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Progetto Fabbisogni Standard

Finalmente lo Stato cerca di capire meglio l’efficienza della spesa degli enti locali e delle regioni. Ci riuscirà?

di Emanuele G. - mercoledì 24 dicembre 2014 - 3285 letture

La SOSE è una società detenuta all’89% dal Ministero del Tesoro e per l’11% dalla Banca d’Italia. Ha un compito particolare. Verificare la quantità e la qualità della spesa pubblica in Italia per quanto riguarda gli enti locali e le regioni. E sviluppare nel contempo modelli plausibili di "costi standard". Vorrei ricordare che fu il dirigente del PCI Lucio Libertini a pensarli nel lontano 1982. Sono passati ben 32 anni e siamo ancora a parlare di "costi standard". Uno dei cavalli di battaglia della Lega in materia di Federalismo.

Un Federalismo che ha avuto pessime applicazioni a partite dalla riforma del Titolo V° della Costituzione ovverossia la "riforma Bassanini". Pessime applicazioni in quanto in realtà tutte queste riforme sugli enti intermedi dello Stato hanno significato incredibili abusi sul versante della spesa e inneficienze particolarmente gravi per quanto riguarda i servizi. Solo ora, dunque, lo Stato si muove con una strategia mirata e sul lungo periodo. Partendo dalla creazione, per l’appunto, di uno strumento atto a perseguire i succitati obiettivi.

Questo strumento ha il nome di SOSE. La normativa di riferimento è il D.Lgs n. 216 del 26/11/2010 che affidata proprio alla SOSE di sviluppare il progetto "fabbisogni standard".

Quali gli attori coinvolti?

Il decreto legislativo n.216/2010 indica come partner scientifico di SOSE l’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale, IFEL – Fondazione ANCI che supporta SOSE nell’analisi e studi in materia di contabilità e finanzna locale, nella predisposizione e somministrazione dei questionari agli enti locali e nello sviluppo della metodologia di calcolo dei fabbisogni standard.

Tutta l’attività trova spazio però in più ampi tavoli tecnici ai quali partecipano attivamente anche l’Unione delle Province d’Italia – UPI, la Ragionerai generale dello Stato e l’Istat che offre il suo fondamentale contributo metodologico al fine della individuazione e acquisizione delle informazioni degli enti locali.

Quale la metodologia seguita?

Il panorama delle possibili metodologie di determinazione dei fabbisogni di spesa dei governi locali è molto variegato. L’eterogeneità è dovuta non solo alla molteplicità delle tecniche, ma anche al modo con cui esse risultano applicate nelle esperienze concrete dei diversi paesi, che adottano metodi differenti anche in relazione delle proprie tradizioni storiche e culturali.

Gli approcci esistenti non prescindono comunque da quattro principi: correttezza e rigore dal punto di vista scientifico, fattibilità in sede di applicazione, semplicità in fase di comunicazione, rappresentatività in termini di capacità dei risultati di rappresentare la realtà cui si riferiscono.

Sulla scorta di questi principi, l’approccio metodologico elaborato da SOSE introduce vari elementi innovativi, che potranno suscitare l’interesse della comunità scientifica e offrire un contributo alla ricerca in atto in diversi paesi per migliorare le procedure di stima dei fabbisogni.

I 4 pilastri della metodologia SOSE

1. Il primo pilastro è rappresentato dalla costruzione ex novo di una banca dati sull’attività degli enti locali attraverso l’elaborazione e l’invio ai Comuni e alle Province di questionari con cui sono state raccolte informazioni contabili, informazioni di carattere quantitativo sugli input e sugli output di ogni servizio e informazioni relative al contesto territoriale e socio-economico locale.

2. Il secondo pilastro è rappresentato dal calcolo dei fabbisogni standard attraverso l’utilizzo di tecniche statistiche ed econometriche riconducibili nell’alveo della metodologia RCA (Regress ion Cost Base Approach). E’ importante precisare che alcune scelte metodologiche verranno riconsiderate in relazione alle specifiche caratteristiche delle funzioni fondamentali che di volta in volta saranno oggetto di analisi, soprattutto in ragione del di verso grado di endogeneità e rappresentatività delle misure di output rilevate con i questionari. In via sperimentale, inoltre, la stessa strategia di stima adottata per i fabbisogni standard verrà usata per calcolare i livelli quantitativi delle prestazioni.

3. Il terzo pilastro ha come obiettivo la messa a punto di una procedura che potrà, in prospettiva, consentire un efficientamento della spesa attraverso l’inserimento di variabili “obiettivo” nella stima del fabbisogno standard, in modo da introdurre elementi di premialità a favore degli enti che esprimono comportamenti “virtuosi”.

