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Prof. Milan Milanov: DOCENDO DISCIMUS


La nostra corrispondente dalla Bulgaria Anna Georgieva ha parlato a Sofia con il prof. Milan Milanov – Direttore dell’Istituto diplomatico presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Bulgaria
lunedì 5 gennaio 2009, di Emanuele G. - 340 letture

Chi è il prof. Milanov? È un noto diplomatico e ambasciatore bulgaro che ha fatto anche una lunga carriera di giornalista. Si è laureato all’Università di Sofia “San Clemente d’Ocrida”. Il suo percorso professionale comincia a New York, presso la Rappresentanza Permanente di Bulgaria all’ONU. Rientrato in Bulgaria, lui si dedica al giornalismo televisivo diventando anche uno degli ideatori della famosissima trasmissione politico-sociale settimanale “Panorama” che va in onda da 40 anni sulla televisione nazionale bulgara. Negli anni 80 e agli inizi degli anni 90 diventa ambasciatore della Repubblica di Bulgaria in Francia e rappresentante permanente della Bulgaria all’UNESCO. È stato eletto professore di Relazioni internazionali all’Università Sudoccidentale di Blagoevgrad. Nel 2006 è stato nominato Direttore dell’Istituto diplomatico presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Bulgaria. Il prof. Milanov è autore di una serie di opere pubblicistiche e monografie come “L’UNESCO – dal simbolo alla realtà” e il libro “La sovranità e l’intervento umanitario nelle condizioni del nuovo ordinamento mondiale” scritto di recente. Continua a esercitare l’attività di professore universitario.

Prof. Milanov, conosco la Sua ricca esperienza professionale, però l’argomento del nostro incontro di oggi è l’Istituto diplomatico, una struttura nuova nell’ambito del Ministero degli Affari Esteri. Incontro a quale necessità viene l’istituzione dell’Istituto cinque anni fa?

L’Istituto è stato fondato nel settembre 2003 con Deliberazione del Consiglio dei Ministri e funziona alla base di un Regolamento di ordinamento. La legge per l’attività diplomatica approvata nel 2007 ha legittimato definitivamente la sua esistenza, le sue funzioni e prerogative, nonché il posto che gli spetta nel sistema del servizio diplomatico bulgaro. La necessità della sua istituzione era più che urgente. Attualmente, sono pochissimi i paesi che non hanno simili istituti, accademie o scuole. Di recente a Bruxelles è terminato il 36o incontro mondiale di 90 istituzioni simili: il nostro Istituto diplomatico è stato citato tra i più attivi. L’Istituto è chiamato a favorire l’attuazione della politica estera della Repubblica di Bulgaria, a contribuire al suo sviluppo, a stimolare attivamente gli sforzi e le aspirazioni per il raggiungimento degli obiettivi e per la realizzazione degli ideali nazionali. L’Istituto ha il compito importante di coinvolgere la società civile nei processi legati alla concettualizzazione e alla realizzazione della nostra politica estera.

È un terreno assai vasto. Come, in pratica, funziona l’Istituto diplomatico?

L’attività dell’Istituto, in conformità ai suoi compiti, si sviluppa in tre direzioni fondamentali: L’attività di formazione professionale è il compito prioritario dell’Istituto diplomatico. Attraverso svariati percorsi formative, a proposito dei quali vengono applicati approcci moderni, l’Istituto fa fronte alle alte esigenze di perfezionamento delle competenze professionali e della qualifica dei funzionari diplomatici. I corsi puntano sull’affermazione degli standard moderni nella carriera diplomatica. I nostri corsi sono affidati a specialisti dipendenti del Ministero, a rappresentanti degli ambienti accademici e della nostra rete di partner, a esperti provenienti da istituti di ricerca, a diplomatici delle ambasciate straniere a Sofia, a lettori stranieri. Si tratta prima di tutto dei seguenti corsi: Corso preparatorio in diplomazia per impiegati subalterni del MAE, Corso di diplomazia consolare e Corso di diplomazia militare. Durante i cinque anni della sua esistenza l’Istituto ha contribuito alla formazione di 207 impiegati subalterni del MAE, 133 impiegati consolari, 53 partecipanti al corso di Diplomazia militare. Inoltre l’Istituto organizza, di solito in collaborazione con i partner stranieri, una serie di seminari di qualificazione per funzionari dei gradi medi della carriera diplomatica e per rappresentanti di altri ministeri. Questo programma è stato frequentato da 113 partecipanti in tutto. Gode di grande popolarità il corso di Preparazione ai concorsi per i posti di lavoro presso le strutture dell’UE, organizzato in collaborazione con il Centro Europeo di formazione CEFEC, al quale finora hanno preso parte 269 persone. Nel periodo trascorso l’Istituto diplomatico non ha smesso di allargare e arricchire il programma di corsi di formazione per diplomatici e funzionari amministrativi degli altri paesi. Destinatari di tali corsi di formazione finora sono stati rappresentanti della Giorgia, del Kazakistan, dell’Uzbekistan, del Kosovo, dell’Afghanistan.

