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Principio di auctoritas

"L’Italia, questo grande Paese a forma di spuntatura di maiale” (da: Gola, monologo di Mattia Torre, letto da Valerio Mastandrea).
di Sergej - lunedì 26 agosto 2019 - 751 letture

La distinzione tra auctoritas e autorità/autoritarismo non è formale. Vi è stato un periodo della storia italiana, in cui auctoritas era autoritarismo: sotto il regime fascista e estensivamente negli anni Cinquanta del Novecento; la rivolta degli anni Sessanta (il Sessantotto) e l’evoluzione degli anni Settanta del Novecento ha portato a un rintuzzamento dell’autoritarismo. Non a un ristabilimento dell’auctoritas. Il fatto è che nel passaggio da una società antica a una società moderna non si riusciti a determinare, nel nuovo mondo, una ridefinizione dei ruoli. Il problema deriva soprattutto che il passaggio dal vecchio al moderno ha rivisto non solo i ruoli, ma anche ristretto - come riduzione, specializzazione, passaggio da una civiltà analogica a una civiltà matematica - tali ruoli.

Se nella vecchia società ad es_ il ruolo dell’insegnante assumeva in sé anche il ruolo del controllore, etico comportamentale linguistico e sanitario, dell’alunno; nella società moderna a stento egli riesce a difendere il proprio ruolo di insegnante. Un insegnante non interviene più sull’alunno se questi ha le unghie sporche e lunghe, o se emette strani suoni gutturali o infarcisce di imprecazioni il proprio linguaggio. Nella nuova società, per ragioni economiche e per impreparazione organizzativa, non si sono sviluppati né sono stati assegnati i ruoli mancanti. Ciò ha aperto varchi nello sviluppo autonomo, da parte delle popolazioni, di aspetti che prima erano non solo normati ma anche sottoposti al controllo sociale.

Se oggi qualcuno rutta in aula, si reagisce con il riso. Questo viene interpretato non come sanzione sociale (il dileggio nei confronti di chi ha comportamenti socialmente anormali o devianti) ma come accettazione sociale. Il prossimo rutto sarà ancora più sonoro e diventerà generalizzato. Nel sistema sociale precedente esistevano una serie di regolatori sociali, che agivano a più livelli. All’interno della famiglia vi era il sistema padre-madre (la madre che si appellava all’auctoritas del marito assente: “Non fare questo sennò lo dico a Tuo Padre!”; il padre che si appellava all’auctoritas della moglie assente: “Non fare questo sennò lo dico a Tua Madre!”); agiva il sistema Maestro/Preside; agiva il sistema religioso sacerdotale, non solo dal pulpito che, in assenza di radio e tv, formava la pubblica opinione o era in grado di fortemente influenzarla; ma anche attraverso il regime segreto e diretto del confessionale. Chi sbagliava non necessariamente veniva messo alla berlina, ma si agiva su di lui a vari livelli, compreso il tentativo intimo, privato, interpersonale del colloquio diretto attraverso la protezione di una grata.

I dissuasori sociali agivano in questo modo a vari livelli, il sistema sociale era rigido e accompagnava il singolo dalla nascita alla morte. E quando passava il Re, gli anarchici e i potenziali dissidenti venivano messi preventivamente in galera, non avevano neppure modo di stendere un lenzuolo. L’auctoritas era autoritarismo, che pretendeva anche il bacio della mano e la devozione: cornuti e mazziati.

La modernizzazione sociale ha agito attraverso radio e televisione, ha agito su alcuni gangli del sistema sociale ma non su tutti; il rinnovamento ha così interessato solo alcuni aspetti, gli altri sono stati lasciati a se stessi, non più pertinenti all’interno del sistema oppure disarticolati, fuori ruolo o sfasati rispetto al sistema precedente. Ciò perché la modernizzazione ha seguito una propria strada, era interessata a un proprio discorso (quello economico), al resto non era interessata o non ne aveva campo. Ciò ha avuto conseguenze deflagranti all’interno delle famiglia, dell’insegnamento, dei rapporti religiosi ecc_.

Ciò non significa che “prima” andava tutto bene e “dopo” tutto male; né che “prima” il sistema era comunque perfettamente funzionante, senza sfasature interne: quando diciamo prima o dopo, facciamo un riferimento di tipo analogico, non reale, tanto più che il “prima” esiste solo in relazione al “dopo” e c’è sempre un prima che è dopo qualcos’altro...

