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Province siciliane, una proposta facile facile…

E’ uno dei simboli della politica che non decide. Eppure ci sarebbe un modo per renderle davvero utili al territorio
di Emanuele G. - martedì 17 dicembre 2013 - 3132 letture

Non passa giorno che qualcuno intervenga sulla spinosa questione riguardante l’abolizione o meno delle province. E’ diventato un argomento alla “page”. Cioè alla moda. Giornali, siti internet, radio, televisione e altri mezzi di comunicazione ne parlano in continuazione. Si pubblicano corposi saggi al riguardo. Si è perso il conto di dotte conferenze organizzate per dibattere l’importante tema. In breve, l’Italia è caduta in preda ad un’autentica febbre. Non del sabato sera. Bensì delle province. More solito questa gigantesca mole di parole non è che abbia partorito un topo bello grasso. Non ha partorito un bel nulla. A dimostrazione di una politica che non decide. Da fin troppo tempo. Certo abolire le province costerebbe molto caro alla politica: ben 5.000 poltrone in meno! Eppure un’idea semplice semplice ci sarebbe. Trasformare ad esempio le province siciliane in agenzie territoriali di supporto alle comunità e territori facenti parte della giurisdizione delle ex province.

Cerchiamo di approfondire la questione. In Sicilia fu approvata nel 1986 la legge 9 riguardante l’istituzione di un nuovo ente locale denominato “provincia regionale”. Ci sono due articoli che mi preme sottoporre all’attenzione. Trattasi degli articoli 12 e 13.

Cosa dicono questi articoli?

- Art. 12

Pianificazione territoriale

La provincia regionale, ferme restando le competenze dei comuni, adotta un piano relativo:

1) alla rete delle principali vie di comunicazione stradali e ferroviarie;

2) alla localizzazione delle opere ed impianti di interesse sovracomunale.

Qualora i comuni interessati non provvedano ad adeguare i loro strumenti urbanistici alle previsioni di detto piano, le deliberazioni delle province regionali relativamente alle suddette materie costituiscono varianti rispetto agli strumenti urbanistici comunali.

Ai fini della formulazione del piano territoriale regionale, la provincia formula proposte relative alle vocazioni prevalenti del suo territorio, specie per quanto riguarda lo sviluppo delle attività produttive.

In relazione al perseguimento delle proprie finalità ed attribuzioni la provincia regionale presenta osservazioni agli strumenti urbanistici generali adottati dai comuni ed in corso di approvazione.

- Art. 13

Funzioni amministrative

Nell’ambito delle funzioni di programmazione, di indirizzo e di coordinamento spettanti alla Regione, la provincia regionale provvede sulle seguenti materie:

1) servizi sociali e culturali:

a) realizzazione di strutture e servizi assistenziali di interesse sovracomunale, anche mediante la riutilizzazione delle istituzioni socio-scolastiche permanenti, in atto gestite ai sensi dell’art. 2 della legge regionale 5 agosto 1982, n. 93; restano ferme le competenze comunali in materia;

b) distribuzione territoriale, costruzione, manutenzione, arredamento, dotazione di attrezzature, funzionamento e provvista del personale degli istituti di istruzione media di secondo grado; promozione, negli ambiti di competenza, del diritto allo studio. Le suddette funzioni sono esercitate in collaborazione con gli organi collegiali della scuola;

c) promozione ed attuazione, nell’ambito provinciale, di iniziative ed attività di formazione professionale, in conformità della legislazione regionale vigente in materia, nonchè realizzazione di infrastrutture per la formazione professionale;

d) iniziative e proposte agli organi competenti in ordine all’individuazione ed al censimento dei beni culturali ed ambientali ricadenti nel territorio provinciale, nonchè alla tutela, valorizzazione e fruizione sociale degli stessi beni, anche con la collaborazione degli enti e delle istituzioni scolastiche e culturali. Acquisto di edifici o di beni culturali, con le modalità di cui all’art. 21, secondo e terzo comma, della legge regionale 1 agosto 1977, n. 80. Per l’esercizio delle funzioni suddette, la provincia si avvale degli organi periferici dell’Amministrazione regionale dei beni culturali ed ambientali;

e) promozione e sostegno di manifestazioni e di iniziative artistiche, culturali, sportive e di spettacolo, di interesse sovracomunale;

