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Quadraro, 17 aprile 1944

Noi ricordiamo, noi non dimentichiamo. Un articolo di Aldo Pirone, sul rastrellamento del Quadraro, compiuto dai nazifascisti 76 anni fa.
di Redazione - mercoledì 22 aprile 2020 - 773 letture

Oggi è il 76esimo anniversario del rastrellamento del Quadraro operato dai nazisti durante la loro occupazione di Roma. A causa della pandemia da coronavirus sarà la prima volta che l’anniversario non è celebrato pubblicamente. Sono passati molti decenni dai fatti, chi ne fu vittima ormai non è più tra noi e il passare del tempo tende a sbiadire la memoria dell’accaduto. Nonostante ciò il ricordo del rastrellamento del Quadraro rimane vivo nei figli, nei nipoti e pronipoti degli uomini che quel lunedì mattina furono brutalmente strappati alle loro famiglie e deportati in Germania. Ed è stato riproposto ogni anno dalle forze democratiche, seppur cambiate nel tempo.

Negli anni della prima Repubblica erano i partiti antifascisti della sinistra a organizzare le celebrazioni. Ricordo, ero allora giovanissimo, una riunione cui partecipai nei primi anni ’60 fra comunisti, socialisti e socialdemocratici “quadraroli”, per ricordare degnamente l’accaduto. Mi ci portò Luigi Prasca. Fu una riunione difficile; in quel momento in cui nasceva il primo centro-sinistra, le polemiche e i contrasti fra Pci, Psi, Psdi non mancavano. Tuttavia il comune sentimento antifascista era più forte di ogni contrasto e la riunione si concluse positivamente. Un paio di anni dopo - allora nel Circolo della Fgci di Cinecittà facevamo un giornaletto ciclostilato “Gioventù comunista” - ricorreva il ventesimo del rastrellamento e quelli che ebbero la fortuna di ritornare erano ancora vivi, andai al Quadraro a intervistarne alcuni. Per la prima volta sentii il nome di Fossoli che era la località emiliana dove c’era il campo di concentramento e smistamento tedesco per deportati e rastrellati in cui furono portati all’inizio anche quelli del Quadraro.

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Negli ultimi anni a tenere viva, meritoriamente, la memoria del rastrellamento, sono stati l’ “Associazione Berlinguer” diretta dal vecchio quadrarolo Claudio Siena, i ragazzi di “Q.44” e il consigliere municipale del PD Salvatore Salmeri. Un lavoro importante che ha avuto il suo peso nella concessione al quartiere della medaglia d’oro al valore civile da parte del Presidente della Repubblica Ciampi nel 2004 e poi di quella a Don Gioacchino Rey, il parroco della “borgata ribelle” che tanto si impegnò per soccorrere gli abitanti e aiutare i partigiani nei mesi dell’occupazione tedesca. Un lavoro che è stato determinante anche per un’altra cosa: il documentario di Gianni Minoli, rivedibile su Rai Storia, con le testimonianze di alcuni protagonisti dell’epoca. Dal partigiano che partecipò, insieme al “gobbo” del Quarticciolo, all’abbattimento il lunedì di Pasqua dei tre tedeschi all’osteria di “Giggetto”, allora chiamata “Campestre”, a Cecafumo, al figlio di Giggetto, Armando Petrucci, che stava in cucina e sentì gli spari, al deportato Sisto Quaranta che raccontò del primo trasferimento nelle cave di Grottarossa e della paura di fare la fine dei trucidati delle Ardeatine. A fissare la memoria, raccontandone i particolari, sono stati i libri “La borgata ribelle” di Walter De Cesaris, “Operazione balena” di Carla Guidi e anche, in un capitolo apposito, “Roma ’43-’44. L’alba della Resistenza” scritto da me e da Sergio Gentili.

A Roma nei 271 giorni dell’occupazione nazista i rastrellamenti erano all’ordine del giorno. Il 16 ottobre dell’anno prima c’era stato quello degli ebrei e del Ghetto. Tutti sterminati, ne tornarono solo 16 dai campi di sterminio. Un olocausto sotto le finestre del Papa Pio XII la cui timidezza nel contrastarlo pubblicamente sconfinò nella remissività.

