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Q&P n. 157 - Ah, la memoria, nemica mortale del mio riposo!

di Franco Novembrini - mercoledì 21 luglio 2021 - 692 letture

"Ah, la memoria, nemica mortale del mio riposo!’’, dal "Don Chisciotte’’ di Miguel Cervantes. Da vecchi, ed io lo sono si perde la memoria per cose accadute appena cinque minuti prima ma emergono ricordi di mezzo secolo fa ed anche oltre. I miei ricordi ricorrenti si rifanno all’immediato dopoguerra e ricordo ancora certi rumori e le promesse elettorali, che allora viaggiavano solo attraverso i comizi e manifesti. In questi mesi due in particolare hanno turbato i miei sogni. La ricorrenza dei tragici fatti del G8 di Genova mi ha ricordato il rumore dei pesanti scarponi chiodati, allora non esistevano quelli con la gomma, dei poliziotti del 2° battaglione Celere di scelbiana memoria che marciavano inquadrati verso le acciaierie dell’Ilva per le strade di Portoferraio (Isola d’Elba), le quali dovevano essere chiuse per una riorganizzazione dell’industria pesante italiana.

Ricordo anche, oltre ad alcuni scontri fra polizia e lavoratori, che si rischiò una strage perché allora molte armi, residuati bellici, erano in giro. Degno di nota è anche il nome dell’acciaieria elbana e delle sue miniere: Ilva. Ebbene credo che il nome della società prenda proprio il nome da uno di quelli con il quale fu chiamata l’isola dopo il nome etrusco di Aethalia di origine greca e infine quello preromano di Ilva dato da una antica popolazione ligure emigrata che estraeva il ferro. Certo ai miei incubi avranno influito le vicende trentennali dell’Ilva di Taranto e di quella di Piombino prima che cominciasse la giostra dei proprietari che somigliano molto ai cambi di proprietà dell’Alitalia, per durata, risultati e costi per gli italiani. Comunque tra queste vicende esiste un fil rouge che le unisce: molti politici ci hanno fatto carriera, affaristi e mestatori i soldi, i lavoratori e i cittadini ci hanno perso il lavoro e la salute e sono stati sovente usati come serbatoio elettorale. Non si è salvato nessuno.

NUOVO STATUTO DEI 5STELLE - Anche il "nuovo’’ statuto dei 5stelle ricorre nei miei sogni e debbo dire non in maniera positiva. Giuseppe Conte dovrebbe, condizionale d’obbligo, portare i 5stelle alla riscossa, cosa che mi auguro, ma ci sono due ricordi almeno che non mi tranquillizzano. Il vecchio statuto del 2009 consisteva in 10 pagine e mezzo, questo invece ne conta 39 pagine con simboli comprese. Mi ricorda un governo Prodi dove la sinistra (!?!) con dentro Rifondazione Comunista, diretta da Fausto Bertinotti fece scrivere un programma di centinaia di pagine, che servirono per bloccare ogni e qualsiasi disegno di legge magari per una virgola e che poi, su input di D’Alema fu fatto cadere dal compagno Fausto. Ecco il girovagare dei "sette saggi’’, io li avrei chiamati i "saggiatori’’ i quali per una settimana sono andati in ogni dove, a far cosa non si sa. Ora i 7 saggi, chi li ha chiamati così, visto che sono i soliti noti che sono andati dagli altri noti per parlare di cose di cui avrebbero potuto parlare con qualche telefonata o con le moderne mail (scripta manent) che cosa potrà mai dire un Vito Crimi di ciò che ha già ripetuto migliaia dii volte e come potrà lui, espulsore professionale, riammettere quelli che non la pensano come lui, cosa potrà fare ancora un Di Maio che dopo l’annuncio di Conte della impossibilità di recedere su alcuni punti tipo il reddito di cittadinanza e sulla Giustizia lui immediatamente dopo Conte dichiarava, a favore di telecamere, che si poteva trovare un accordo, ovviamente senza dire quale e gli accordi che finora ha fatto non lasciano ben sperare. Ma la cosa esilarante è il mettere in uno Statuto il fatto che non si possano dire parolacce. Chi dovrà giudicare cosa è una parolaccia? Mi piacerebbe saperlo negli anni che mi rimangono da vivere perché la cosa ha la stessa valenza della domanda che il Trio Lescano fece in una celebre canzone se fosse nato prima l’uovo o la gallina. Spero in una chiarificazione dei "7 Samurai’’ de noantri. Credo che faranno la fine dei due mandati e dell’uno vale uno. Dei quali però non si è parlato, chissà perché?


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