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Qualità della vita

Stilata, come ogni anno, la classifica delle città in base alla qualità della vita. Il podio: Aosta, Milano e Trento.
di Piero Buscemi - mercoledì 14 dicembre 2016 - 3452 letture

La consultazione delle statistiche sulla qualità della vita delle nostre città sono il gioco preferito dagli italiani, rispettivamente dopo gli oroscopi e le previsioni del tempo. Gli istituti di ricerca conoscono benissimo le loro piazze di comunicazione e, puntualmente, stilano graduatorie seguendo iter e congeniali marcatori di qualità. Certo, la scelta dei criteri influisce, e non poco, sulle posizioni occupate dalle città nelle varie classifiche, ma questo sembra preoccupare relativamente la cittadinanza.

La relatività dei giudizi, poi, che si possono manifestare sugli esiti, non ci impedisce di giungere a qualche conclusione e di paventare qualche ipotesi e confronto, in base alla realtà più somigliante a quella che ognuno vive nella propria città. Tra le reazioni di stizza e l’opportunità di attacchi mirati alle amministrazioni locali, supportate da dati, quasi certi, in base alla convenienza del momento per sostenerne la veridicità, noi vogliamo lanciare solo una piccola provocazione.

Lo facciamo motivati dai criteri utilizzati per stilare l’ultima, ma non definitiva, classifica pubblicizzata su diversi testate giornalistiche e sulle emittenti televisive. Quella che ha posto Aosta, Milano e Trento sul podio della qualità, e Caserta, Reggio Calabria e Vibo Valentia su quello del difetto. Aver appreso che tra gli indicatori standard, oltre a "casa", "innovazione", "integrazione", ci fosse anche il "lavoro", ci è venuto spontaneo andare a curiosare sul sito del principe degli istituti statistici italiani. Stiamo parlando ovviamente dell’Istat che ci ha costretto a focalizzare l’attenzione sui seguenti dati riportati di seguito, attinenti al "mercato del lavoro" e agli "occupati e disoccupati".

Il mercato del lavoro

Nel terzo trimestre del 2016 l’economia italiana ha registrato un aumento congiunturale del Pil dello 0,3%, in linea con quella dell’area dell’euro, e una crescita tendenziale dell’1%. I segnali di accelerazione dei livelli di attività economica sono associati a un assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi, seppure a un ritmo molto moderato: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,1% sul trimestre precedente e dell’1,6% su base annua.

Dal lato dell’offerta di lavoro, dopo cinque trimestri consecutivi di crescita, nel terzo trimestre del 2016 l’occupazione complessiva mostra un lieve calo rispetto al trimestre precedente (-14 mila, -0,1%), a sintesi del proseguimento delle tendenze alla crescita dei dipendenti (+66 mila, 0,4%) più che compensato dal calo degli indipendenti (-80 mila, -1,5%).

A livello congiunturale rimane stabile anche il tasso di occupazione. Le tendenze più recenti, misurate dai dati mensili relativi ad ottobre 2016 mostrano, al netto della stagionalità, un nuovo calo degli occupati concentrato nei dipendenti a tempo indeterminato, a fronte di una modesta crescita dei dipendenti a termine e della stabilità degli indipendenti.

Le dinamiche tendenziali tra il terzo trimestre del 2016 e lo stesso periodo dell’anno precedente portano ad una crescita complessiva di 239 mila occupati, meno accentuata rispetto a quella registrata nel secondo trimestre.

Il tasso di disoccupazione rimane stabile per il quarto trimestre consecutivo in confronto al trimestre precedente mentre aumenta di 0,4 punti rispetto allo stesso trimestre del 2015, con una crescita tendenziale di 132 mila disoccupati.

Per il terzo trimestre consecutivo diminuisce, in modo più consistente, il numero degli inattivi di 15-64 anni (-528 mila in un anno) e il corrispondente tasso di inattività. Nel confronto tendenziale, la diminuzione dell’inattività è diffusa per genere, territorio, classe di età e riguarda sia quanti vogliono lavorare (-212 mila le forze di lavoro potenziali, soprattutto tra le donne) sia la componente più distante dal mercato del lavoro (-316 mila chi non cerca e non è disponibile).