2) sviluppo economico:

a) promozione dello sviluppo turistico e delle strutture ricettive, ivi compresa la concessione di incentivi e contributi; realizzazione di opere, impianti e servizi complementari alle attività turistiche, di interesse sovracomunale;

b) interventi di promozione e di sostegno delle attività artigiane, ivi compresa la concessione di incentivi e contributi, salve le competenze dei comuni;

c) vigilanza sulla caccia e la pesca nelle acque interne;

d) autorizzazione all’apertura degli esercizi di vendita al dettaglio di cui all’art. 9 della legge regionale 22 luglio 1972, n. 43;

3) organizzazione del territorio e tutela dell’ambiente:

a) costruzione e manutenzione della rete stradale regionale, infraregionale, provinciale, intercomunale, rurale e di bonifica e delle ex trazzere, rimanendo assorbita ogni competenza di altri enti sulle suindicate opere, fatto salvo quanto previsto al penultimo alinea dell’art. 16 della legge regionale 2 gennaio 1979, n. 1;

b) costruzione di infrastrutture di interesse sovracomunale e provinciale;

c) organizzazione dei servizi di trasporto locale interurbano;

d) protezione del patrimonio naturale, gestione di riserve naturali, anche mediante intese e consorzi con i comuni interessati;

e) tutela dell’ambiente ed attività di prevenzione e di controllo dell’inquinamento, anche mediante vigilanza sulle attività industriali;

f) organizzazione e gestione dei servizi, nonchè localizzazione e realizzazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti e di depurazione delle acque, quando i comuni singoli o associati non possono provvedervi.

La provincia regionale svolge, altresì, le attribuzioni delle soppresse amministrazioni provinciali, esplica ogni altra attività di interesse provinciale, in conformità delle disposizioni di legge, può essere organo di decentramento regionale e realizzare interventi per la difesa del suolo e per la tutela idrogeologica.

La soluzione alla vexata quaestio ce la forniscono motu proprio i succitati articoli.

L’articolo 12 punta l’attenzione sulla capacità programmatoria della “provincia regionale” di occuparsi delle infrastrutture strategiche provinciali. Con particolare riferimento alle comunicazioni e a quelle infrastrutture che vanno oltre all’ambito comunale. Per adempiere tale scopo la “provincia regionale” deve dotarsi del c.d. “piano territoriale provinciale”.

Di contro, l’articolo successivo – l’articolo 13 per la precisione – indica le funzioni di cui è dotata la “provincia regionale”. Come potete notare si occupa di servizi sociali e culturali, dello sviluppo economico e dell’organizzazione del territorio e della tutela ambientale.

Il gioco è fatto. Si aboliscono le “province regionali” per trasformarle nel braccio operativo della Regione Siciliana in modo che ci siano due soli enti: la Regione Siciliana per l’appunto e i comuni. Ciò comporterà, fra l’altro, un notevole risparmio in termini e di costi che di tempistica decisionale.

Attraverso l’attivazione delle c.d. “agenzie provinciali” la Regione sarà più vicina e reale nei confronti dei bisogni e delle necessità delle comunità locali fino a poco tempo fa comprese nella giurisdizione delle ex “province regionali”.

A dirigere dal punto di vista amministrativo l’ “agenzia provinciale” sarà un funzionario apicale inviato dalla Regione, mentre l’organigramma sarà lo stesso delle ex “province regionali”.

Ci sarà sì un livello politico. Ma esso sarà limitato all’assemblea dei Sindaci afferenti alla giurisdizione delle ex “province regionali”. In tale assemblea si dibatteranno i bisogni e le necessità delle comunità locali in modo da rappresentarli alla Regione attraverso la diretta interlocuzione con il dirigente dell’ “agenzia provinciale”. A capo dell’assemblea dei Sindaci sarà eletto un Presidente che resterà in carica per due anni senza possibilità di rielezione.

L’idea è semplice. Ma la politica vorrà dare un segnale di aver finalmente compreso che i tempi sono cambiati? E quindi che bisogna pensare in tutt’altro modo? Posso manifestare un serio dubbio in proposito?


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