La Repubblica ceca ha puntato, già nel 1990, ad una rapida transizione all’economia di mercato. L’urgenza è però andata a scapito della solidità delle nuove istituzioni e dell’efficacia dei controlli, facendo sì che il paese subisse una seconda crisi transizionale successiva a quella – fisiologica – dei primi anni ’90. La Repubblica ceca è in seguito riuscita a riguadagnare la stabilità macroeconomica ed è oggi uno dei paesi più sviluppati dell’area
La Repubblica ceca ha puntato, già nel 1990, ad una rapida transizione all’economia di mercato. L’urgenza è però andata a scapito della solidità delle nuove istituzioni e dell’efficacia dei controlli, facendo sì che il paese subisse una seconda crisi transizionale successiva a quella – fisiologica –dei primi anni ’90. La Repubblica ceca è in seguito riuscita a riguadagnare la stabilità macroeconomica ed è oggi uno dei paesi più sviluppati dell’area.
La Repubblica ceca è dotata di un’eccellente tradizione industriale, che ha influito sulla sua struttura produttiva, nella quale l’industria mantiene ancora un ruolo centrale, rendendo il paese uno dei poli industriali più importanti dei Peco, insieme ad Ungheria e Slovacchia.
Nonostante l’indice di sviluppo delle Pmi della Repubblica ceca sia inferiore a quello di altri paesi dell’area, il settore delle Pmi appare in crescita. La presenza di un solido tessuto di Pmi è un vantaggio per le imprese estere, che possono reperire validi partner locali per cooperazioni e accordi di fornitura.
L’afflusso di Ide ha avuto un andamento eterogeneo, passando dai livelli molto bassi dei primi anni della transizione a valori record nel 2002 e a un nuovo ridimensionamento nel 2003. Le previsioni per il futuro sono comunque ottimistiche, dal momento che la Repubblica ceca è dotata di numerosi aspetti attrattivi, primo fra tutti la presenza di manodopera qualificata a costi competitivi e di una efficace politica di attrazione, che la rendono un mercato ancora appetibile, in particolare per operazioni di greenfield e investimenti a lungo termine. L’Italia, nonostante si trovi in una posizione marginale tra i paesi investitori nella Repubblica ceca, ha visto progressivamente aumentare i propri Ide, soprattutto ad opera di investitori determinati e dotati di strategie ben definite.
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Contributo di Lida Rugafiori
CIRPET Centro Interdipartimentale di Ricerca sui Paesi Emergenti e in Transizione - Università di Torino
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