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Quando a spiaggiare è la politica

Per una fenomenologia del Comandante Supremo
di Massimo Stefano Russo - domenica 4 agosto 2019 - 827 letture

Scrivere liberamente, districarsi tra ciò che è meglio evitare e quello che è bene dire è diventato sempre più difficile. Bisogna stare attenti al non politicamente corretto, a tutto ciò che potrebbe essere frainteso o causare una querela o il linciaggio mediatico. La critica al potere politico soprattutto quando ben documentata sta diventando di giorno in giorno un’impresa rischiosa. Tra pigrizia, disinteresse e ignavia di massa, senza uno stuolo di avvocati pronti al sostegno come collegio di difesa, c’è chi consiglia che sia meglio tacere. Il massimo che oggi ci si può aspettare dall’opinione pubblica, incurante del domani nel testimoniare indifferenza, è il voto di protesta.

Scoraggiati si è sempre più incapaci di reagire alle decretazioni e ai provvedimenti d’urgenza. Come se tutto fosse già deciso e predestinato e sia vano parlarne e opporsi. Impossibile riuscire a creare una coscienza critica collettiva, non solo politica, ma anche etica e sociale?

Lo spiaggiamento, di recente impatto, distingue le linee di confine tra un mondo e l’altro ed è indicativo dei cambiamenti naturali messi in atto, sotto il segno dell’antieuropeismo e dell’antimmigrazione. In questo contesto, con una manifesta intolleranza verso i gruppi sociali minoritari, il benessere solidale da cui discende la felicità, è diventato qualcosa di sconosciuto.

I benpensanti ne chiedono la messa al bando sotto varie forme. In molti in preda a incubi funesti, sono sopraffatti e scandalizzati dalle presenze straniere, ritenute ombre diffuse e minacciose.

…dall’Africa del Nord arrivano in Italia i barconi con decine di terroristi che si spacciano per rifugiati”.

Oppressi dalla solitudine, le vite rimangono sospese senza scopo né significato e infondono una profonda disperazione. Avanza l’indeterminato e la semplificazione.

Sotto il naso di passanti distratti, nel vagare capricciosamente, regalandosi, alla ricerca di festosi divertimenti, convivialità, in una bella giornata di sole, molto calda e senza nuvole, turba l’impattare sulla sabbia di dardi di parole gridate, ardenti, che toccano il fondo, frantumandosi in piccoli pezzi roventi.

Faville inquietanti cadono come temibili granelli a fronte di domande compite poste per spiegare e comprendere, ma ritenute sgradevoli e che affannano. Il potente di turno, considerato autorità di riguardo, puntellato da abbaglianti guide, guardiani che sbraitano e urlano, da appassionati custodi, sempre pronti ad accorrere, addestrati per portare a spasso, fa la sua mascherata comparsa. Martellinatore dal fiero lungo testone, una vera eccezione, senza ritegno alcuno, fosfatico e urinoso, trasuda arroganza dalle labbra generose.

Alza il muso calcinato per dare voce alle sue parole a chiare lettere, capace, in un insieme volgarmente simmetrico, di accendere i sensi. Le protuberanze sopracciliari, equilibrate dalla fiera imperturbabilità del mento, esprimono chiare tendenze impulsive. Uno sguardo invariabile che manifesta una certa inquietudine, anche se perfettamente cortese nel rimaneggiare immagini esplicite e annunciare anatemi. Uno spettacolo bislacco e incatalogabile il suo. Quello di un uomo atrocemente suggestionato che, nell’ammirare se stesso, si anima di ricordi, ma senza nulla capire.

L’eloquenza della parola si traduce, con occhiate furtive, in un ferale ululio sotto i peggiori auspici. Il tono imperioso, si sofferma a emettere frasi di passaggio per sospingere a cambiare discorso, compiaciuto dell’efficacia dei propri ragionamenti che cinicamente si affretta a esporre. Una presenza esuberante che spaventa e turba nel dichiararsi ai servigi della carica istituzionale a cui è stato designato. Potrebbe essere tanto un militare quanto un missionario, per impulso devozionale o guerriero, chiamato, da uomo inesperto di incartamenti, a pronunciare dichiarazioni particolareggiate.