La modernizzazione ha agito attraverso la televisione (“Lo dice la televisione!”) e attraverso l’attacco alla famiglia, che viene nuclearizzata. I singoli sono lasciati soli di fronte agli ingranaggi sociali principali: lavoro, scuola, riproduzione. Se gli anni Settanta sono gli “anni di piombo”, alla metà degli anni Ottanta si ha il “riflusso”: che non è una liberazione, ma lo sfogatoio nel privato dato che il politico era ormai interdetto. Uno sfogatoio non scelto, ma artato, costruito.

L’Italia, quando gli interessi televisivi del futuro premier Berlusconi furono attaccati, furono sommersi da una campagna politica che aveva come punto quella della rivendicazione della “libertà” televisiva connessa alla presenza dei privati gestori di tv. Allora la società politica fu incapace di governare la modernità, lasciò fare al mercato ovvero al più forte e turpe/scaltro dal punto di vista imprenditoriale (Berlusconi) e gradino dopo gradino dovette arrendersi, lasciando spazio alla rivoluzione delle “tv libere” che libere non erano ma che abbassavano il mercato, ponendo la fine alla tv generalista e pedagogica della fase precedente. Da allora in nome della “libertà” era consentito (quasi) qualsiasi cosa.

Il “caso Wanna Marchi” si inserisce all’interno di questo sistema (come dice il battutista Luca Fois: “Il successo di Salvini è la risposta alla domanda: Come ha fatto Wanna Marchi a imbrogliare così tanta gente”).

Evasione fiscale e maleducazione sociale centuplicano. Il linguaggio infarcito di “cazzo” come intercalare, moltiplicato tanto da diventare convulsivo, spasmodico. L’unica cosa che si vuole comunicare alla fine diventa quel “cazzo”. Il resto, non ha importanza. Il consenso sociale di cui ha bisogno la politica passa attraverso lo smantellamento dei cordoni di sicurezza sociali e finanziari. La crisi economica indebolisce ulteriormente la tenuta dei rapporti sociali e la vivibilità ambientale. Si ha il fenomeno della decadenza sociale (l’ “imbarbarimento”): diminuzione della scolarizzazione e delle capacità linguistiche delle persone (se lo standard normativo è quello dato dagli standard della modernizzazione, si registra un arretramento culturale della popolazione), l’aumento dell’evasione scolastica, aumento della povertà (e di converso, aumento della ricchezza in mano a pochi, segno che redistribuzione non funziona più), aumento della paure sociali ecc_.

Scrive Alessandro Gilioli [1]:

"Molti anni fa - mi pare fosse il 1991 - l’allora direttore dell’Europeo Vittorio Feltri fece una copertina con una ragazza coperta solo da cartelli di divieto, di quelli stradali per capirci. La cover strillava appunto "basta divieti!" e se la prendeva con alcune nuove norme, non mi ricordo se sul fumo o sui caschi in moto, o entrambe.

Ero giovane, la copertina mi colpì. L’individuo contro la società: nessuno mi deve rompere le balle, faccio quello che voglio, statemi fuori dalle balle. "Stá sü de doss", come si dice a Milano. [...]

Oggi siamo arrivati a una fase in cui le due visioni del mondo sono a un gigantesco scontro. È proprio un gigantesco scontro culturale, cognitivo e politico.

Il partito dell’Io contro il partito del Noi.

Negli Stati Uniti ad esempio, il partito dell’Io, della reazione individualista, è arrivato alla Casa Bianca, con Trump: se mi va di sgasare col Suv lo faccio, non rompetemi con il riscaldamento globale. È anzi probabile che Trump abbia vinto anche perché la rappresentava benissimo questa cultura, questo partito, fin dalla retorica, dalla fisicità - e dai comportamenti sessuali. Il partito opposto è simboleggiato forse da Greta Thunberg [...]"

Questa cosa dell’auctoritas è un po’ come la nitroglicerina, occorre maneggiarla con estrema attenzione (questa mano po’ esse piuma o po’ esse fero...). Pur con molti dubbi: l’auctoritas può essere di nuovo operativo solo se riesce a essere compiutamente, democraticamente e condivisamente un "noi". Se rimane autoritarismo, non va oltre la giornata dell’Io (con pernacchia annessa).


[1] http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/08/22/il-partito-dellio-e-quello-del-noi/


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