Rilettura del noto libretto di Noberto Bobbio e profonda crisi del centro sinistra
Avevo programmato di leggere nuovamente Quale Socialismo? già da qualche tempo. La profonda crisi del centro sinistra nel nostro paese mi ha spinto a iniziarne la sua lettura in tempi più ravvicinati.
La rilettura del noto libretto di Noberto Bobbio deve svilupparsi a mio giudizio su due livelli. Necessariamente collegati fra di loro.
Il primo livello risponde al seguente quesito: come leggere Quale Socialismo? e renderlo attuale nel presente?
Il secondo, e successivo, livello riguarda un aspetto fondamentale: quale insegnamento trarre per ricostruire un centro sinistra protagonista nel paese?
Noberto Bobbio decise di dare alle stampe Quale Socialismo? nel 1976 con lo scopo di rendere disponibili vari interventi pubblicati anni prima. C’è un motivo di fondo che li lega. Cito la breve nota di copertina a cura della casa editrice:
“Per Noberto Bobbio le dure repliche della storia hanno dimostrato che sinora nessun sistema politico democratico è approdato al socialismo, e nessun sistema socialistico è governato democraticamente. Eppure, nonostante tutto, v’è chi continua a credere che la democrazia senza socialismo e il socialismo senza democrazia siano rispettivamente una democrazia e un socialismo imperfetti […]”.
Ragionamento in apparenza paradossale, ma pervaso di un senso di profondo realismo. Un invito a non fermarsi alle apparenze con l’obiettivo di approfondire l’analisi, di migliorare gli strumenti analitici a disposizione e di aumentare il grado di conoscenza degli eventi.
Tale premessa mi pare funzionale al programma di analisi delineato sopra.
a. Come leggere Quale Socialismo e renderlo attuale nel presente?
Tutto il libretto, appena un centinaio di pagine, si sviluppa basandosi su una serie di quesiti. Ciò che interessa a Noberto Bobbio non è affermare verità costituite, bensì stimolare il dibattito. Mi volete dire che senso ha pubblicare un libro costruito su certezze non dimostrabili? Si chiude al dialogo, alla discussione. E’ la cifra dell’autore. Cifra che lo differenzia nettamente da chi oggi rappresenta il centro sinistra. Ecco, pertanto, il primo elemento di attualità di Noberto Bobbio e di Quale Socialismo?.
Noberto Bobbio pur non avendo qualcuno in grado di assicurare un contraddittorio stimola in modo continuo ed efficace il dibattito su un corollario di questioni. "Topic" che, a mio avviso, non avendo ricevuto una esaustiva definizione e risposta, hanno portato al disastro attuale che mortifica l’intero centro sinistra italiano.
Infatti, si domanda come mai non esiste una compiuta teoria marxistica dello stato. Vulnus esiziale perché da ragione dell’incapacità complessiva avuta dal centro sinistra di governare. Ricordate il detto “sinistra di lotta e sinistra di governo”? Come si fa ad essere forza di governo se si lotta contro se stessi. Questa duplice veste è di sicuro uno degli elementi di maggiore crisi del centro sinistra nel nostro paese. E Noberto Bobbio l’ha individuato proprio nella succitata lacuna della teoria marxista. Molto più completa dal punto di vista del ragionamento nell’analisi della società e nelle modalità di conquista del potere.
Continua, mi riferisco a Noberto Bobbio, ponendo alla generale attenzione un argomento basilare. Quali rapporti esistono fra socialismo e democrazia? Egli combatte la semplificazione che è il socialismo la migliore teoria possibile per una democrazia compiuta e adulta. La realtà storica ha sovvertito tale semplificazione e l’analisi della dicotomia socialismo-democrazia è molto più complessa e strutturata. Un momento di ulteriore riflessione è per lo meno auspicabile.
Spesso le teorie socialista hanno fatto confusione fra democrazia diretta e democrazia rappresentativa. Si può ipotizzare fra esse un continuum, ma si riferiscono a condizioni sociali e problemi diversi. Il modello non può essere l’esperienza della comune di Parigi del 1871. Costruire una reale democrazia necessità di un altro approccio. Gli aspetti da considerare sono plurimi e non possono essere posti in un’ottica di “reductio” semplificante. Speculare in quest’ottica è la riflessione sulla società naturale e sulla società civile.
Un altro aspetto di primaria importanza è il ruolo del partito. Differente è la sua funzione se esso è inserito in un contesto democratico o in un contesto dove il socialismo rappresenta la teoria generale dello stato. Nel primo caso è un elemento che concorre con gli altri partiti a determinare l’azione di governo dello stato. In un regime socialista il partito è lo stato stesso. La questione centrale è dunque sull’identità che deve avere un partito di ispirazione socialista inserito in una democrazia rappresentativa occidentale.
Noberto Bobbio con stile asciutto e dialettico suscita nel lettore più di un motivo di interesse. La sua particolare sintesi gli permette di puntualizzare aspetti che in altri lidi sarebbero oggetto di letture “veloci” o fin troppo ridondanti. Come non essere d’accordo con lui quando ribatte più volte che le regole sono essenziali alla democrazia? Lo stesso dicasi sui paradossi della democrazia. Argomento quanto mai attuale soprattutto per la presenza di elementi economici, tecnocratici e burocratici capaci di trasformare la democrazia in un simulacro vuoto.
Ma gli spunti per una riflessione ampia e faconda sono innumerevoli. Norberto Bobbio ci incatena alla sedia con quesiti come: perché democrazia? Perché è desiderabile? Perché è desiderabile in una società socialista? Perché è anche possibile? Il libretto termina con un’accusa molto pesante circa una sacralizzazione della teoria marxista che ha di fatto causato tutta una serie di problemi. Il primo dei quali falsando l’interpretazione del medesimo pensiero marxista. Ciò significa che tutti sono chiamati a esercitare un senso di forte responsabilità al momento di delineare e/o studiare teorie.
Termino la prima parte citando direttamente Noberto Bobbio. Le frasi si collocano verso la fine del libretto:
“[…]Il socialismo è come la felicità: tutti la vogliono perché ognuno lo può foggiare secondo i propri desideri. […]” (pag. 105)
“[…] c’è socialismo e socialismo. Ma questa risposta ne trae dietro subito un’altra. Qual è allora il vostro socialismo? […]” (pag. 107)
“[…] La democrazia, si è detto, è una via. Ma verso dove?” (pag. 109)
Siamo sicuri che abbiamo risposto a queste domande nel corso dei trentadue anni che ci distanziano dalla pubblicazione di Quale Socialismo? Mi permettete se avanzo seri dubbi?
b. Quale insegnamento trarre per ricostruire un centro sinistra protagonista nel paese?
Quale Socialismo? è un libretto la cui lettura andrebbe consigliata a chiunque si professi di sinistra. Ma anche agli altri, ve lo assicuro.
Vedete il problema principale del centro sinistra è la sua staticità di pensiero. Con molte conseguenze deleterie. Prima di tutto, una rigidità mentale sinonimo di chiusura verso la realtà. Non si comunica più in modo reale con ciò che ci circonda, ma attraverso le lenti deformate dell’ideologia. Pertanto, la ricostruzione della realtà è soggetta al campo della metafisica e per nulla concreta.
Ancora. Il centro sinistra si è contraddistinto in tutti questi anni per una certa idea di superiorità del proprio essere. Noi soli abbiamo la scienza. Noi soli riusciamo a capire la realtà. Non era così. Questa idea di presunta superiorità, forse dovuta a un apparente deserto dall’altra parte, si è trasformata via via in presunzione. Così si è di fatto rotto qualsiasi rapporto con l’altro contribuendo, non di poco, a isolare il centro sinistra dal resto del paese.
Questa staticità ha impedito, altresì, di avere un rapporto dialettico con la realtà. Creando delle idee guida che hanno portato in fin dei conti il centro sinistra a infilarsi nel classico cul de sac. Si è imprigionato indossando una camicia di forza costituita dalla sue stesse idee. Non si è capito che le cose possono avere una propria dinamica e che le idee guida ogni tanto possono risultare poco efficaci.
Ecco, dunque, l’insegnamento principale di Quale Socialismo? La precisa volontà di dialogo come unico plausibile strumento del fare politica. Partendo da un presupposto fondamentale: il nostro pensiero non è la perfezione. Cosa vuole dire tutto questo?
Innanzi tutto, avere una forte apertura con la realtà e con gli altri poiché la politica attiene al campo della possibilità. In seguito, dialogare non basandosi su idee apodittiche, ma elaborate mediante una continua ricerca e analisi. Particolare da non sottovalutare è comprendere le ragioni dell’esistenza di altre teorie che la pensano in modo diverso su politica, società, economia, cultura. Con cui entrare in contatto per migliorare l’assetto strutturale della democrazia. Per ultimo, capire una buona volta per tutte che la realtà cambia continuamente. Da qui la necessità di operare una sincronia fra il mondo delle tue idee e la realtà.
Non vi sembra venuto il momento di prevedere la possibilità che anche il centro sinistra italiano possa avere la sua Bad Godesberg? E’ venuto il momento di muoverci e lasciare in soffitta idee guida che si sono rivelate dannose e inutili.