Altri rastrellamenti c’erano stati non solo al centro della città ma anche nelle borgate: Centocelle, Gordiani, Tor Pignattara ecc. Ma quello del Quadraro fu mirato a una “borgata ribelle” in cui la Resistenza era padrona del campo e che bisognava punire. Anche perché era fra due strade strategiche, via Casilina che portava al fronte di Cassino e via Tuscolana che portava al fronte di Anzio e a ridosso delle ferrovie per Cassino e Nettuno e all’aeroporto militare di Centocelle. Un nodo di collegamenti il cui controllo per i tedeschi era di vitale importanza strategica.

Il console tedesco Moellhausen soleva dire, per fotografare la situazione dei clandestini e della Resistenza a Roma, che se una persona, ed erano tantissime, si voleva nascondere andava o in Vaticano o al Quadraro. Un “nido di vespe” partigiane, così i nazifascisti definivano la borgata. Il rastrellamento diretto da Herbert Kappler fornì ai tedeschi molta manodopera ma non riuscì a colpire le formazioni partigiane della borgata. I nazisti, per esempio, trascurarono del tutto il sanatorio Forlanini dove c’erano le armi della formazione di “Bandiera Rossa” e, coperti dal personale sanitario, si nascondevano tanti partigiani. Perciò, già nei giorni seguenti le “vespe” quadrarole continuarono a pungere i nazifascisti.

C’è una fotografia risalente al 4 giugno, in cui si vedono sfilare decine di prigionieri tedeschi per via dei Lentuli catturati dai partigiani e che poi furono consegnati agli angloamericani. I partigiani del Quadraro, come quelli del Quarticciolo, di Gordiani, di Centocelle, di Tor Pignattara, di Villa Certosa non avevano aspettato gli Alleati, erano entrati in azione, avevano loro aperto la strada li avevano guidati indicando i capisaldi difensivi dei tedeschi, aiutandoli a snidarli e contribuendo così a liberare le borgate della zona sud di Roma.

L’energia accumulata dal Quadraro nella lotta antifascista e nella Resistenza si sprigionò nelle battaglie democratiche del dopoguerra. Iniziarono subito, dirette molto spesso dalle donne comuniste e socialiste della resistenza romana, con la lotta per far riconoscere alle famiglie dei rastrellati il sussidio governativo dovuto ai deportati. Poi le lotte per la casa, per l’eliminazione delle baracche dell’Acquedotto Felice e a via del Mandrione, per la sanità, per il lavoro, per i servizi.

In queste battaglie democratiche s’impegnarono giovani compagni come Santino Picchetti, Aurelio Cardinali, Aldo Poeta, Duilio Di Pofi, Augusto Zingone, i fratelli Caprari, Tamberi padre e figlio e tantissimi altri e altre di cui non ricordo più i nomi ma solo i volti. Poi, con Walter De Cesaris, arrivò la seconda generazione, quella della fine degli anni ’60. Un momento alto del movimento democratico al Quadraro fu quello per un piano organico di risanamento della borgata divenuta quartiere. La sponda politica e amministrativa fu data dall’amministrazione di sinistra di Argan, Petroselli e Vetere, in particolare dall’assessore al patrimonio e alla casa Giuliano Prasca.

Il rastrellamento di 76 anni fa fu un evento drammatico, un episodio di prima grandezza nella vicenda eroica della Resistenza romana. Protagonista ne fu la gente semplice: lavoratori e le loro famiglie. Un popolo che con la lotta intendeva liberarsi il prima possibile dalla guerra, dalla fame, dalla paura, dal terrore, dalla violenza e dalla brutalità dei nazifascisti. Ma che, al tempo stesso, voleva costruire un domani migliore, di libertà, di giustizia sociale e di democrazia.


Si ringrazia il circolo Berlinguer del Quadraro di Roma, e Aldo Pirone. Fonte: Facebook.



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