In quale maniera l’Istituto diplomatico stimola l’interesse della società ai problemi della politica estera e in genere allo sviluppo dei rapporti internazionali?

Ciò si ottiene attraverso una molteplice attività pubblica volta alla sensibilizzazione dell’interesse della società civile verso la problematica internazionale di attualità. È l’organizzazione di lezioni pubbliche con lo scopo di mettere in risalto problemi d’attualità nell’ambito dei rapporti internazionali a rappresentare un’attività di base in questa direzione. Ospiti dell’Istituto sono state personalità eminenti, uomini di stato e diplomatici illustri la cui opinione da esperti e visione strategica rappresenta un contributo al pensiero e all’operato politico e diplomatico sia bulgaro che internazionale. Nostri ospiti sono stati Jean-Claude Trichet, Presidente della Banca centrale europea, Alfred Moisiu, Presidente della Repubblica di Albania, prof. Dusan Sidjanski, Consigliere speciale del Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, Catherine Lalumière, presidente della Casa d’Europa a Parigi, Segretario generale del Consiglio d’ Europa (1989-1994), Srgjan Kerim, Presidente della 62a sessione dell’Assemblea generale dell’ONU e tanti altri.

L’Istituto diplomatico offre delle edizioni specialistiche alla società bulgara.

L’attività editoriale dell’Istituto comprende la pubblicazione di opuscoli, raccolte di lezioni, sussidi didattici, raccolte di saggi, libri in bulgaro, inglese e francese. Di recente è stato pubblicato il primo numero della rivista bilingue dell’Istituto diplomatico intitolato “Diplomazia”. La rivista presenterà punti di vista diversi a proposito di importanti avvenimenti della politica estera e dei processi in corso in Bulgaria e all’estero. A tale scopo la rivista farà conoscere la presa di posizione di autori bulgari e stranieri legati alla problematicità della diplomazia e della politica estera. L’Istituto diplomatico collabora attivamente alla stampa e ai media elettronici. L’Istituto cerca di coinvolgere i giovani, allievi e studenti universitari, nel mondo delle relazioni internazionali e della diplomazia. In conformità con tale compito importante, ogni anno vengono organizzati concorsi di saggistica. Finora ne sono stati organizzati sette su argomenti legati all’UE, alla NATO, alla UNESCO, al dialogo interculturale. Nell’ambito del programma di stage hanno studiato stagisti dalle università bulgare, italiane, inglesi, tedesche, statunitensi, ucraine, e macedone. L’Istituto è presente nello spazio virtuale con la sua pagina-web in tre lingue: bulgaro, inglese e francese.

Ha delineato un ampio spazio di attività che vede coinvolta la società bulgara. Un istituto scientifico, però, presuppone inevitabilmente anche attività di ricerca?