4. Il quarto pilastro , infine, è rivolto alla costruzione di vari modelli di Business Intelligence , con lo scopo di fornire agli enti locali un innovativo strumento informativo-gestionale online con il quale monitorare la composizione del proprio fabbisogno e dei livelli quantitativi delle prestazioni, la propria performance in relazione agli indicatori gestionali di adeguatezza e quindi conoscere il proprio posizionamento rispetto agli altri enti, con particolare attenzione a quelli simili o limitrofi.

Quali i dati presi in considerazione?

Per il calcolo dei "fabbisogni standard"

La popolazione di riferimento è quella ISTAT al 31/12/2010. I dati utilizzati per il calcolo dei "fabbisogni standard" e degli indicatori sono riferiti al 2009 e al 2010:

Comuni

- Tributi

- Ufficio tecnico

- Anagrafe

- Altri servizi

- Polizia locale

- Istruzione

- Viabilità

- Trasporti

- Rifiuti

- Territorio

- Sociale

- Asili nido.

Province

- Funzioni generali

- Istruzione

- Trasporti

- Territorio

- Tutela ambientale

- Mercato del lavoro

- Polizia provinciale.

Per il calcolo della spesa storica.

La spesa storica di riferimento è quella riportata nei Certificati consuntivi del 2010, corretta con le informazioni dei questionari. Nei casi in cui non si dispone del certificato consuntivo del 2010 è stato preso a riferimento l’ultimo disponibile prima del 2010.

Comuni

- Tributi

- Ufficio tecnico

- Anagrafe

- Altri servizi

- Polizia locale

- Istruzione

- Viabilità

- Trasporti

- Rifiuti

- Territorio

- Sociale

- Asili nido.

Province

- Funzioni generali

- Istruzione

- Trasporti

- Territorio

- Tutela ambientale

- Mercato del lavoro

- Polizia provinciale.

Altre informazioni utili.

Cosa sono i fabbisogni standard?

I Fabbisogni Standard misurano il fabbisogno finanziario di un ente in base alle caratteristiche territoriali e agli aspetti socio-demografici della popolazione residente.

Cos’è la spesa storica?

E’ l’ammontare effettivamente speso dal comune in un anno per l’offerta di servizi ai cittadini e viene riportata nei certificati consuntivi dell’anno 2010 e ricalcolata con l’ausilio delle informazioni raccolte attraverso i questionari.

Perché consideriamo la spesa del 2010?

La scelta di considerare la spesa storica del 2010 come riferimento per il confronto nasce dalla necessità di utilizzare, in questa prima versione di OpenCivitas, i dati certificati dell’ultimo anno disponibile.

Quando aggiorniamo i dati?

L’aggiornamento al 2011, 2012 e 2013 verrà reso disponibile appena sarà terminata l’acquisizione dei nuovi dati sulla spesa storica.

Perché confrontiamo il fabbisogno con la spesa storica?

Per restituire ai cittadini un valore frutto della differenza tra il fabbisogno standard e la spesa storica del 2010 per ogni ente e ogni servizio analizzato. Questo valore è positivo quando il fabbisogno è più alto della spesa storica, negativo quando il fabbisogno è più basso della spesa storica.

E’ possibile valutare l’efficienza di un Ente?

La differenza tra fabbisogno standard e spesa storica non è sufficiente a valutare l’efficienza o meno di un ente. Un fabbisogno standard diverso dalla spesa storica è il risultato sia dell’efficienza con cui i servizi locali vengono erogati, sia della qualità e della quantità dei servizi offerti. Questi ultimi parametri (la qualità e la quantità dei servizi) sono in corso di definizione e saranno inseriti nelle future evoluzioni di OpenCivitas.

Quali sono i servizi analizzati?

I servizi dei Comuni per i quali è stato calcolato il fabbisogno standard sono: l’ufficio tributi, l’ufficio tecnico, l’anagrafe, i servizi generali (organi istituzionali e amministrazione), la viabilità, il trasporto pubblico locale, il verde pubblico, la gestione dei rifiuti, i servizi sociali, gli asili nido, la polizia locale, l’istruzione pubblica. I servizi delle Province per le quali è stato calcolato il fabbisogno standard sono: i servizi generali (organi istituzionali e amministrazione), l’istruzione pubblica, i trasporti, la gestione del territorio, la tutela ambientale, il mercato del lavoro, la polizia provinciale.

Insomma si tratta di un lavoro che va al centro del problema. Noi cittadini abbiamo veramente bisogno che lo Stato si diriga in questa direzione al fine di amministrare in maniera occulata le poche risorse che ci sono e fornire servizi soddisfacenti.

Tuttavia il progetto "fabbisogni standard" ha un grosso neo. Non prende in considerazioni le regioni a statuto speciale che spesso sono considerate un esempio in negativo in termini di capacità e efficienza di spesa. E noi siciliani ne sappiamo - ahimé - qualcosa.

Per maggiori informazioni:

SOSE

OPEN DATA SOSE

OPEN CIVITAS SOSE


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