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Putin e il suo doppio

Per la sua bruciante attualità riprendo una pagina del romanzo Limonov di Emmanuel Carrère su Putin per capire il personaggio con cui abbiamo a che fare...

di Luigi Boggio - venerdì 19 agosto 2022 - 2042 letture

Per la sua bruciante attualità riprendo una pagina del romanzo Limonov di Emmanuel Carrère su Putin per capire il personaggio con cui abbiamo a che fare, ancora per molto tempo, se non si arriva alla pace in Ucraina e al riconoscimento della Russia quale grande potenza. In questa guerra, come scrivono alcuni analisti, la Russia gioca se stessa, la sua identità e il suo spazio vitale. "In prima persona" è un titolo azzeccato, che potrebbe andare bene per tutta l’opera di Limonov e in realtà va bene anche per Putin.

"Dicono che Putin parli politichese non è vero. Putin fa quello che dice, dice quello che fa, e quando mente è così spudorato che non ci casca nessuno"

"Se si esamina la sua vita, si ha l’inquietante sensazione di trovarsi davanti ad un doppio di Eduard, il personaggio del romanzo. Putin un ragazzino gracile e introverso, cresciuto nel culto della patria, della grande guerra patriottica, del KGB e della fifa che esso incuteva a quei senza palle di occidentali. Da adolescente è stato, per usare le sue stesse parole, un teppistello, e se non è diventato un delinquente lo deve al Judo, a cui si è dedicato con tanta intensità che i suoi compagni ricordano ancora le terribile urla provenienti dalla palestra dove si allenava da solo la domenica. È entrato negli organi per romanticismo, perché essi annoverano uomini eccezionali  che difendono la patria, e lui era orgoglioso di diventare uno di loro. Ha diffidato della perestrojka, non ha mai sopportato che masochisti o agenti della CIA facessero tante storie per i gulag e i crimini di Stalin, la fine dell’impero è stata per lui la più grande catastrofe del ventesimo secolo, e ancora la pensa così. Nel caos dei primi anni Novanta si è ritrovato dalla parte dei perdenti, dei beffati, ridotto a fare il tassista. Adesso che è al potere adora farsi fotografare a petto nudo, i muscoli in evidenza, con addosso i pantaloni della tuta mimetica e un coltello da comando alla cintura. Come Eduardo è freddo e astuto, sa che l’uomo è un lupo per altri uomini, crede solo nel diritto del più forte, nell’assoluto relativismo dei valori e preferisce far paura piuttosto che averla."

"La differenza tra Putin e Eduard è che Putin ce l’ha fatta. Putin è un capo. Può ordinare che i testi scolastici cessino di sparlare di Stalin, richiamare all’ordine le ONG e le anime belle dell’opposizione liberale. Si inchina pro forma davanti alla tomba di Sacharov, ma tiene sulla scrivania, ben visibile a tutti, il busto di Dzerzinskij. Se l’ Europa lo provoca riconoscendo l’indipendenza del Kosovo, dice: "D’accordo, ma allora avranno l’indipendenza anche l’Ossezia del Sud e lAbchazija e manderemo  i carri armati in Georgia, e se non siete carini con noi vi chiuderemo il rubinetto del gas". Putin ripete in tutte le salse una cosa che i russi hanno assolutamente bisogno di sentirsi confermare e che si può riassumersi così: "Nessuno ha il diritto di dire che centocinquanta milioni di persone che sett’anni della loro vita, della vita dei loro genitori e dei loro nonni, che ciò in cui hanno creduto, per cui hanno lottato e si sono sacrificati, l’aria stessa che respiravano, nessuno ha il diritto di dire che tutto questo è stato una merda. Il comunismo ha fatto delle cose orribili, d’accordo, ma non era uguale al nazismo. L’equivalenza tra i  due, che gli intellettuali occidentali danno ormai per scontato, è un’infamia"

Sono tutti argomenti che ritroviamo in questa sporca guerra, come tutte le guerre, e che bisogna trovare la strada della pace nel riconoscimento reciproco. Ci sono le armi, la violenza, il sentire comune, il passato da superare di entrambi i fronti.


"Limonov" di Emmanuel Carrère è stato pubblicato in Francia nel 2011, e in Italia (traduzione di Francesco Bergamasco, edito da Adelphi) nel 2012.



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