Gli obiettivi delle ricerche sono mirati all’organizzazione e allo svolgimento di programmi e progetti su problemi regionali o globali di attualità allo scopo di accumulare le informazioni necessarie per la preparazione di materiali analitici su argomenti riguardanti la politica estera della Repubblica di Bulgaria. L’organizzazione di relativi forum di discussione si è rivelata la forma di lavoro più appropriata. A questo scopo l’Istituto organizza incontri di esperti e di lavoro, seminari, tavole rotonde, conferenze scientifiche, conferenze stampa e via dicendo, con la partecipazione di specialisti famosi bulgari e stranieri. Negli ultimi due anni e mezzo sono state svolte più di 15 iniziative del genere di diversa portata. Si aspira non alla mera somma delle opinioni e dei punti di vista espressi a proposito di questi forum, bensì a un prodotto finale sotto la forma di selezione accurata e analisi delle informazioni raccolte. Sono stati preparati più di 20 documenti dalla forma, dall’argomento e dal contenuto diversi, indirizzati non solo all’Amministrazione del Ministero, ma anche agli utenti presso l’Assemblea Nazionale, la Presidenza e il Consiglio dei Ministri. Attraverso le conclusioni e le prognosi fatte viene delineato l’ulteriore sviluppo dei processi regionali e globali e vengono proposti adeguati suggerimenti. L’Istituto cerca di presentare una sua visione originale, in un certo senso fuori standard, ma nel contempo precisa e ben argomentata sulle questioni della politica estera. Fonti solide di informazione sono anche gli incontri con i partner di istituti simili all’estero. I contatti con i paesi euroatlantici e con quelli balcanici godono di una priorità. Come forma specifica di collaborazione si impone sempre di più lo scambio di pubblicazioni specialistiche e di materiali analitici con i partner. Nel contempo, dalla partecipazione di nostri rappresentanti a forum nazionali e internazionali si cerca di trarre il massimo profitto.

Le 90 istituzioni di questo tipo nel mondo offrono, evidentemente, una ricca esperienza?

L’Istituto diplomatico mira a conoscere e ad applicare le migliori esperienze adottando l’esperienza altrui nell’elaborazione di programmi formativi, attirando lettori competenti e applicando nuove tecniche e nuovi metodi di ricerca. L’Istituto diplomatico ha stipulato 60 contratti: 41 con istituzioni di altri paesi e 19 con istituzioni nazionali. E inoltre, l’Istituto mantiene rapporti di collaborazione non formale con oltre 30 organizzazioni internazionali di formazione e di ricerca.

Anche se una giovane istituzione, l’Istituto diplomatico costruisce ormai una propria filosofia; la potrebbe delineare?

Principio guida nell’attività dell’Istituto è la concezione che nulla comincia da oggi e che di conseguenza il nuovo va costruito tenendo presente il progresso ormai ottenuto ma immancabilmente con i mezzi dell’approccio innovativo, adottando innovamenti progressivi e promettenti. Un esempio ne sarebbe il ricorso all’esperienza, alle conoscenze e alle abilità non solo dei funzionari diplomatici ma anche di coloro che si sono ritirati dalla vita professionale attiva però sono ancora in grado di dare tanto ai giovani. Siamo convinti che la diplomazia classica ha davanti tanti anni, ma il suo futuro è legato senza dubbio a forme nuove, moderne, attuali, corrispondenti alle nuove realtà nel mondo contemporaneo della globalizzazione, cioè alla diplomazia del cambiamento. Per noi e per le nostre dimensioni modeste il primo sintomo di questa diplomazia in trasformazione sarebbe l’imminente formazione a distanza e il cosiddetto E-learning, cioè formazione via Internet.

Come viene effettuato il legame tra la formazione e la prassi diplomatica?

Il principio di unione tra teoria e pratica trova espressione nell’unione tra le conoscenze teoriche profonde e il contatto diretto con la pratica attraverso l’inserimento nel processo formativo di attività interattive, ludiche, di simulazione, di associazione, role-play e altre; attraverso l’arricchimento dell’attività di ricerca di tecniche e metodi nuovi. Cerchiamo di conciliare accademismo e pragmatismo. Ricordiamoci Geothe che dice: “Grigia è qualunque teoria, ma sempre verde è l’albero della vita”. Non dimentichiamo che la teoria senza la pratica è sterile, mentre la pratica senza teoria è cieca.

Vorrei farLe alcune domande legate alla sua ricca esperienza diplomatica. Infatti la Sua carriera comincia presso la Rappresentanza Permanente di Bulgaria all’ONU in un periodo di confronto politico spinto agli estremi. Oggi le critiche nei confronti di quest’organizzazione sono tante. Come giudica Lei l’attività dell’ONU oggi?