Dal lato delle imprese, si confermano i segnali di crescita congiunturale della domanda di lavoro, con un aumento delle posizioni lavorative dipendenti pari allo 0,6% sul trimestre precedente, associato ad una lieve riduzione delle ore lavorate per dipendente (-0,3%); continua inoltre a diminuire il ricorso alla Cassa integrazione.

L’aumento delle posizioni lavorative è sintesi della stabilità dell’industria in senso stretto e dell’incremento dei servizi; il tasso dei posti vacanti aumenta di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali mentre è stabile su base annua. Per quanto riguarda il costo del lavoro, diminuiscono ancora gli oneri sociali (-0,6%), effetto della riduzione contributiva associata alle nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Occupati e disoccupati (dati provvisori)

Nel mese di ottobre la stima degli occupati cala lievemente rispetto a settembre (-0,1%, pari a -30 mila unità). La flessione è attribuibile alle donne a fronte di una sostanziale stabilità per gli uomini e riguarda tutte le classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Diminuiscono, in questo mese, i dipendenti a tempo indeterminato, mentre crescono quelli a termine e restano stabili gli indipendenti. Il tasso di occupazione è pari al 57,2%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto a settembre.

Nel complesso del periodo agosto-ottobre si registra un calo degli occupati rispetto al trimestre precedente (-0,2%, pari a -34 mila), che interessa gli uomini, le classi di età fino a 49 anni e i lavoratori indipendenti, mentre segnali di crescita si rilevano per donne, over 50 e lavoratori dipendenti.

La stima dei disoccupati a ottobre diminuisce (-1,2%, pari a -37 mila), dopo l’aumento del 2,2% registrato nel mese precedente. La diminuzione è attribuibile alle donne (mentre si registra una lieve crescita tra gli uomini) e si distribuisce tra le diverse classi di età ad eccezione degli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta pari all’11,6%, in calo di 0,1 punti percentuali su base mensile.

La minore partecipazione al mercato del lavoro a ottobre, in termini sia di occupati sia di persone in cerca di lavoro, si associa all’aumento della stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+0,6%, pari a +82 mila). Tale crescita compensa in parte il forte calo registrato a settembre (-0,8%). L’aumento interessa entrambe le componenti di genere e le classi di età fino a 49 anni. Il tasso di inattività sale al 35,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali.

Nell’arco del periodo agosto-ottobre al calo degli occupati si accompagna l’aumento dei disoccupati (+0,7% pari a +19 mila) e la sostanziale stabilità degli inattivi.

Su base annua si conferma la tendenza all’aumento del numero di occupati (+0,8% su ottobre 2015, pari a +174 mila). La crescita tendenziale è attribuibile ai lavoratori dipendenti (+194 mila, di cui +178 mila permanenti) e si manifesta sia per la componente maschile sia per quella femminile, concentrandosi principalmente tra gli over 50 (+376 mila). Nello stesso periodo calano gli inattivi (-2,2%, pari a -308 mila) e aumentano i disoccupati (+1,3%, pari a +38 mila).

Viene spontaneo chiedersi, oltre ad una banalissima supposizione di consultazione di questi dati da parte degli esperti che hanno stilato la classifica delle città, se gli altri parametri, escludendo il "lavoro", siano stati così sufficienti e determinanti per annullare i valori negativi dell’Istat. O se, speriamo di essere smentiti, si dovrebbe dubitare sull’autenticità anche degli studi di settore condotti dall’Istat.

Sarebbe come affermare, delle ultime tre della classifica, che a Caserta però si produce la migliore mozzarella di bufala, che a Reggio Calabria c’è quello che è stato giudicato il più bel lungomare d’Italia, o che Vibo Valentia racchiuda la Storia, intrinsecamente nel latinismo del nome. E trattando di lavoro, scusate il sarcasmo.

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Classifica qualità della vita


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