Consapevole che il pulpito guida il mondo, nel sapere il fatto suo, atteggia le labbra a un lento sorriso di derisione e si fa regista di uno spettacolo da circo più volte recitato e replicato. Segue uno schema consolidato per lusingare le folle: in dentro la pancia, su il mento, indietro le spalle, su con la testa, guarda diritto innanzi a sé e gonfia i muscoli della mascella per fare uscire la voce recisa e offensiva quanto più possibile. In tono duro e pretenzioso, con superba autorevolezza, dà ordini e compatta i suoi seguaci esaltati, impostandoli tra strusci e mormorii. Con la forza dell’intuito ostenta calma e sicurezza, mentre, nel fare appello a tutta la sua spavalderia, bisbiglia con fare scherzoso e azzarda persino un turpe sorriso. Ritiene la legge non giustizia, ma un meccanismo molto imperfetto sullo sfondo di un diritto che dà corpo e realtà alle astrazioni istituzionali. Ignorante, nonostante abbia frequentato le migliori scuole, talvolta incespica nell’italiano, ma si ritrova nel passare per bonario, simpatico e rispettato. Cooptato per circostanze fortunate, da agente politico talentuoso, esercita il potere che mostra di possedere. Il tono sentenzioso di persona esperta anche quando con l’aria languida, ardita, fastosa e sciatta non fa una gran bella impressione.

L’amicizia l’esprime nella conversazione e nella divagazione superficiale, con le inflessioni di voce che contengono la propria filosofia di vita. La mimica abituale ne forma i tratti del viso, i modi di parlare, intonati in lenta continuità, nelle frasi consacrate. Il Comandante Supremo, steso lungo la riva del mare a respirare il sale e abbronzarsi, in un abbaglio vago che si propaga fino agli occhi si lascia andare nel proposito di fare un uso “ricreazionale” sia della politica che della polizia, salvo poi a banalizzare l’esperienza divagando.

Pienamente convinto che per colui che ne ha la possibilità c’è il dovere di vivere per se stessi, divertendosi. Uscendo dal freddo e dall’oscurità scodazza con la moto pazza e dal mare va incontro al tepore amabile del sole e gode ballando dell’aria della serra. Colto con le mani in pasta, teso e diffidente nei confronti della stampa, gonfia l’ampio torace e agita le braccia. Impestato e affranto predica la sua Verità contro l’altrui Menzogna, con disdegno, per procacciarsi il consenso. Dall’abito scomodo e limitante, sceglie le parole con grandissima cura, visto che in tutti questi anni ha acquisito il linguaggio e sviluppato la consapevolezza, espandendosi, nel presentarsi col cuore semplice e onesto di datore di lavoro al servizio del popolo, compiaciuto e lusingato.

Da Commodoro, altero nel contegno, non riesce a sminuire del tutto la sua rozzezza, ma conosce l’importanza di lavorare dietro le quinte, senza fare rumore o pretendere riconoscimenti, soprattutto dai vili e traditori che non sanno riconoscere l’esserne patriota. Nel suo petto da ipocrita cristiano, nutrito di ignoranza, alberga il ghiaccio dell’indifferenza e un “cuore di tenebra” di fronte allo straniero migrante, anche quando fugge, è pronto a riconoscere solo il nemico da segregare, in spazi di reclusione.

Vuole rimanere chiuso nel suo mondo, e in un rituale sociale stereotipato, sa dire parole di circostanza a commento di chi animato di coltello si è fatto pericoloso e selvaggio assassino.

Da Comandante Supremo dice: “faccio il giornalista e mi piace controllare le cose che stanno sui giornali”. La politica per lui appartiene alla tradizione oligarchica, luogo direttivo per conservare e annullare, deve escludere le figure marginali, le vittime sociali, gli scarti della società. Il suo è un genere insofferente di post-politico, da imperfetto video-conferenziere, pratica il controllo e la sorveglianza, in uno stato di permanente allerta, spacciato per sicurezza, nel futuro incerto. Per fronteggiare le minacce liquida qualsiasi tipo di autonomia, occupa tutti gli spazi e impedisce ogni forma di privacy.

La pratica balneare della politica è resa manifesta in una sintesi che costruisce e propone l’immagine di vite parallele ricreative, idilliache, fantasiosamente goderecce. Come sfuggire allo stordimento causato dalla stupidità di così tante false identità che possono condurre solo alla rovina? come ricostruire il senso di ciò che si va vivendo? che dire al politico festaiolo che nel suo “balenare” ha smarrito la rotta ed è incapace di determinare il significato concreto del proprio agire?



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