’unica cosa che cresce è la diffusione sul territorio nazionale delle economie ad egemonia mafiosa e sul nostro territorio quella che gli autori definiscono “area grigia” e che costituisce il paradigma interpretativo della ricerca.

L’ “area grigia”: un area nella quale “tendono a stabilirsi accordi di cooperazione attiva che coinvolgono soggetti con ruoli diversi: imprenditori, politici, professionisti, funzionari pubblici. In questa ottica la presenza mafiosa non è solo un vincolo, per alcuni soggetti può essere anche una opportunità (pag. 6); una descrizione che è largamente sovrapponibile a quella che il nostro amico Umberto Santino ha lungamente elaborato e che pure nel rapporto Res è citata. La mafia “lungi dall’essere un fenomeno oscuro, ai limiti della indefinibilità, è espressione delle classi dirigenti”: una borghesia mafiosa. La categoria dell’area grigia, anche se non introduce novità analitiche, ha un pregio, impedisce di descrivere le contraddizioni nel sistema delle imprese nello schema manicheo dell’impresa sana, con cui allearsi, che combatte la diabolica impresa collusa, al contrario definisce un continuum nel sistema delle imprese in cui il nero della economia illegale si diffonde fino ad uniformarsi nel grigio del sistema. Può essere di qualche interesse notare che un feroce critico delle tesi sulla borghesia mafiosa sia il Prof. Centorrino,che oggi siede nella Giunta Lombardo.

Ma torniamo al convegno. Il terreno della legalità è il terreno dell’azione sindacale. Il problema consiste nel definire cosa intendiamo per legalità. Abbiamo visto che la mafia è espressione delle classi dirigenti. E che sono appunto dirigenti perché, tra l’altro, governano il Paese e, nel caso che più ci interessa da vicino, la Regione. E’ molto particolare la loro concezione della legalità: negli stessi giorni del convegno l’Ars si è pronunciata contro la decadenza dell’On. Santo Catalano (ex UDC, ora PiD) condannato ad un anno e due mesi per falso ed abuso. La sala ha applaudito e, alla ricerca di ulteriore conforto, il delinquente si è presentato all’assemblea regionale dell’ MPA (Catania 25 giugno). Egli non è solo, quasi un terzo dei deputati (26) all’Ars sono sotto inchiesta, alcuni agli arresti; due nomi soltanto: Fagone (Pid), Vitrano (PD).

Qualche giorno prima della riunione allo Sheraton, i sostituti procuratori di Catania (Gennaro, Santonocito, Fanara, Boscarino) si sono opposti alla revoca della delega ad essi attribuita relativa alla inchiesta Iblis dopo lo stralcio nei confronti dei due fratelli Lombarso (Raffaele ed Angelo): avevano osato chiederne l’incriminazione per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo il lungo tergiversare del Procuratore Generale D’Agata il suo sostituto Patanè aveva avocato. Questa particolare configurazione della legalità non ha meritato nel convegno un cenno, eppure il testo di riferimento dedica proprio all’inchiesta Iblis pagine importanti (da pag. 223 a pag. 226). L’analisi della grande distribuzione a Catania (la più grande concentrazione in Italia, la seconda in Europa, permette di definire una vasta area grigia… in cui operano numerose imprese non più subordinate, ma a stretto contatto con i clan, secondo un doppio livello di coinvolgimento; a volte organiche, a volte solo “a disposizione”; e permette ancora di sottolineare come, in questo quadro, esista una forte continuità con le attività imprenditoriali della mafia catanese. E’ il Presidente di Confindutria Sicilia, Lo Bello, che lo ricorda al convegno: “erano imprenditori Calderone, Santapaola, Ercolano”, ed è ancora lui che, senza citare Lombardo, osa citare il nome di Basilotta. Siamo confortati da tanta audacia, aveva ragione Democrazia Proletaria a picchettare la sede di Confindustria nel primo anniversario dell’omicidio di Pippo Fava.

Non siamo così ingenui da non comprendere le ragioni dei silenzi, la Confindustria è in Giunta Regionale con Venturi, vari “assessori tecnici” vicini al PD aiutano Raffaele. E non bisogna dimenticare che pochi giorni prima del convegno, il 22, Pietro Barcellona, su La Sicilia, ha ammonito tutti. Egli, sottolineando il suo impegno, ci rende noto che a Lombardo “ha trasmesso…, su sua richiesta, una bozza di manifesto per la Sicilia.” E che comunque nutre un grande disprezzo verso “gli stessi protagonisti delle critiche a Lombardo…(che) appaiono residui archeologici delle vecchie logiche di potere”. La sua autorità deriva dall’appartenere “ad una tradizione nella quale era possibile che Enrico Berlinguer proponesse agli italiani la questione meridionale insieme a quella della austerità”. Di recente i filosofi evocano l’ombra di Berlinguer, chi (Tronti) lo vuole a Mirafiori a sostenere le lotte operarie, chi (Barcellona) a sostenere Lombardo. Noi che a quella tradizione non apparteniamo vorremmo che Enrico lo perdonasse. Comunque, prendiamo atto che esiste un interdetto del filosofo: chi tocca Lombardo, in mancanza di piombo, avrà una insufficienza in filosofia (etica?). Ora però se la potenza dello spettro invocato può spiegare il silenzio su Lombardo, non pensiamo che agisca anche su Cuffaro, quest’ultimo è nelle patrie galere e, forse, nulla più può. Il blocco sociale e politico che lo ha eletto, del tutto simile a quello di Lombardo, è tutto descrivibile tramite la categoria di “area grigia”. I materiali giudiziari avrebbero potuto costituire una verifica empirica del modello, un suggerimento per il prossimo rapporto.

Torniamo al dibattito. Molte volte è stato evocato un capitalismo politico-criminale “dove gli scambi occulti e gli accordi collusivi diventano un modo per restare sul mercato o per sopravvivere…Esso trova però un terreno molto favorevole nei comitati d’affari e nelle cordate affaristiche clientelari, che percepiscono opportunità di crescita o rendita sapendo di poter contare sulle competenze di illegalità offerte dalla mafia” (Sintesi della Ricerca pag. 10). Una definizione sconcertante se non avessimo appreso da Brecht che fondare una banca è crimine più grave che rapinarla. Quello che ci interessa è l’altro aggettivo, politico: “la tendenza (cioè) a ricercare il guadagno attraverso l’uso della violenza illegittima, o la manipolazione a fini particolaristici di risorse pubbliche”. Vogliamo essere rozzi: se non fosse possibile la manipolazione delle risorse pubbliche non potrebbe sussistere questo meccanismo di accumulazione. L’area grigia è metafora del blocco politico-sociale che governa l’isola. La CGIL ha puntualmente criticato molte delle scelte di Lombardo: dalla finanziaria alla riforma sanitaria, alle scelte sulla scuola. Occorre uno sforzo in più: identificata la natura del blocco sociale costruitosi intorno a Lombardo,è doveroso impegnarsi a distruggerlo con le parole, che sono mancate, e con i fatti. Il convegno poteva essere il primo passo.


Fonte: dal sito di Rifondazione Comunista, 28 giugno 2011: "UN CONTRIBUTO DI GABRIELE CENTINEO SUL CONVEGNO LEGALITA’ ED EQUITA’ – CATANIA 23/24 GIUGNO".


Questa pagina fa parte del dossier Girodivite dedicato a Gabriele Centineo.



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