Provenzano murìu, viva Provenzano

La tentazione è ora quella di "leggere in controluce" facendosi abbacinare dalla propria luce
di Redazione PuntoG - venerdì 22 luglio 2016 - 2514 letture

La morte di Bernardo Provenzano apre ora un problema di successione all’interno degli apparati, che non sembrano attualmente godere di buona salute, della Cupola.

"C’è da trovare il successore di Provenzano. Si organizzerà un concorso pubblico o ci metteranno il solito raccomandato?", si chiede su Dagospia un lettore preoccupato.

La cosa in realtà è davvero complicata, specie per una organizzazione che ha sempre fatto sapere poco di sé - la poca comunicazione essendo da sempre o un segno di arretratezza culturale o di sofisticata strategia di marketing -. Un aspetto che invece dovrebbe interessare, e anche molto, i siciliani, il cui PIL dipende per buona parte dalle attività della Cupola. Ciò anche grazie all’adeguamento delle regole europee che fa includere nel calcolo del PIL anche le attività cosiddette "illegali" (in alcuni Paesi, spesso non in altri).

Non si vuole entrare qui nel merito delle definizione di "mafia" e sulle caratteristiche sociali e etniche di questa forma di organizzazione. Né sulle discussioni accese, tra i fiscalisti, che giustamente rivelano come gran parte dei fatturati che sfuggono a qualsiasi imposizione fiscale finiscono per essere drenati alla collettività (cioè alla Sicilia) per essere reinvestiti all’estero o nei paradisi fiscali delle varie isole tropicali. Fattori morali e di patriottismo che non dovrebbero mai essere utilizzati per analizzare l’holding Cupola. Certamente, se fino agli anni Settanta l’appartenenza all’azienda permetteva di salire l’ascensore sociale, cioè a chi non aveva redditi di poterne avere e dunque ascendere socialmente, le cose si sono complicate negli anni Novanta con un restringimento economico che ha colpito tutta la fascia media e piccola della community mafiosa: non così i boss, che invece hanno continuato ad arricchirsi, unendosi a quell’UnPerCento della popolazione mondiale che costituisce la casta oligarchica e che ha lasciato a becco asciutto tutti gli altri.

Riuscirà il successore di Provenzano a trovare soluzioni alla crisi in atto, o si limiterà a seguire l’andamento generale, che omologa ormai i boss mafiosi a quelli calabresi, russi, inglesi e nigeriani? Purtroppo, l’esempio proveniente dall’altra holding italiana, la Chiesa Cattolica, non fa presagire nulla di buono: lì un Vecchio Papa è stato sostituito da un Nuovo Papa che non è riuscito neppure a far sloggiare dal suo attico il cardinal Bertone.



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