Sei all'interno di >> :.: Primo Piano | Politiche |

Quale politica?

Un intervento del sociologo Massimo S. Russo: La politica è necessaria e indispensabile per governare e amministrare, ma se il campo politico diventa un gioco?
di Massimo Stefano Russo - sabato 6 febbraio 2021 - 507 letture

La politica è necessaria e indispensabile per governare e amministrare, ma se il campo politico diventa un gioco, una scommessa i primi a discreditarsi sono i politici, ritenuti non più degni di fiducia e non più credibili. Non è un caso che i politici discreditati, nel contesto italiano e non solo, negli anni hanno fatto perdere credibilità alla politica. E’ la competenza, qualità riconosciuta e assegnata agli esperti che incarna valori ideali ritenuti buoni, giusti e desiderabili. In politica a parlare, agire, esporsi è un soggetto, ma sono anche i soggetti collettivi sotto forma di associazioni, istituzioni, organizzazioni e gruppi a fare politica. La politica che oggi più di ieri è deprecabile, merita maggior partecipazione. Non possiamo starne alla larga, anzi è necessario, con impegno e scrupolo, recuperarne l’etica e la teoria. Perché “non facciamo politica”? Molti usano il senso comune per dire di “non capirci niente di politica”. Ma cosa vuol dire capire di politica? “Chi ci capisce di politica”? Il soggetto politico come concepisce e vive l’azione politica?

Nell’agire politico c’è la promessa e la minaccia. La politica attrae perché assegna potere, ma alla buona politica necessitano strumenti teorici e argomentativi, con politici abili, capaci di attirare. Spetta all’educazione politica, accreditata dall’educazione civica, il compito di padroneggiare con competenza diversi registri normativi, ma ciò è impossibile senza una socializzazione alla “cultura politica”. Alla politica non si associa più la parola virtù: è un valore sconosciuto. Un tempo i politici venivano formati, andavano a scuola. (Altre epoche e c’erano i partiti). Oggi non si è addestrati a “fare politica” e il “saper essere politici” spesso è confuso con l’ambiguità o l’abilità di trattare e relazionarsi sul piano pubblico-amministrativo. Il politico “bravo” è inteso furbo e opportunista.

Ma è la competenza del sapere e saper fare la radice della credibilità. In politica proprio il sapere e il saper fare è determinante; capaci di applicare le conoscenze per agire con efficacia. Si tratta di utilizzare efficacemente le conoscenze e mettere il proprio sapere al servizio del saper fare. Bisogna tenere conto che le competenze di politici ed esperti spesso non coincidono, poiché la competenza dell’esperto è ristretta e settoriale. Lo sviluppo scientifico e tecnologico ha campi di competenza sempre più limitati.

L’esperto che consiglia difficilmente decide e non si assume direttamente la responsabilità delle decisioni che spettano al politico. Una cosa è sapere, altra decidere. La credibilità passa dall’essere competente. L’asimmetria tra chi sa e chi non sa è tipica nella relazione insegnante-allievo, medico-paziente. I cittadini accreditano il politico e lo scelgono per governare e rappresentarlo, riconoscendogli capacità e competenze superiori alle proprie. Tra competenza, capacità di decidere e trovare soluzioni, riteniamo più credibile chi condivide i nostri stessi valori, o li incarna per status sociale o condotta personale di vita.

La società della ricchezza accredita chi ha successo economico, vanta una carriera professionale brillante e appare spesso sui social media. La competenza politica, generalizzata e capace di sintesi, è attribuita alla persona specifica e a ciò che rappresenta, con il leader carismatico, capace di ampie risposte risolutive, nell’estendere al massimo la credibilità. Il politico deve saper prendere le decisioni giuste e saperle spiegare, per ottenere il consenso e realizzarle. Tre sono le dimensioni principali della competenza politica: a) individuare le questioni strategiche, grazie alle informazioni rilevanti, per definirle, analizzarle e affrontarle; b) individuare possibili e reali soluzioni ai problemi; c) l’abilità comunicativa. Chi comunica con successo dice il necessario allo scopo, né troppo, né troppo poco, veritiero, pertinente e chiaro nell’argomentare. Violare, queste regole espone a gravi rischi. E’ l’agire tempestivo la chiave della competenza politica che si conquista facendo politica.

L’incompetenza è frutto anche dei mutamenti del sistema scolastico e universitario. I percorsi formativi, sempre meno esigenti e selettivi, guardano allo studente-cliente da conquistare e formare per il mercato e con la quantità che vale più della qualità ci si può laureare, con un basso tasso di conoscenza e parecchio ignoranti.

JPEG - 157.7 Kb
Goffredo Bettini-Massimo D’Alema-Carlo De Benedetti- Paolo Mieli - Luigi Di Maio - Pierluigi Bersani - Massimo Giannini - Andrea Olrando...

Il politico di professione oggi costantemente sulla ribalta, davanti a un pubblico, deve sapere di cosa parla, dinamico e immediato. In democrazia i valori altrui, nella cui contrapposizione c’è la conservazione da un lato e l’apertura al cambiamento dall’altro, vanno riconosciuti e rispettati: sono fondamentali. Chi riconosce la tradizione e i valori del passato richiama l’esperienza e la continuità col passato, diffida dalle innovazioni, come fonte di incertezza se non avventurismo.

Sincerità, onestà, disinteresse, autonomia, responsabilità e rispetto degli impegni presi sono valori personali. Negli ultimi decenni affermata la “personalizzazione” della politica è la vanità, sotto forma di esaltazione personale, la tentazione contro cui il politico deve continuamente lottare. La sincerità si collega all’onestà morale e alle intenzioni delle persone difficili da conoscere. Se la parola responsabilità ha diversi significati, l’opportunismo si oppone a responsabilità e sincerità. La politica ideale guarda alla giustizia, parola chiave, nella politica come servizio per governare, alla pace e alla solidarietà. La politica come vocazione, centrale nella riflessione di Weber, entra in conflitto con il professionismo politico che ricerca la notorietà e la visibilità televisiva. La strategia impone di ridurre le distanze tra leader e pubblico e di rivolgersi ai sondaggi che analizzano la società sotto molti punti di vista. I sondaggi, come una lente di ingrandimento o di un microscopio, sono diventati lo strumento principale per interpretare la realtà sociale e politica, rappresentano la vera ossessione dei politici e condizionano i governi e i partiti, ma fino a che punto sono credibili?

Con il populismo tendente a sostituire o affiancare le élite politiche che hanno tradito, o sono risultate fallimentari, bisogna fare i conti con la voglia di comunità e il riemergere il bisogno di condottieri forti. Che sia il termine pandemonio che definisce la confusione sconclusionata il più adatto a qualificare la politica italiana da tempo fantapolitica?



Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -