Nasce un nuovo soggetto del sindacalismo di base. E’ quanto ha stabilito un’assemblea pubblica svoltasi al “Centro congressi Cavour” di Roma.
Nasce un nuovo soggetto del sindacalismo di base. E’ quanto ha stabilito un’assemblea pubblica svoltasi al “Centro congressi Cavour” di Roma. La nuova creatura, che emetterà ufficialmente i primi vagiti nel 2006, è frutto di un “patto federativo” sottoscritto da tre note sigle sindacali: la Cnl (Confederazione nazionale lavoro), il Sult (Sindacato unitario lavoratori trasporti) e il SinCobas (Sindacato comitati di base).
In un panorama parcellizzato, reso impraticabile da una miriade di sigle, molte delle quali con pochissimi iscritti, la scelta romana è indubbiamente una novità. “Sono passati 10 anni dalla firma degli accordi del 1993 - si legge nel documento assembleare - che hanno codificato un sistema di relazioni industriali e sindacali bloccato e subalterno agli interessi padronali. Oggi i lavoratori e le lavoratrici sono più poveri e più precari mentre l’offensiva confindustriale e governativa sul piano nazionale e internazionale, continua a intensificarsi”.
Nel frattempo la democrazia sindacale e il diritto di sciopero, continuano a essere “ostaggio di un monopolio della rappresentanza imposto dall’alto e lontano dai lavoratori e delle lavoratrici”. Nonostante un bilancio “fallimentare e disastroso”, nessun “ripensamento si intravede all’orizzonte, anzi Cgil Cisl e Uil tentano di resuscitare la concertazione attestandosi su un terreno socialmente più arretrato in cambio della continuità del monopolio della rappresentanza”.
Ma anche il “variegato arcipelago del sindacalismo di base” non è stato in grado di costruire “un’alternativa credibile” e si è mostrato “più che mai incapace di intercettare i momenti di riattivazione del conflitto di questi ultimi anni”. Questo perché, “malgrado le intenzioni” anche le organizzazioni sindacali di base “antepongono troppo spesso il potere dell’apparato, gli interessi dell’organizzazione agli interessi dei lavoratori”.
Il metodo da seguire è quello della “partecipazione”; mentre, spesso, “pochi individui prendono le decisioni per tutti”. Sull’argomento abbiamo raccolto le dichiarazioni di Vincenzo Siniscalchi, sindacalista del SinCobas e fautore del patto federativo.
Avete dato vita ad un patto federativo tra tre sigle sindacali. E’ il preludio ad una vera e propria unificazione?
E’ qualcosa di più. Entro un anno si darà vita ad un solo soggetto sindacale. Non saremo né una federazione né una confederazione ma un sindacato intercategoriale dove sono rappresentati tutti senza essere, però, diviso in categorie.
La storia di questi tre sindacati è diversa. Come riuscirete a mantenere insieme queste varie anime?
E’ vero, i percorsi sono diversi ma le pratiche sindacali sono state molto simili. In questi anni non abbiamo posto steccati rispetto alle battaglie fatte, sui posti di lavoro, da altri sindacati se sono state coincidenti con le nostre. Abbiamo sempre guardato i problemi senza avere preconcetti nei confronti di questo o quel sindacato. “Mai con quello” è un’affermazione che non ci appartiene. Si tratta e si vede quale risultato è possibile ottenere; spetta, poi, ai lavoratori decidere se è un accordo valido. Ci sono tratti comuni, quindi, al di là delle provenienze politiche e sindacali.
Tutto si svolge a sinistra della Cgil dove troviamo già una miriade di sigle:la RdB, la Cub, la Confederazione Cobas. Perché, quindi, intasare un’area già ampiamente occupata e quali critiche rivolgete a questi sindacati di base?
In verità ce n’erano di più. Ma il problema è che le differenze che ci sono noi cercheremo, comunque, di affrontarle. Va detto che, nel settore trasporti, il Sult ha già unito tre sindacati ( Sulta, trasporto aereo, Ucs, trasporto ferroviario, Cnl, trasporto pubblico locale, N.d.R.); oggi cerchiamo di unificare due sindacati che si definiscono intercategoriali (SinCobas e Cnl): L’obiettivo,quindi, è quello di semplificare, a sinistra della Cgil, la rappresentatività. E’ chiaro che successivamente ci rivolgeremo ad altri che, come noi, hanno la pretesa di chiamarsi ‘sindacato di base’ e che hanno espresso, in questi anni, una critica radicale rispetto al ruolo della democrazia così come interpretata dal sindacato confederale.
Il sogno di una grande alternativa al sindacato confederale?
Noi speriamo che in futuro a sinistra della Cgil ci sia un soggetto unico ma è un lavoro a lungo termine. Per il momento abbiamo messo insieme dei soggetti che hanno pratiche comuni: come rapportarsi con i lavoratori, con le aziende con le parti padronali, con gli altri sindacali.
Vincenzo Greco
Girodivite.it/Oltrenews.it