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Quale vero debito sta costringendo il paese alla crisi?

Ed è questo lento ma inarrestabile sprofondare del paese nella crisi globale che costituisce l’aspetto veramente drammatico. E’ come se, da diversi decenni, fossimo tutti rimasti paralizzati dall’incanto della crisi economica.

L’incanto della crisi, ...., è la prova inconfutabile dell’incompetenza e dell’irresponsabilità in solido della classe politica e delle classi dirigenti e, perché no, anche dell’ignavia di un ceto medio addottorato, ma dalla superficiale cultura politica.

In nome dell’etica costituzionale e della razionalità programmatica è questo debito di cultura tecnica e politica che prima bisogna trovare il modo di saldare, se si vuole potere saldare nel tempo il debito economico.

di Gaetano Sgalambro - martedì 2 febbraio 2021 - 942 letture

Da Fb. 18/02/2019

E’ opinione diffusa, genericamente accreditabile, che l’elevato debito economico (il terzo del mondo) del nostro Stato impedisca in assoluto ai governi di effettuare quel massiccio investimento shock, dell’ordine di alcune centinaia di miliardi, necessario per efficientare l’apparato burocratico-amministrativo, rinvigorire e ampliare il sistema produttivo del paese in crisi cronica da decenni e cosi di riavviarlo alla ricrescita economica e alla piena occupazione.

Sull’agone politico, però, viene intesa da ogni nuovo governo in maniera insidiosamente metonimica. Infatti, appena insediatosi, vedendo, come d’improvviso, pararsi davanti l’ostacolo del debito, che gli impedisce di effettuare i necessari investimenti shock per risolvere la crisi economica, lo denunzia quale causa prima della crisi che così è oggettivamente quasi irrisolvibile. E non viceversa. Invero l’assumere nel ruolo causale della crisi economica il debito, quando questi ne è solo uno degli epifenomeni, consente a ogni governo di liberarsi con un solo colpo delle colpe storiche e di quelle immanenti. Ancora in tema di retorica si potrebbe usare come metafora il cane che si morde la coda per raffigurare detta posizione politica.<

Altra punta di diamante d’analisi non è riuscito a esprimere il patrio pensiero politico e sindacale, peraltro inequivocabilmente impreziosita dal giudizio positivo dei numerosi “intellettuali di Stato” (apodittica definizione personale) e validata dalle numerose spiegazioni tecniche dei nostri economisti, ministri e quasi-ministri.

In questa ottica si muovono partiti e peones parlamentari insieme ai loro fidelizzati. Li si vede, da volenterosi apprendisti stregoni, inventare con sicumera miracolose chiavi passe-partout capaci di rimettere subito in moto questo benedetto sistema produttivo per uscire fuori dalla crisi economica. Ad esempio c’è chi propone la rottura della cronicità della crisi con novità tipo: no euro, meno Germania nella UE, no austerity, sì TAV, si Flat Tax e così così via. Naturalmente contrappuntati da equivalenti riposizionamenti degli oppositori. Ma tutto si esaurisce in uno sterile e inesauribile contrasto.

Infatti il benedetto sistema produttivo non si muove di un millimetro, anzi sprofonda sempre più giù, come nelle sabbie mobili, con grave pregiudizio di tutti gli altri settori dello Stato e della società. Ed è questo lento ma inarrestabile sprofondare del paese nella crisi globale che costituisce l’aspetto veramente drammatico. E’ come se, da diversi decenni, fossimo tutti rimasti paralizzati dall’incanto della crisi economica. Tuttavia è ragionevole non pensare che la madre di tutte le crisi sia quella economica, solo perché le sue conseguenze si diramano ad ampio spettro. Mentre è altrettanto ragionevole pensare che la madre delle crisi sia riposta a livello della fondamenta corrose del sistema istituzionale del paese ed è per questo che non si vede.

Eppure non è difficile arrivarci gradualmente. Basta iniziare con il porsi e il darsi una risposta alle seguenti elementari domande: come mai il nostro paese, che ha un ricco patrimonio umano in termini di operosità e d’inventiva, ne è prova la rapidità con cui è stato ricostruito dal disastro bellico, è finito nelle sabbie mobili di una crisi economica insanabile? Perché la stessa fine non si è replicata nelle famiglie dei cittadini, che invece hanno il primato del risparmio? Perché il debito cresce inesorabilmente da decenni, mentre parallelamente il PIL non cresce in assoluto e decresce rispetto agli altri paesi dell’UE?

L’incanto della crisi, a mio avviso, è la prova inconfutabile dell’incompetenza e dell’irresponsabilità in solido della classe politica e delle classi dirigenti e, perché no, anche dell’ignavia di un ceto medio addottorato, ma dalla superficiale cultura politica. Solo dal mondo del lavoro bracciantile, delle partite IVA, del precariato e del sub-precariato è arrivato per la prima volta, in occasione delle politiche nazionali del 4 marzo scorso, un segnale democratico di discontinuità. Peraltro dequalificata come reazione di pancia da tutti i politici, intellettuali e, quel che è peggio, dai media. In nome dell’etica costituzionale e della razionalità programmatica è questo debito di cultura tecnica e politica che prima bisogna trovare il modo di saldare, se si vuole potere saldare nel tempo il debito economico.

2/02/2021 Postfazione: Ho riproposto questo mio post per richiamare all’attenzione le serie problematiche relative alla genesi e alla soluzione della grave crisi economica, in epoca pre-covid19, a premessa e inclusione nelle considerazioni relative all’attuale crisi pandemica.


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