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Quando il mobbing arriva in caserma

Il Sindacato autonomo di polizia ha chiesto “una indagine parlamentare conoscitiva sulle condizioni del lavoro nella Polizia di Stato”. Intervista a Filippo Saltamartini, segretario del SAP.

di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 20 aprile 2005 - 9689 letture

Vessato, umiliato, mortificato, ridicolizzato, costretto a cambiare lavoro: in poche parole mobizzato. In Italia sono 750 mila, pari al 4,2% dei lavoratori, coloro che dichiarano di essere vittima di soprusi. Ma quanti preferiscono tacere pur di non ricorrere al giudice? Almeno il doppio. Nel 57% dei casi il mobber, colui che esercita questo potere, è il superiore, nel 30% gli stessi colleghi. Su questo argomento il Sindacato autonomo di polizia ha deciso di far piena luce con una raccolta di firme per chiedere “una indagine parlamentare conoscitiva sulle condizioni del lavoro nella Polizia di Stato”. E per capire il livello di criticità che il fenomeno ha raggiunto in questo particolare settore abbiamo raccolto le dichiarazioni di Filippo Saltamartini, segretario generale del SAP.

Quando si parla di mobbing si fa solitamente riferimento agli impiegati pubblici e privati; difficilmente si pensa alle forze dell’ordine. Eppure anche tra i carabinieri e i poliziotti non è difficile trovare il mobizzato. Perché?

Il profilo dei diritti del lavoratore poliziotto è molto ristretto per il fatto che le forze dell’ordine e le forze armate non sono state privatizzate e godono di un regime pubblicistico con i superiori che esercitano un potere imperativo. Allora accade molto spesso che i diritti, che sono riconosciuti ad altre categorie professionali di lavoratori e lavoratrici, siano negati. Nonostante ci sia stata la tutela giurisdizionale da parte dei TAR del Friuli, delle Marche e di altre regioni, l’amministrazione della Pubblica Sicurezza non garantisce alle nostre colleghe, in stato di gravidanza, gli stessi diritti che hanno le altre lavoratrici della pubblica amministrazione.

Avete recentemente acquistato spazi sui maggiori quotidiani nazionali per pubblicizzare una lettera aperta ai cittadini. “Perché tutti questi suicidi”, è il titolo molto pesante che lascia trasparire un grande disagio nelle forze dell’ordine. Quali le risposte?

Non ci sono risposte. A differenza di altre categorie del mondo del lavoro pubblico o privato, per accedere a queste professioni si deve superare il test dell’idoneità psico-fisica. Quindi all’ingresso nelle forze dell’ordine c’è una totale idoneità. L’allarme nasce dal fatto che abbiamo verificato l’esistenza di una curva di crisi tra l’11° ed il 21° anno di servizio; a cavallo di questo periodo, paradossalmente, si sono riscontrati una serie di suicidi. Se dei soggetti fisicamente e psichicamente sani dopo dieci anni di servizio, delicato ed essenziale per il Paese, rivolgono contro se stessi l’arma di cui sono in dotazione, non vi è dubbio che c’è qualcosa su cui occorre indagare. Senza voler azzardare delle ipotesi su un presunto legame tra i suicidi ed il servizio, è del tutto evidente che esistono delle concause. Abbiamo presentato alcune situazioni di crisi: la maternità; la responsabilità professionale degli autisti; la mobilità blindata.

Non è azzardato legare il lavoro dell’autista o la difficoltà a trasferire con una crisi psicologica?

Ci sono colleghi indagati solo per aver arrecato danni ai beni dello Stato inseguendo malviventi o rapinatori; e questo perché viene applicata una legge che non riguarda le ipotesi di intervento in servizio di emergenza. E che dire di quanti si trovano in zone assolutamente disagiate (come l’Aspromonte) per setto, otto o dieci anni mentre avrebbero diritto, dopo quattro, ad un trasferimento di sede? Riesce ad immaginare cosa può significare prestare servizio in una zona dove non c’è un bar , dove non c’è un posto ricreativo,un cinema o un teatro. Si tratta di situazioni di disagio totale; manca, quindi, un progetto di vita.

E i trattamenti umilianti?