L’ONU è sempre stata sia rispettata che oggetto di critiche. L’organizzazione, però, risulta il prodotto dei suoi stati membri, rimanendo il tentativo più riuscito nella storia dell’umanità di creare un sistema universale collettivo di sicurezza. L’ONU rimane anche un foro imperfetto, ma l’unico possibile, lo strumento con cui ottenere comune accordo su una serie di problemi di grande importanza. Finora l’organizzazione non si è disgregata perché persino i paesi che la criticano si rendono conto che la rinuncia all’ONU e l’opzione per la creazione di un’altra organizzazione del genere, vuol dire avanzamento estremamente difficoltoso senza la garanzia di un esito positivo.

Il Suo ultimo libro è stato costruito su un’antitesi: la sovranità nazionale e l’intervento umanitario?

È un problema davvero attuale che mi interessa. Per capire l’intervento umanitario, un fenomeno degli ultimi 20 anni, ci tocca riconoscere la globalizzazione in tutti i suoi aspetti. Si parla tanto di diversità culturale, di sviluppo stabile della varietà etnica, di salvaguardia del plurilinguismo, degli aspetti spirituali della sovranità e delle conseguenze contradditorie dei processi inevitabili di integrazione su scala mondiale e regionale. L’integrazione, che noi apprezziamo e il cui frutto risulta l’Unione Europea (un esperimento storico senza dubbio riuscito), vuol dire, nel contempo, rinuncia almeno in parte alla sovranità nazionale nel nome delle strutture soprannazionali. L’intervento umanitario risulta un termine di recente coniazione nella diplomazia e nella prassi della politica estera. Nasce e viene usato a proposito degli interventi di singoli paesi che hanno un ruolo guida, a priori sotto l’egida di organizzazioni umanitarie internazionali e soprattutto dell’ONU, in determinate zone del mondo che sono politicamente ed economicamente instabili e necessitano di interventi più decisivi perché la situazione sia portata alla stabilità. Spesse volte, però, l’intervento umanitario serve a mascherare egoistici interessi economici. Nella maggioranza dei casi degli ultimi anni la sovranità dello stato sottoposto a tali azioni viene violata, limitata e in alcuni casi addirittura tolta finché la situazione non venga potata alla stabilità. Di esempi ce ne sono tanti sia in diverse regioni del mondo che nei Balcani. Visto che la sovranità risulta una prerogativa preziosa, suprema e sacra dello Stato nazionale, quale esiste dai tempi della Pace di Vestfalia, 1648, ai giorni nostri, l’intervento umanitario armato può essere considerato ammissibile (gli esperti di diritto internazionale ne discutono tuttora) solo in casi limite di atti di genocidio oppure in condizioni estreme di aggressione e di violazioni di massa dei diritti umani. Persino in casi del genere la decisione di un simile intervento va presa dagli organi legittimi di organizzazioni internazionali universali dalla portata dell’ONU, delineando un mandato forte dalla scadenza ben definita. Risulta difficile definire un criterio circa l’applicazione dell’intervento umanitario (a chi tocca prendere la decisione; chi e di cosa va punito) nelle condizioni di una società internazionale divisa e portata avanti da interessi spesse volte contradditori.

Se mi permette, durante il Suo lungo e interessante percorso professionale dove si è trovato particolarmente bene?

Mi sono trovato bene ovunque abbia svolto un’attività di utilità sociale che mi ha procurato anche soddisfazione personale; ovunque sia riuscito a conciliare le esigenze della carica con la mia competenza professionale. In questo senso forse mi sono trovato meglio, avendo la sensazione di essere utile e di aver adempito la mia missione, in qualità di Rappresentante Permanente della Bulgaria all’UNESCO - l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

Il titolo di questa intervista cita il motto dell’Istituto diplomatico.

Dopo aver insegnato agli altri, dopo aver comunicato con gli altri esplorandoli, abbiamo deciso che saremo in un certo modo egoisti a non indagare su se stessi. Mica l’evoluzione e il perfezionamento ci sono estranei? Per esprimere questa nostra profonda convinzione ci siamo rivolti all’antichità. Ci ha aiutato il filosofo e lo scrittore romano Seneca, che in altri tempi e in altre circostanze, ma con la stessa convinzione interna, aveva detto: - Docendo discimus, che vuol dire – Insegnando agli altri, impariamo noi stessi.

Prof. Milanov, La ringrazio per l’intervista.

Per maggiori informazioni:

Istituto diplomatico presso il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica di Bulgaria

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