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Prima e dopo di noi

Il tempo di salire su di una placida vetta della Sardegna centrale.

di Simone Olla - mercoledì 3 maggio 2006 - 3843 letture

La macchina invade l’altra corsia e si parcheggia. La ghiaia fa scivolare le ruote anteriori durante la frenata. Piccoli sassi sbattono sul corpo metallico che avvolge le ruote. Poi silenzio. Dentro e fuori.

Silenzio.

Il cielo e il sole e le nuvole rosse. Una foto. Solamente una.

Grandi massi scavati dal vento sovrastano il mio obiettivo... Più avanti e più grandi. Gole profonde, file di buchi, dolci cavità... Muschio.

Con queste scarpe si scivola!

Da questa parte non si può salire!

Sto attento!

Tranquillo!

Fra i rovi sento in faccia il gusto dell’amaro selvatico.

Mica ci guardiamo negli occhi. Solo sguardi fugaci alle nostre figure poco distanti l’una dall’altra. Gli occhi fissi sulle mani che poggiano su antiche rocce. L’ombra è dietro, oppure davanti. Costantemente cercata perché sia presente nella scalata. L’ombra. La luce debole della prima sera riposa sul colore chiaro delle rocce. Via, veloce. Un passo ancora, lo sguardo coperto da grigiore roccioso. Ai lati azzurro cielo e vegetazione. Dai, veloce. Eccoci!

Il mondo si apre. Davanti è tutto, dietro ancora uno sforzo per salirci. Adesso in due con il mondo aperto davanti. La vetta è placida, occupata senza parole. Agitiamo le braccia per un momento che diventa più lungo. Impresso su supporti di carta per ravvivare il passato. Chissà quanto durerà, magari perso nelle scatole e guardato nei pranzi di Pasqua.

Chi è questo? E questo? Dove erano?

Austis.

Salite fino in cima, seguitemi. Tutto è toccare, vedere, sentire. Padroni non ce ne sono più, alture verdi e qualche spruzzo di sabbia bagnata cementata dal tempo. Un quadro davanti a noi. Le macchine si fermano per vederci ridere. Siamo in alto per guardare oltre, più in là. Dopo la strada ancora rocce, più cattive. Ieri prima di noi. Domani dopo di noi. Forse anche più su. Diremo di fatica e di antiche pietre fra il verde selvaggio. Senza una parola, animali che calcano le rocce con zoccoli gommati.

Simone Olla

Fonte: www.opifice.it


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