Diventa per noi abbastanza umiliante il fatto che il nostro Paese dia ad un pentito, ad una persona che comunque ha commesso dei reati gravissimi, tra i quali l’omicidio, una retribuzione (che può giungere a 4000 euro; N.d.R.) che è pari a quella di un questore, di un generale, di un responsabile di una Provincia. Quando i nostri agenti accompagnano i pentiti ai processi non possono spendere più di venti euro per mangiare; il limite di spesa per i pentiti è, invece, di trenta euro. Tutto sommato come abbiamo detto, in modo provocatorio, forse è meglio essere pentiti che uomini delle istituzioni.”

Cosa vi aspettate dalla raccolta di firme che avete promosso?

La petizione è l’esercizio di un diritto politico. La campagna è stata sospesa prima e durante le elezioni amministrative per evitare che potesse interferire sulla corretta valutazione del corpo elettorale. La riprenderemo nelle prossime settimane con grandi enfasi. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere le 500 mila firme, un dato assolutamente significativo. Se, i problemi sollevati, non dovessero essere affrontati ci orienteremo verso altre scelte.

Quali?

Io non voglio anticipare nulla, ma siamo due milioni di elettori (tra familiari ed appartenenti alle forze dell’ordine) e credo che se non ci saranno risposte potremmo esercitare i diritti, attivi e passivi, che nei paesi democratici esercitano gli elettori.


Vincenzo Greco - Oltrenews.it - Girodivite.it


- Ci sono 4 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> Quando il mobbing arriva in caserma
21 aprile 2005, di : freedom

complimenti all’articolista per l’apologia delle forze dell’ordine...ps: è il giornbale di an questo?
    > A proposito di Mobbing
    22 aprile 2005, di : Vincenzo Greco

    E’ strano come i pregiudizi facciamo delirare le persone. Sono, mi dispiace deludere chi ha inviato il messaggio, un ex dirigente sindacale della RdB/Cub, sindacato al quale rimango iscritto. Al lettore dico che non possono esserci barriere culturali, ideologiche o politiche quando ci si trova davanti a questioni di mobbing, di soprusi, di angherie che limitano la libertà di ciascuno di noi. Vincenzo Greco
    > mobbing
    2 luglio 2005, di : pooizotto

    dico soltanto, che chi non e dentro e chi non subisce non puo capoire il continuo disagio, a cui sono sottoposti questi lavoratori, commentare e bello vivere queste situazioni non tanto
Quando il mobbing arriva in caserma
16 giugno 2006, di : violino

Esprimo stima e riconoscenza alle forze dell’ordine , manifesto la mia solidarietà al SAP per l’iniziativa di attivarsi al fine di negare il Parlamento a chi ha commesso reati gravi,condivido la richiesta di dimissioni di Sergio D’Elia e grido NOOOOO , con sdegno , per la grazia che si vuole concedere a Soffri e Bompressi. Sono disponibile a sottoscrivere e a far sottoscrivere eventuale raccolta firme da voi promosa. Lina Luraschi - Co
Quando il mobbing arriva in caserma
1 aprile 2008

Vorrei chiedere al Signor Saltamartini di fare un’indagine alla Questura di Verona e precisamente all’ufficio servizi delle volanti, cosa fanno i vari segretari dei sindacati chiudono gli occhi e si occupano di faccende che sono secondarie solo perchè magari i dirigenti di quell’ufficio apparetngono allo stesso sindacato? Attenti la situazione e di estrema gravità, c’è gente che viene continuamente vessata ed è prossima al proscioglimento, le pare giusto Signor Saltamartini.
Quando il mobbing arriva in caserma
24 aprile 2008, di : Ex Perito Tec. Capo Polizia Stradale Roma

Sono un ex poliziotto di Roma costretto ad andare in pensione, mio malgrado,per fisica inabilità a causa di problemi psicologici derivati anche da mobbing, 28 anni di servizio. Due lunghi anni di angherie subite sia da superiori che da colleghi della Polizia Stradale di Roma. Tanti colleghi che subiscono queste cose non sanno come uscirne tanto più se hanno pochi anni di servizio. Io comunque nel 2004 ho impiantato una causa al Ministero per Mobbing avvalendomi di validi avvocati siamo in attesa del Tar.